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art 18 come cambia
Il rinnovato art. 18 della L. n. 300 del 1970 prevederà, in estrema sintesi:

la nullità del licenziamento discriminatorio (per ragioni di razza, lingua, sesso ecc.) e la reintegra nel posto del lavoro;

l'illegittimità del licenziamento intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo che risulti, all'esito del giudizio, privo di giusta causa o giustificato motivo - il licenziamento disciplinare - con la condanna alternativa alla reintegra nel posto del lavoro o alla corresponsione di un'indennità da 15 a 27 mensilità in dipendenza dell'anzianità di servizio; la scelta competerà al giudice anche se non sono stati chiariti i criteri cui dovrà attenersi.

l'illegittimità del licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo (ragioni economiche o organizzative) che risulti, all'esito del giudizio, privo di giustificato motivo oggettivo, con la condanna del datore di lavoro alla corresponsione di un'indennità da 15 a 27 mensilità.

Le reintegra dovrebbe abbinarsi anche se ancora non si dispongono certezze al riguardo all'erogazione di tutte le retribuzioni maturate dal dì de licenziamento sino alla reintegra ed al versamento della relativa contribuzione.

La precedente versione dell'art. 18 prevedeva invece l'obbligo, in caso di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo soggettivo o oggettivo per il datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro e di corrispondergli tutte le retribuzioni maturate dal dì del licenziamento alla reintegra ovvero, a scelta del lavoratore, di corrispondergli, oltre alle retribuzioni maturate dal dì del licenziamento, un'indennità, sostitutiva della reintegra, pari a quindici mensilità della retribuzione globale di fatto goduta al momento del licenziamento.

Tale disciplina era esclusa per le aziende con meno di quindici dipendenti in servizio per le quali, in caso di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, era prevista l'alternativa tra la riassunzione in servizio del lavoratore (non la reintegra) e la corrsponsione di un'indennità compresa tra le 2,5 mensilità e le 6 mensilità.

Sembrerebbe che la nuova disciplina dell'art. 18 sarà estesa alle imprese con meno di quindici dipendenti con un evidente effetto boomerang in termini di irrigidimento del mercato del lavoro nell'ambito di tali realtà imprenditoriali medio piccole che, in davvero larga parte, potrebbero correre il serio rischio di chiudere di fronte al rischio così alto, in termini economici, di un contenzioso avente ad oggetto un eventuale provvedimento espulsivo. 
 
Gli aspetti che appaiono, ad una prima lettura, più discutibili sono, a nostro avviso:
 
la discrepanza tra la disciplina del licenziamento disciplinare per la quale è prevista la reintegra in alternativa all'indennità ed il licenziamento per giustificato motivo oggettivo per il quale è prevista la sola indennità. A meno di non individuare dei correttivi nella normativa emananda o nella prassi giurisprudenziale, l'impresa userà sempre l'accortezza di abbinare ad un eventuale giusta causa o giustificato motivo soggettivo del provvedimento espulsivo un motivo di carattere economico ed organizzativo così da evitare in ogni ipotesi la reintegra.
 
La scelta di rimettere alla discrezionalità del giudice la scelta tra la reintegra e l'indennizzo, in difetto di ulteriori precisazioni in ordine ai criteri che dovranno orientare la scelta.
 
L'estensione, davvero irragionevole e contraria allo spirito della modifica, della disciplina del maxindennizzo alle imprese con meno di quindici dipendenti con la conseguenza che molte piccole e medie imprese si troveranno con dipendenti diffcilmente sostituibili e con poca propensione ad assunzioni a tempo indeterminato. 





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