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azione di accertamento negativo dell'obbligo contributivo
L'azione di accertamento negativo dell'obbligo contributivo risultante dall'avviso bonario dell'INPS o dal verbale ispettivo, la preclusione della potestà di iscrivere a ruolo il credito da parte dell'ente previdenziale ed il riparto dell'onere della prova 
 
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L'art. 24 del d.lgs. n. 46/1999 non richiede, per l'iscrizione a ruolo, nessuna ulteriore formalità a carico dell'istituto previdenziale, perchè si limita a prevedere la facoltà dell'ente di richiedere il pagamento al debitore mediante "avviso bonario".
 
Ove l'ente opti per il preliminare invio di detto avviso bonario così come allorchè l'ente proceda alla notifica di un verbale ispettivo, l'assicurato sarà legittimato ad esperire un'azione di accertamento negativo dell'obligo contributivo.
 
Tale iniziativa processuale ha l'effetto di paralizzare temporaneamente la facoltà dell'ente previdenziale di procedere alla riscossione del proprio credito contributivo mediante l'iscrizione a ruolo in quanto il comma 3 dell'art. 24 del d.lgs. n. 24 del 1999 stabilisce che "se l'accertamento effettuato dall'ufficio è impugnato davanti all'autorità giudiziaria, l'iscrizione a ruolo è eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice".
 
Un problema interpretativo insorto con riferimento all'inciso finale della norma è quello del significato di provvedimento esecutivo.
 
La lettera della norma vorrebbe infatti che, al fine di consentire all'ente previdenziale di procedere all'iscrizione a ruolo, questo si munisca di una sentenza definitiva ovvero di una sentenza, ancora soggetta a gravame, ma dotata di efficacia esecutiva. 
 
Ora, considerando che, per definizione, l'azione di accertamento non si conclude con statuizioni munite di efficacia esecutiva, dovrebbe ritenersi che, a rigore, perchè l'ente previdenziale possa aspirare a procedere con l'iscrizione a ruolo dei contributi prima della sentenza definitiva, esso debba svolgere una domanda riconvenzionale di condanna nel giudizio di primo grado.
 
Si deve sottolineare, comunque, che secondo l'interpretazione prevalente in dottrina l'ente potrà procedere all'iscrizione a ruolo dei contributi dopo il deposito della sentenza di primo grado di rigetto della domanda di accertamento negativo promossa dal ricorrente.
 
Ove l'Istituto, nonostante la preclusione imposta dal terzo comma dell'art. 24, proceda comunque all'iscrizione a ruolo e alla notifica della cartella di pagamento si pone il problema se il debitore debba comunque instaurare il giudizio di opposizione.
 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16203/08 ha ritenuto di optare per la soluzione negativa, rilevando che la mancata proposizione dell'oppposizione non può incidre sulla validità e sull'efficacia di una sentenza di accertamento negativo pronunziata in accoglimento della domanda proposta antecedentemente alla iscrizione a ruolo o alla notifica della cartella.
 
Nel giudizio di accertamento negativo instaurato sull'iniziativa processuale del contribuente, si è posta la questione in ordine al riparto dell'onere della prova tra il contribuente medesimo e l'ente previdenziale.
 
A fronte di un orientamento inziale (cfr. Cass 8840/00) che riteneva fosse onere del contribuente quello di dimostrare l'insussistenza del credito contributivo dell'ente previdenziale, si è contrapposto l'orientamento più recente della giurisprudenza di legittimità secondo cui " l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere, ancorché sia convenuto in giudizio di accertamento negativo, con la conseguenza che la sussistenza del credito contributivo dell'Inps, preteso sulla base di verbale ispettivo, deve essere comprovata dall'Istituto con riguardo ai fatti costitutivi rispetto ai quali il verbale non riveste efficacia probatoria" (in termini, si veda Cass. 22862/10). 
 
 
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