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Cassa geometri le vecchie pensioni non si riliquidano..
 La Cassazione afferma che la Cassa Geometri non deve riliquidare le pensioni già erogate con l'applicazione del 100% della rivalutazione dei redditi della base pensionabile...motivi ed effetti di una pronuncia che si discosta da divero consolidato indirizzo

La pronuncia della Suprema Corte n 12511 del 19 luglio 2012 affronta la questione, concernente la previdenza gestita dalla Cassa Geometri, relativa al preteso diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico da parte di pensionati della Cassa ante 1990 a seguito della variazione della percentuale di rivalutazione dei redditi da includere nella base pensionabile ai fini del calcolo della pensione disposta con DM del 18 settembre 1990.

Il sistema retributivo o reddituale di calcolo della pensione dovuta ai geometri sul quale detta variazione ha inciso prevede, infatti, l'applicazione di determinate aliquote ad una base pensionabile costituita da redditi da individuare a ritroso a partire dalla data del pensionamento rivalutati sulla base di determinati coefficienti approvati dal Consiglio di Amministrazione annualmente sulla base degli indici di rivalutazione stabiliti dall'ISTAT per ciascun anno. Con il citato DM 18 settembre 1990, in particolare, la percentuale di rivalutazione dei redditi è passata dal 75% al 100% dell'indice ISTAT.

I ricorrenti, pensionati ante settembre 1990, chiedevano la riliquidazione del proprio trattamento pensionistico assumendo il proprio diritto a ricevere la rivalutazione del 100% dei redditi inclusi nella base pensionabile.

A sostegno del proprio diritto, traevano argomento dalla giurisprudenza della Suprema Corte che, in precedenti occasioni, aveva avuto modo di dichiarare l'illegittimità del citato DM nella parte in cui limitava il proprio campo di applicazione ai soli pensionamenti successivi alla sua entrata in vigore. Ad analoghi approdi, peraltro, la Suprema Corte giungeva con riferimento al decreto ministeriale d'approvazione della delibera della Cassa Geometri di variazione di un ulteriore criterio di determinazione del trattamento pensionistico (l'aliquota da applicarsi alla base pensionabile dal 1,75% al 2%), sempre sul presupposto dell'illegittimità della modifica regolamentare nella parte in cui non estendeva la variazione suddetta ai già pensionati.

Sembra opportuno ricordare che, con riferimento ad analogo provvedimento di variazione dell'aliquota di rendimento dal 1,75% al 2% da parte di altro ente previdenziale del comparto (la Cassa Commercialisti), la Suprema Corte aveva raggiunto analoghe conclusioni in ordine al diritto alla riliquidazione dei già pensionati.

Con sentenza del 17 aprile 2009 n 9255, seguita da Cass Civ Sez Lav n 24804 del 7 dicembre 2010 e dalla sentenza che in questa sede si commenta, la Corte di legittimità ha riveduto integralmente il pregresso orientamento sostenendo che: "In difetto di espressa disposizione di contrario segno, i trattamenti pensionistici devono essere liquidati sulla base della disciplina normativa vigente al momento della loro liquidazione, cosicché la variazione della percentuale di rivalutazione dei redditi, disposta, in applicazione dell'art. 15, ultimo comma, l. 20 ottobre 1982 n. 773, dal d.m. 18 settembre 1990, per il calcolo delle prestazioni pensionistiche a favore degli iscritti alla Cassa italiana di previdenza ed assistenza dei geometri liberi professionisti, non è applicabile alle pensioni liquidate anteriormente alla prevista decorrenza della variazione stessa, rappresentando il fluire del tempo idoneo elemento diversificatore della disciplina delle situazioni giuridiche e non potendo ritenersi l'illogicità di tale elemento diversificatore in considerazione del suo collegamento all'esigenza di rispetto degli equilibri della gestione finanziaria della Cassa."

Nella parte motiva, la Suprema Corte ha avuto modo di affermare che le esigenze di garantire la stabilità della gestione e l'equilibrio finanziario possono consentire modifiche da applicarsi solo per il futuro senza che ciò costituisca una irragionevole disparità di trattamento tra pensionati e pensionandi.

L'argomento, a nostro avviso, prova troppo. Se è, infatti, vero che, per deliberare modifiche dei criteri di determinazione della pensione, occorre avere a mente l'equilibrio finanziario che potrebbe non consentire un'applicazione retroattiva dei nuovi criteri di calcolo,  sembra del pari convincente la tesi, sulla quale affondava  il precedente abbandonato indirizzo, secondo cui, proprio nella valutazione della sostenibilità finanziaria dell'ipotizzata modifica, onde non creare irragionevoli disparità tra pensionati e pensionandi, avrebbero dovuto essere consideratri anche i già pensionati i quali, proprio per non essere irragionevolmente discriminati, dovevano ritenersi titolari del diritto alla riliquidazione secondo i nuovi criteri.

In sostanza, o le condizioni finanziarie consentono un'applicazione uniforme e non discriminatoria delle modifiche o non consentono alcuna modfica.

Il nuovo indirizzo, in ogni caso, si pone in consapevole contrasto con un precedente orientamento che poteva considerarsi ormai consolidato nella giurisprudenza della Corte, sicchè parrebbe opportuno che della questione fossero investite le Sezioni Unite, tenuto conto, peraltro, che la Cassa Commercialisti, sulla scorta del richiamato precedente indirizzo, ha provveduto alla riliquidazione integrale di tutti i trattamenti pensionistici e che tale determinazione potrebbe, a questo punto, ritenersi arbitraria ed irragionevolmente incidente sulle finaze dell'ente di previdenza con la conseguente necessità, pena, in difetto, un'evidente responsabilità contabile degli amministratori in carica, di procedere al recupero di tutto quanto, a questo punto, indebitamente "elargito".

Cass., sez. Lavoro, 19 luglio 2012, n. 12511


In difetto di espressa disposizione di segno contrario, i trattamenti pensionistici devono essere liquidati sulla base della disciplina normativa vigente al momento della loro liquidazione, cosicché la variazione della percentuale di rivalutazione dei redditi, disposta, in applicazione dell'art. 15, ultimo comma, della legge 20 ottobre 1982, n. 773, dal dm 18 settembre 1990, per il calcolo delle prestazioni pensionistiche a favore degli iscritti alla Cassa italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti, non è applicabile alle pensioni liquidate anteriormente alla prevista decorrenza della variazione stessa, rappresentando il fluire del tempo idoneo elemento diversificatore della disciplina delle situazioni giuridiche e non potendo ritenersi l'illogicità di tale elemento diversificatore in considerazione del suo collegamento all'esigenza di rispetto degli equilibri della gestione finanziaria della Cassa.

CONTRA

Cassazione civile  sez. lav. 25 novembre 2000  n. 15231


Con riferimento al trattamento pensionistico dei geometri, l'aumento dell'indice di rivalutazione della media dei redditi su cui calcolare la pensione dalla misura del 75% di quanto risultante dagli indici Istat alla misura del 100% - disposto con decreto 18 settembre 1980 del Ministero del lavoro e della previdenza sociale alla stregua dell'art. 15 l. 20 ottobre 1982 n. 773 - trova applicazione anche per le pensioni già liquidate, dovendosi escludere che nella legge suddetta, costituente la fonte primaria di regolamentazione della materia, fosse insita la volontà di discriminare il trattamento dei pensionati a seconda dell'epoca del loro collocamento in pensione.


Art. 15 Legge n 773 del 20 ottobre 1982

Rivalutazione dei redditi.

Le entità dei redditi da assumere per il calcolo delle medie di riferimento delle pensioni di cui agli articoli da 2 a 7, nonché per la determinazione della pensione minima di cui all'articolo 2, quinto comma, sono rivalutate secondo l'andamento dell'indice ISTAT di cui all'articolo 16.
A tal fine il consiglio di amministrazione della Cassa redige ed aggiorna entro il 31 maggio di ciascun anno, sulla base dei dati pubblicati dall'ISTAT, apposita tabella dei coefficienti di rivalutazione relativa ad ogni anno, e la comunica al Ministro del lavoro e della previdenza sociale per la relativa approvazione. L'approvazione si intende data se non viene negata entro i due mesi successivi alla comunicazione.
Ai fini della rivalutazione si considera il 100 per cento (1) degli aumenti fra gli indici ISTAT relativi all'anno di produzione dei redditi e quelli dell'ultimo anno anteriore alla maturazione del diritto alla pensione.
La percentuale di cui sopra può essere variata con la procedura di cui all'articolo 13, quarto e quinto comma, tenuto conto dell'andamento finanziario della Cassa.
(1) Percentuale così aumentata dal d.m. 18 settembre 1990, a decorrere dal 1° gennaio 1991.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d'Appello di Bologna, con sentenza del 12.1 - 9.8.2006, rigettò il gravame proposto dalla Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (qui di seguito, per brevità, indicata anche come Cassa) avverso la sentenza di prime cure che, accogliendo la domanda proposta da C.E. e N.W., titolari di pensione liquidata con decorrenza anteriore al 1.1.1991, aveva dichiarato competere ai ricorrenti, a decorrere da tale data, la pensione riliquidata sulla base dei redditi rivalutati nella misura prevista dal D.M. 18 settembre 1990, con conseguente condanna della Cassa al pagamento delle differenze pensionistiche.
La Corte territoriale, a fondamento del decisum, ha richiamato i principi enunciati da alcune pronunce di questa Corte, ricavandone che l'aumento dell'indice di rivalutazione della media dei redditi su cui calcolare la pensione, disposto dal ricordato D.M. 18 settembre 1990, doveva trovare applicazione anche per le pensioni già liquidate e dovendosi escludere che, nella fonte primaria di regolamentazione della materia (L. n. 773 del 1982, art. 15), fosse rinvenibile una possibile discriminazione del trattamento dei pensionati a seconda dell'epoca del loro collocamento a riposo.
Avverso l'anzidetta sentenza della Corte territoriale, la Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti ha proposto ricorso per cassazione fondato su cinque motivi e illustrato con memoria.
N.W., C.M.E., C.I. e C. V., le ultime tre quali eredi di C.E., hanno resistito con controricorso.


MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione di norme di diritto, assumendo che, stante la formulazione della L. n. 773 del 1982, art. 15, non poteva ritenersi la legittimità di un'interpretazione del D.M. 18 settembre 1990, nel senso ritenuto dalla Corte territoriale.
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione di legge, assumendo che, dovendo tenersi conto, giusta la previsione del ridetto L. n. 773 del 1982, art. 15, dell'andamento finanziario della Cassa, la decretazione ministeriale non avrebbe potuto che avere effetto dal 1 gennaio dell'anno successivo, come del resto specificato dall'art. 13 del predetto D.M..
Con il terzo motivo, denunciando violazione di plurime norme di diritto, la ricorrente assume che dovrebbe ritenersi compatibile con i principi di ragionevolezza ed eguaglianza una diversità di trattamento "fra pensionati antichi e nuovi" ascrivibile alla disciplina di cui alla L. n. 773 del 1982, art. 15, comma 4, e alla emanazione dei regolamenti normativi.
Con il quarto motivo la ricorrente denuncia vizio di violazione di legge, assumendo che, stante l'interpretazione resa dalla Corte territoriale del D.M. 18 settembre 1990, lo stesso avrebbe dovuto essere disapplicato per contrasto con il limite imposto dalla L. n. 773 del 1982, art. 15, comma 4.
Con il quinto motivo la ricorrente denuncia vizio di motivazione, deducendo che la Corte territoriale si era limitata ad operare "uno stereotipo richiamo a massime tratte da altre pronunce giurisprudenziali".
2. I primi tre motivi di ricorso, fra loro connessi, vanno esaminati congiuntamente.
2.1 Al riguardo va disattesa l'eccezione di inammissibilità per violazione dell'art. 366 bis c.p.c., - applicabile ratione temporis alla presente controversia - atteso che i quesiti formulati enunciano le regulae iuris pretesamente applicabili alla fattispecie.
2.3 Le questioni sollevate sono state peraltro già oggetto di disamina da parte della giurisprudenza di questa Corte nei termini che seguono.
In un primo tempo, affrontando la tematica del presente giudizio (cfr, in particolare, Cass., n. 15231/2000), così come quella, implicante la soluzione di questioni sostanzialmente analoghe, relativa al parimenti intervenuto aumento del coefficiente di rivalutazione della media decennale del reddito professionale dall'1,75% al 2% (cfr, Cass., nn. 12675/1995; 9265/1997;  8267/2003 ;
15191/2003; 1228/2004), questa Corte ha affermato il principio secondo cui le disposte variazioni dovevano ritenersi applicabili anche per le pensioni già liquidate.
Tale orientamento ermeneutico è stato tuttavia oggetto di successivo ripensamento (cfr, in particolare, Cass., nn. 9255/2009; 24804/2010), con enunciazione del difforme principio secondo cui, in difetto di espressa disposizione di contrario segno, i trattamenti pensionistici devono essere liquidati sulla base della disciplina normativa vigente al momento della loro liquidazione, cosicchè la variazione della percentuale di rivalutazione dei redditi, disposta, in applicazione della L. 20 ottobre 1982, n. 773, art. 15, u.c., dal D.M. 18 settembre 1990, per il calcolo delle prestazioni pensionistiche a favore degli iscritti alla Cassa italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti, non è applicabile alle pensioni liquidate anteriormente alla prevista decorrenza della variazione stessa, rappresentando il fluire del tempo idoneo elemento diversificatore della disciplina delle situazioni giuridiche e non potendo ritenersi l'illogicità di tale elemento diversificatore in considerazione del suo collegamento all'esigenza di rispetto degli equilibri della gestione finanziaria della Cassa.
A sostegno di tale più recente orientamento è stato in particolare evidenziato che:
- il meccanismo rivalutativo previsto dalla normativa di riferimento deve essere applicato al momento del calcolo da effettuarsi per la liquidazione della pensione (in particolare contemplando tale meccanismo gli aumenti Istat intercorsi tra l'anno di produzione dei redditi e quelli dell'ultimo anno anteriore alla maturazione della pensione); al contempo la legge non contiene alcuna previsione in ordine alla possibile futura revisione, successivamente alla maturazione del diritto alla pensione, di tale meccanismo rivalutativo;
- ciò risulta coerente con il generale principio secondo cui le prestazioni pensionistiche vengono liquidate facendo applicazione della disciplina normativa vigente al momento della liquidazione stessa, salva l'esistenza di espresse disposizioni in senso contrario;
- attraverso la previsione della variazione della rivalutazione dei redditi mediante il ricorso alla ricordata decretazione ministeriale, a quest'ultima è stata attribuita la potestà di modificare, sul punto, il precedente assetto normativo, senza tuttavia che sia stata contemplata la possibile retroattività della variazione stessa;
- coerentemente al dettato legislativo, il dm 18.9.1990 si è limitato a prevedere l'aumento della percentuale di che trattasi "a decorrere dall'1.1.1991";
- l'esplicita previsione legislativa (L. n. 773 del 1982, art. 15, u.c.) secondo cui la variazione di che trattasi può essere disposta "tenuto conto dell'andamento finanziario della Cassa", pone l'accento sul rispetto dell'equilibrio di gestione finanziaria dell'Ente sotto il profilo del necessario rapporto tra contributi versati e pensioni erogabili e, quindi, sull'esigenza di considerare l'incidenza della disposta rivalutazione in relazione ai trattamenti pensionistici di futura liquidazione e non già anche rispetto a quelli ormai liquidati sulla base della pregressa disciplina;
- dal che discende come non possa essere condiviso l'argomento secondo cui sarebbe da considerarsi illogica la previsione legislativa di una (possibile) differenziazione del trattamento pensionistico a seconda dell'epoca del collocamento in pensione;
- non sussistono dubbi di incostituzionalità (sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza) in relazione all'opzione ermeneutica che, ritenendo l'applicabilità della variazione dei criteri di computo della pensione solo per i trattamenti non ancora liquidati, condurrebbe ad una disparità di trattamento fra pensionati a seconda del momento della liquidazione, essendo insegnamento consolidato della Corte Costituzionale che il fluire del tempo costituisce (anche in materia previdenziale) idoneo elemento diversificatore della disciplina delle situazioni giuridiche (cfr, ex plurimis, Corte Costituzionale, nn. 311/1995; 409/1998; 108/2002;
121/2003; 216/2005).
2.4 Ritenendo il Collegio di dover seguire il suddetto più recente orientamento interpretativo, dal quale si è discostata la sentenza impugnata, i motivi all'esame appaiono fondati, con conseguente assorbimento degli altri.
3. La sentenza impugnata deve quindi essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti fattuali, la causa può essere decisa nel merito, con la reiezione delle domande.
Non è luogo a provvedere sulle spese dell'intero processo, stante l'applicabilità, ratione temporis (ricorso introduttivo del 31.10.2000), dell'art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo vigente anteriormente alla modifica introdotta dal di 30.9.2003, n. 269, convertito in L. 24 novembre 2003, n. 326.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso e, decidendo nel merito, respinge le domande; nulla sulle spese dell'intero processo.
Così deciso in Roma, il 7 giugno 2012.
Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2012








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