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arbitri non dovuti i contributi sui diritti di immagine
La giurisprudenza di merito ha escluso che l'Inps possa assoggettare a contribuzione previdenziale presso la propria gestione separata i corrispettivi della cessione dei diritti di immagine...vediamo perchè
L'Inps ha attivato un'azione di recupero dei contributi nei confronti degli arbitri e degli assistenti arbitrali i quali sono iscritti alla Gestione Separata INPS in qualità di collaboratore coordinato e continuativo della Federazione Italiana Giuoco Calcio. 
Essi sono muniti di partita IVA e assoggettano a contribuzione i compensi percepiti per l'attività prestata in favore della FIGC.
Non assoggettano a contribuzione previdenziale, invece, i corrispettivi derivanti dalla cessione del diritto di immagine di gara.

Di norma, al riguardo, sono stipulati accordi di cessione del diritto di immagine tra la FIGC e gli assistenti arbitrali e la FIGC in virtù dei quali sono ceduti in via esclusiva  tutti i Diritti di Immagine, comprensivi dei diritti sulla voce in conseguenza della propria attività di ufficiale di gara. La cessione pertanto comprende, si legge in tale tipologia di accordi, il diritto della FIGC, per sé e propri aventi causa, di fissare, diffondere, distribuire, mettere in commercio, noleggiare, pubblicare, registrare, trasferire su qualsiasi supporto, riprodurre le immagini e/o la voce del “cedente” nell’ambito delle funzioni di ufficiali di gara  o comunque nell’ambito dell’attività di tesserato FIGC e associato dell’A.I.A. (anche in divisa da gioco, da allenamento o in divisa federale), in tutto o in parte, con qualsiasi mezzo e in ogni forma, anche in abbinamento ad attività di marketing, promo-pubblicitarie o di merchandising, ed anche mediante utilizzazione dell’immagine del “cedente” quale testimonial di marchi dei partner commerciali della FIGC o attraverso l’utilizzazione di materiale tecnico sponsorizzato, ma sempre ed esclusivamente riferite all’attività di ufficiale di gara.

Peraltro, la FIGC, con interpello del 5.12.2006, aveva richiesto all’INPS di conoscere se i corrispettivi erogati agli Arbitri e Assistenti Arbitrali per la cessione del diritto di immagine fossero esclusi dall’obbligo contributivo di cui all’art. 2, comma 26, L. 335/95 e l’INPS, con Nota del 14.12.2006, aveva risposto e chiarito “di ritenere esclusi i compensi corrisposti per la cessione del diritto di immagine”.

Tuttavia, con il messaggio INPS n. 14712 del 18 settembre 2013 sono state diramate dall’Inps indicazioni finalizzate a “supportare l’attività di accertamento di irregolarità contributive riferite al trattamento contributivo delle somme percepite a titolo di compenso per lo sfruttamento economico del diritto di autore e del diritto di immagine”che hanno quindi condotto a prassi opposte e, in particolare, all'inzio di un'attività di recupero contributivo nei confronti degli ufficiali di gara in relazione ai redditi conseguiti come conseguenza della cessione del diritto di sfruttamento dell'immagine alla FIGC.

In proposito, la la Giurisprudenza di merito, chiamata a pronunciarsi in giudizi promossi dagli ufficiali di gara nei confronti di INPS in ordine all'assoggettabilità a contribuzione presso la gestione separata dei compensi percepiti a fronte della cessione dei diritti di immagine, ha ritenuto, con univoco orientamento, illegittima e infondata la pretesa contributiva dell’Istituto previdenziale (cfr. Tribunale di Alessandria, sentenza n. 415/2015; - Tribunale di Torino, sentenza n. 616/2015; - Corte d’Appello di Torino, sentenza n. 1363/2016  - Tribunale di Milano, sentenza n. 1940/2017; - Tribunale di Roma, sentenza n. 8615/2017; - Tribunale di Napoli, sentenza n. 7086/2017).

La richiamata giuripsrudenza di merito non ha mancato di evidenziare che il diritto di immagine e il diritto di autore sono configurati come diritti assoluti di cui il titolare può disporre liberamente. A tal fine l’articolo 2579 c.c. detta una normativa che predispone ad un tempo una tutela patrimoniale, consistente nel diritto ad un equo compenso, ed una tutela reale concretantesi nel diritto di opporsi alla diffusione, trasmissione e riproduzione audiovisiva.

Ne consegue che il relativo corrispettivo si atteggia quale prezzo della cessione e non quale quota parte della retribuzione per l’opera prestata, di talché lo stesso non può essere assunto a base del calcolo dei contributi previdenziali da versare.

La Suprema Corte di Cassazione ha, infatti, sancito il principio di diritto secondo cui le somme versate al prestatore d’opera a titolo di “compenso per la cessione della sua immagine o dello sfruttamento di registrazioni audiovisive non hanno natura retributiva; ne consegue che su tali somme non è dovuto dal datore di lavoro alcun prelievo contributivo in favore dell'ente previdenziale” (ex multis, Cassazione civile, sez. lav., 28/01/2004, n. 1585, secondo cui “…Inoltre, e il rilievo è assorbente, la legge, negli art. 10 c.c. e 96 e 97 della l. n. 633 del 1941 sul diritto di autore e successive modificazioni e nell’art. 2579 c.c. e artt. 73 e 80-85 della legge sul diritto di autore, qualifica il diritto all’immagine e quello degli esecutori od interpreti sulle registrazioni audiovisive come diritti assoluti. I compensi per il diritto all’immagine e sulle registrazioni audiovisive non hanno natura di compensi differiti di una prestazione, ma di corrispettivi per la cessione dei detti diritti. L’art. 2579 c.c. distingue, infatti, dalla retribuzione spettante per l’esecuzione dal diritto l’equo compenso dovuto per la diffusione, registrazione, trasmissione dell’esecuzione. Così l’art. 80 della legge sul diritto di autore distingue le retribuzione per l’esecuzione dal vivo dai compensi per la registrazione. Consegue che, non essendo retribuzioni i compensi per il diritto dell’immagine e per la registrazione, essi non rientrano tra quelli assoggettabili a contribuzione Enpals secondo la lettera degli artt. 4 del d.l.c.p.s. del 1947 e 2 del d.p.r. n. 1420 del 1971.La sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto assoggettabili a contribuzione i compensi per il diritto all’immagine e per le registrazioni audiovisive è erronea in diritto e va cassata. La causa va rinviata per nuovo esame ad altro giudice che nel decidere si atterrà al seguente principio di diritto: (Omissis) Non sono soggetti a contribuzione previdenziale i corrispettivi dovuti per contratto al lavoratore dello spettacolo per la cessione dei diritti di immagine o connessi al diritto d’autore per la qualità di esecutore o interprete di registrazioni audiovisive, non costituende esse compensi differiti per l’attività di spettacolo, che è solo quella dal vivo, ma corrispettivo della cessione di diritti assoluti riconosciuti dagli artt. 10 e 2579 c.c. e disciplinati dagli artt. 73, 80-85 e 96 della l. n. 633 del 1941 e successive modificazioni sul diritto d’autore”.).
Alla luce di tali considerazioni, si perviene alla logica conclusione della neutralità contributiva dei compensi relativi alla cessione dei diritti d’immagine con riferimento a tutti i prestatori di lavoro.

La giurisprudenza ha, inoltre, evidenziato, in senso contrario rispetto alla tesi sostenuta dall'Inps, che l’art. 2, co. 26, della l. 335/95, prevede l’obbligo contributivo alla gestione separata da parte dei “soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell'articolo 49 del testo unico delle imposte sui redditi”.

Oggi il comma 1 dell’art. 49 TUIR è stato trasfuso nel comma 1 dell’art. 53 sempre del TUIR, che dispone “Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5”. 
Ne discende che la legge istitutiva della Gestione separata, anche dopo la legge di interpretazione autentica n. 111 del 15 luglio 2011, esclude dall’assoggettamento previdenziale tutti gli emolumenti diversi da quelli derivanti direttamente da attività di lavoro autonomo di cui al (nuovo) art. 53, co. 1, del TUIR. E tra questi ultimi non v’è il corrispettivo per la cessione del diritto all’immagine che, infatti, è contemplato dall’art. 54, co. 1 – quater TUIR.




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