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Il lavoro subordinato e gli indici della subordinazione

Il lavoro subordinato e la subordinazione: i connotati della subordinazione e la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato, nelle norme, secondo la dottrina e in base alla giurisprudenza

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Ia parasubordinazione    

L’art. 2094 c.c. definisce il prestatore di lavoro subordinato come colui che “si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”, osservando, a mente del successivo art. 2104 “le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo”.

Il rapporto di lavoro subordinato come ancora di recente ribadito dal legislatore (cfr. l’art. 1 del d.lgs. n. 81 del 2015), costituisce la forma comune del rapporto di lavoro.

A dispetto della definizione codicistica, deve, però, sottolinearsi che non costituiscono elementi decisivi ai fini dell’individuazione di un rapporto lavorativo di tipo subordinato il fatto che la collaborazione sia resa nell’impresa, potendo un lavoratore subordinato prestare la propria opera anche al di fuori di essa ed il fatto che il datore di lavoro sia un imprenditore, potendo, infatti, individuarsi rapporti connotati dalla subordinazione anche in favore di soggetti diversi (persone fisiche, artigiani, professionisti, associazion Onlus ecc. ecc.).

Il tratto, invece, che connota il rapporto di lavoro subordinato è l’etero direzione della prestazione di lavoro e la soggezione del lavoratore al potere di sorveglianza e controllo della prestazione medesima nonché l’attribuzione al datore di lavoro di poteri disciplinari volti a rendere effettivi e cogenti i poteri di conformazione della prestazione lavorativa. Naturalmente l’etero direzione comporta la possibilità, per il datore di lavoro, non soltanto di stabilire le mansioni da attribuire al lavoratore, nel rispetto della professionalità acquisita ex art. 2103 c.c. ma manche quella di determinare tempi e modalità della prestazione lavorativa, con l’impegno, però, di non lasciare inattivo il lavoratore nel rispetto della sua dignità, ex artt. 3 Cost, e 2103 e 2087 c.c. Corollario imprescindibile della subordinazione, ai sensi dell’art. 2094 c.c., con specifiche e tassative eccezioni normativamente previste è quello dell’onerosità della prestazione di lavoro.

Ai fini dell’individuazione della subordinazione, ove naturalmente sorga controversia nel merito, non è decisiva la qualificazione del rapporto che ne abbiano data le parti essendo, invece, determinate il concreto assetto del rapporto contrattuale nella sua modalità di esecuzione. Inoltre, è principio ricorrente nella giurisprudenza quello che ogni attività umana possa essere resa in regime di subordinazione o in forma autonoma non costituendo, pertanto, elemento decisivo quello relativo al tipo di mansioni assegnate. Sarà, dunque, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro, necessario verificare se vi sia stata effettivamente o, almeno potenzialmente, l’etero direzione della prestazione di lavoro e il potere di verifica e controllo della prestazione. Con gli artt. 61 e ss. del d.lgs. n. 276 del 2003, era stato previsto che tutti i rapporti di collaborazione con un committente che non fossero caratterizzati da un progetto con specifiche caratteristiche dovessero essere ricondotti nell’alveo della subordinazione. Con l’art. 2 del d.lgs. n. 81 del 2015, è stato previsto, invece, che tutte le collaborazioni coordinate ed etero organizzate( nozione, questa, che va tenuta distinta, non senza notevoli difficoltà, dall’etero direzione) che si concretino in una prestazione di lavoro esclusivamente personale siano disciplinate come se fossero rapporti di lavoro subordinato.

Peraltro, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro, ove non risulti accertata l’eterodirezione, soccorrono indici sintomatici di natura sussidiaria enucleati dalla giurisprudenza, specie in ipotesi di mansioni semplici e ripetitive o, al contrario, in caso di prestazioni altamente qualificate.

Tra tali indici sussidiari, possono essere ricordati i seguenti: a) l’assenza di rischio in capo al lavoratore, b) la continuità della prestazione lavorativa; c) la misura fissa della retribuzione; d) l’osservanza di un orario di lavoro.

Cassazione civile, sez. lav., 16/05/2016,  n. 10004

Il carattere elementare e ripetitivo delle mansioni svolte (nella specie, riconducibili alla figura del pizzaiolo) non è di per sé indicativo dell'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, ove non sia ulteriormente accertato l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro ovvero, in mancanza, la ravvisabilità di indici sussidiari quali la continuità e durata del rapporto, le modalità di erogazione del compenso, l'osservanza dell'orario di lavoro, la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale.

Cassazione civile, sez. lav., 21/10/2014,  n. 22289

In tema di qualificazione del rapporto di lavoro caratterizzato da prestazioni lavorative dotate di notevole contenuto intellettuale, l'esistenza della subordinazione, in assenza di univoci indici di assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, va accertata sulla base di criteri distintivi sussidiari, quali la continuità e la durata del rapporto, le modalità di erogazione della retribuzione, la regolamentazione dell'orario di lavoro, la sussistenza o meno di poteri di autorganizzazione in capo al prestarore di lavoro, non risultando assorbente, in tale contesto, il c.d. "nomen iuris" del rapporto intercorso fra le parti.





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