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ENPACL la pensione di anzianitą dei consulenti del lavoro
ENPACL: la decorrenza della pensione di anzianità dei consulenti del lavoro...dalla cancellazione dall'albo o dal perfezionamento del requisito anagrafico contributivo?
 
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la previdenza dei consulenti del lavoro
 
 
 
 
La pensione di anzianità, nell'ambito dell'ordinamento previdenziale dell'ENPACL , così come peraltro nel regime dell'AGO prima del definitivo riassesto della materia operato dal DL n 201 del 2011, poteva essere conseguita alternativamente con la sola maturazione dell'anzianità contributiva di quaranta anni ed a prescindere dalla cancellazione dall'Albo, oppure con la combinazione del requisito anagrafico di 58 anni, del requisito contributivo di trentacinque anni di anzianità e della cancellazione dall'Albo professionale (sul tema deve, peraltro, ricordarsi che analoga norma vigente presso la Cassa Gemetri è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta - si veda l'approfondimento).
 
Nella specie, si discorreva in merito alla valenza da attribuire alla cancellazione dall'Albo, se si tratatsse di requisito integrativo del diritto a pensione ovvero di una mera condizione sospensiva di un diritto già perfezionato.
 
Nella seconda ipotesi, una volta raggiunti e maturati i requisiti contributivo ed anagrafici per la pensione di anzianità e presentata la domanda, sarebbe stato in relazione a tale momento che avrebbe dovuto valutarsi la decorrenza delle finestre di uscita di cui alla L. n. 449 del 1997, art. 59, commi 6, 8 e 20, a prescindere dalla cancellazione dall'Albo ridotta a mera condizione sospensiva e quindi non costituente un elemento integrativo del diritto a pensione.
 
Secondo la Suprema Corte, invece, proprio tale seconda interpretazione del requisito della cancellazione dall'Albo andava abbracciata con l'ulteriore conseguenza che, una volta maturata l'anzianità contributiva di 40 anni (che esclude la necessità, ai fini dell'accesso alla pensione di anzianità, della cancellazione dall'Albo professionale), la pensione stessa avrebbe dovuto essere erogata dal mese successivo alla presentazione della domanda in quanto, ai fini della decorrenza, la finestra di uscita sarebbe stata già ampiamente oltrepassata nel momento in cui si era perfezionato il requisito anagrafico contributivo per la pensione di anzianità che, solo ai fini della concreta erogazione, richiedeva la cancellazione dall'Albo professionale.

Come detto diversa è stata la conclusione della Suprema Corte che, con un'ottica interpretativa senza dubbio più lineare, ha ritenuto che, ove richiesto, il requisito della cancellazione dall'Albo costituisca un elemento integrativo del diritto alla pensione di anzianità, con l'ulteriore conseguenza (implicita nel ragionamento ma non espressa dalla Corte) che le finestre di uscita debbono essere valutate con riferimento al momento in cui avvenga la cancellazione dall'Albo o, in alternativa, al momento in cui si matura l'anzianità contributiva quarantennale.

Invero, la conclusione appare convincente ma l'apparato motivazionale lascia alcune perplessità. Nella specie, infatti, la fissazione delle finestre di uscita al momento del compimento del 40° anno di anzianità contributiva non dipendeva, a nostro avviso, dal fatto che in precedenza non risultasse integrato il diritto alla pensione di anzianità presso ENPACL in difetto della cancellazione dall'Albo ma dal fatto che si trattava di un diverso diritto a pensione di anzianità rispetto a quello derivante dalla combinazione del requisito contributivo ed anagrafico (e dalla cancellazione dall'Albo).
 
In altre parole, allorchè il Legislatore ha introdotto due diverse modalità di accesso alla pensione di anzianità ha introdotto due diversi diritti solo nominalmente coincidenti. Ne consegue che le finestre di usicita debbono essere valutate in relazione al momento della maturazione del requisito angrafico e contributivo ove si prescelga tale via per accedere al trattamento ed al momento della maturazione del diverso requisito contributivo di 40 anni ove si prescelga la via di accedere al pensionamento di anzianità continuando a lavorare.

Altrimenti si giungerebbe all'assurdo di richiedere a chi intende accedere alla pensione di anzianità con la combinazione del requisito anagrafico e contributivo di cancellarsi dall'Albo cessando di percepire reddito per poter percepire la pensione solo a distanza di alcuni mesi.
 
Cassazione civile  sez. lav. 27 maggio 2010 n. 12966


In tema di pensione di anzianità per i consulenti del lavoro, salvo il caso del raggiungimento della massima anzianità contributiva (in cui si prescinde da tale requisito), la cancellazione dall'albo professionale costituisce, al pari dei requisiti anagrafico e contributivo minimo, un presupposto necessario per l'insorgenza del diritto alla pensione; tale requisito è coerente con il principio generale secondo cui la cessazione dell'attività lavorativa non costituisce un mero requisito di erogabilità della prestazione, sicché soltanto dal momento di tale cessazione è configurabile un diritto, potestativo e imprescrittibile, al pensionamento. Né rileva, in senso contrario, il provvedimento dell'Ente di riconoscimento della pensione subordinatamente alla cancellazione dall'albo, i cui effetti ricognitivi potrebbero riguardare solo i requisiti anagrafico e contributivo.


RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 30 dicembre 2004 Il Tribunale di Torino, giudice del lavoro, respingeva la domanda di T.R., avanzata nei confronti dell'ENPACL - Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro, intesa ad ottenere il pagamento di Euro 5.580,00 a titolo di pensione di anzianità maturata dal 1 gennaio 2004, e corrisposta dall'Ente solo dal 1 luglio 2004. In particolare, il Tribunale riteneva che il diritto alla pensione si era realizzato soltanto nel dicembre 2003, con la maturazione del periodo di quaranta anni di contribuzione, sì che la pensione era stata correttamente corrisposta con decorrenza dal luglio 2004 ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 59, comma 8, mentre in precedenza la iscrizione all'albo professionale aveva impedito l'insorgenza del diritto.
2. Tale decisione, impugnata dal T., veniva riformata dalla Corte d'appello di Torino, che, con sentenza del 10 maggio 2006, accoglieva la domanda rilevando che la cancellazione dall'albo professionale costituiva condizione sospensiva per la corresponsione del trattamento pensionistico, ma non impediva la maturazione del diritto a pensione, subordinato esclusivamente al raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi, secondo il disposto della L. n. 449 del 1997, art. 59 e dell'art. 6 del regolamento dell'ENPACL;
nella specie, quest'ultimo con provvedimento del 20 aprile 2001 aveva riconosciuto il diritto alla pensione di anzianità, pur subordinando la erogazione del trattamento alla cancellazione dall'albo dei consulenti del lavoro; quindi, il diritto a pensione era maturato anche in pendenza della iscrizione all'albo professionale e, pertanto, la pensione doveva essere corrisposta dal gennaio 2004, allorchè il raggiungimento della massima anzianità contributiva aveva reso irrilevante, anche ai fini della erogazione, la mancata cancellazione dall'albo.
3. Avverso questa decisione propone ricorso per cassazione l'Ente previdenziale deducendo due motivi di impugnazione, illustrati con memoria. Il pensionato resiste con controricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In via preliminare, occorre rilevare che il ricorrente, pur osservando che il dispositivo della sentenza impugnata, nello statuire "respinge l'appello", contrasta con la motivazione, non formula alcuna censura al riguardo, alla stregua del principio enunciato dalla giurisprudenza di questa Corte secondo cui la difformità del dispositivo letto in udienza e di quello trascritto in calce alla motivazione della sentenza non è causa di nullità di quest'ultima, giacchè, nel contrasto dei due dispositivi, prevale quello portato a conoscenza delle parti mediante lettura in udienza, potendosi ravvisare nullità solo nel caso di insanabile contrasto - nella specie insussistente - tra il dispositivo letto in udienza e la motivazione della sentenza (cfr. Cass. n. 1369 del 2004; n. 11668 del 2008, e altre successive conformi).
1.1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 249 del 1991, art. 3, della L. n. 448 del 1998, art. 77 e della L. n. 449 del 1997, art. 59.
Si deduce che nel sistema normativo riferito alla erogazione della pensione di anzianità da parte dell'ENPACL, come risultante dalle citate disposizioni, la permanenza dell'iscrizione all'albo professionale dei consulenti del lavoro impedisce la maturazione del diritto prima del compimento di quaranta anni di contribuzione, sì che la pensione non può che essere corrisposta secondo il meccanismo delle "finestre di accesso" ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 59, comma 8.
1.2. Il secondo motivo denuncia vizio di motivazione per avere la Corte territoriale ritenuto che il compimento di quaranta anni di contribuzione configurasse la maturazione del diritto alla pensione di anzianità sin dal compimento della differente anzianità contributiva di trentacinque anni.
2. Tali motivi, da esaminare congiuntamente, sono fondati.
2.1. Il D.Lgs. n. 509 del 1994, nel disciplinare la trasformazione in soggetti di diritto privato (associazioni o fondazioni) di taluni enti pubblici gestori di assicurazioni previdenziali obbligatorie, tra cui l'ENPACL, ha attribuito ai soggetti trasformati una autonomia organizzativa che, se poteva riguardare la gestione delle risorse economiche disponibili e non incideva sulla disciplina normativa dei contributi e delle prestazioni (cfr. Corte cost. n. 248 del 1997 e n. 15 del 1999), non intaccava i poteri di cui essi già disponevano sulla base della normativa preesistente (cfr. Cass. n. 7010 del 2010; n. 17783 del 2010; n. 2392 del 2005). Nella specie, la L. n. 249 del 1991, art. 3 (di riforma dell'ENPACL) dispone che la pensione di anzianità è corrisposta a coloro che abbiano compiuto almeno trentacinque anni di contribuzione all'ente (comma 1); la corresponsione della pensione è subordinata alla cancellazione dall'albo professionale ed è incompatibile con l'iscrizione a qualsiasi albo professionale e con qualsiasi attività di lavoro dipendente (comma 2). Tale normativa deve ritenersi integrata dalle previsioni della L. n. 449 del 1997, art. 59, commi 6 e 8, riguardanti il possesso del requisito anagrafico e il meccanismo di accesso mediante "finestre", per effetto dell'estensione della relativa disciplina - ad opera del comma 20 del medesimo articolo di legge - agli enti previdenziali privatizzati; ugualmente, trova applicazione la L. n. 448 del 1998, art. 77, che ha previsto la cumulabilità con i redditi di lavoro (dipendente o autonomo) della pensione di anzianità pari a quaranta o più anni di contributi, mentre non incide sulla materia la previsione della L. n. 388 del 2000, art. 72, di cumulabilità con i redditi da lavoro autonomo delle pensioni di anzianità e di invalidità, che riguarda le pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative, ma non gli enti privatizzati di cui al D.Lgs. n. 509 del 1994.
2.2. Il sistema risultante da tale ricognizione normativa comporta che il diritto alla pensione di anzianità per i consulenti del lavoro si realizza con la maturazione del requisito contributivo minimo (35 anni di contributi) e di quello anagrafico e con la cancellazione dall'albo professionale, siccome la L. n. 241 del 1991, art. 3, prevede sia il requisito assicurativo che la cancellazione dall'albo come condizioni per la corresponsione della pensione, cui deve aggiungersi il requisito anagrafico per effetto della L. n. 449 del 1997, art. 59, commi 6, 8 e 20; ovvero con la maturazione della massima anzianità contributiva (40 anni di contributi) a prescindere dalla cancellazione dall'albo professionale. In particolare, con riguardo al requisito della cancellazione dall'albo, la configurazione di tale circostanza ai fini dell'insorgenza del diritto è coerente con il principio generale secondo cui la cessazione dell'attività lavorativa costituisce - al pari del requisito anagrafico e di quello contributivo - un presupposto necessario per l'insorgenza del diritto alla pensione di anzianità e non un mero requisito di erogabilità della prestazione, sì che soltanto dal momento di tale cessazione è configurabile un diritto (potestativo e imprescrittibile) al pensionamento, la cui attuazione - dopo tale momento - è soggetta al solo assolvimento dell'onere di presentazione della relativa domanda (cfr. Cass. n. 11935 del 2004).
2.3. Nella specie non rileva, in senso contrario, il provvedimento dell'Ente di riconoscimento della pensione di anzianità, che, come risulta dalla stessa sentenza impugnata, la corresponsione era stata espressamente subordinata alla cancellazione dall'albo professionale, sì che effetti ricognitivi - eventualmente riconducibili a tale provvedimento - non potrebbero riguardare se non i soli requisiti anagrafico e contributivo, anch'essi previsti come condizione per l'insorgenza del diritto.
3. In base a tali principi, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata. Decidendosi la causa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, va respinta la domanda di cui all'originario ricorso dinanzi al Tribunale. L'esito alterno dei giudizi di merito e la difficoltà della questione inducono alla compensazione delle spese dell'intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Compensa le spese dell'intero processo.
Così deciso in Roma, il 5 maggio 2010.
Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2010





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