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certificazione del contratto di lavoro
La certificazione del contratto di lavoro, la procedura, gli effetti tra le parti e nei confronti dei terzi (inclusi gli enti previdenziali) e le azioni giudiziali esperibili
 
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La certificazione del contratto di lavoro è stata introdotta nel nostro ordinamento dal d.lgs. n. 276 del 2003 al dichiarato fine di ridurre il contenzioso. A seguito di due ulteriori interventi normativi e, precisamente, del d.lgs. n. 251 del 2004 e della l. n. 183 del 2010, la procedura di certificazione risulta oggi applicabile a tutti i contratti in cui sia dedotta direttamente o indirettamente una prestazione di lavoro.

Sono abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro le commissioni di certificazione costituite presso: a) enti bilaterali, territoriali o nazionali; b) direzioni provinciali del lavoro e Province;  c) Università pubbliche e private; d) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, esclusivamente laddove i datori di lavoro abbiano le proprie sedi in almeno due province anche di due regioni diverse o, pur avendo un’unica sede, siano associati ad organizzazioni imprenditoriali che abbiano predisposto a livello nazionale schemi di convenzioni certificati dallo stesso Ministero; e) Consigli Provinciali dei Consulenti del lavoro.

E’ territorialmente competente la commissione nella cui circoscrizione è sita l’azienda o la dipendenza cui è addetto il lavoratore.

Ai sensi dell’art. 78 del d.lgs. n. 276 del 2003, le fasi della procedura sono le seguenti: a) l'inizio del procedimento deve essere comunicato alla Direzione provinciale del lavoro che provvede a inoltrare la comunicazione alle autorità pubbliche nei confronti delle quali l'atto di certificazione è destinato a produrre effetti. Le autorità pubbliche possono presentare osservazioni alle commissioni di certificazione; b) il procedimento di certificazione deve concludersi entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della istanza; c) l'atto di certificazione deve essere motivato e contenere il termine e l'autorità cui è possibile ricorrere; d) l'atto di certificazione deve contenere esplicita menzione degli effetti, civili, amministrativi, previdenziali o fiscali, in relazione ai quali le parti richiedono la certificazione.

Il successivo art. 79 del d.lgs. n. 276 del 2003, disciplina gli effetti della certificazione del contratto di lavoro stabilendo che essi permangono tra le parti e nei confronti dei terzi sino a diverso accertamento contenuto in una pronuncia giudiziale. Tra i terzi potenzialmente e tipicamente interessati dall'atto di certificazione vi sono gli istituti previdenziali e assistenziali i quali sono, però, sufficientemente allertati e tutelati dalla preventiva comunicazione dell'avvio del procedimento e dalla possibilità di presentare, in tale sede, le osservazione. Si è, dunque, parlato di prevalenza della volontà cartolare su quella fattuale. Ne dovrebbe discendere la nullità di qualsivoglia atto che sia fondato su una qualificazione del rapporto di lavoro difforme da quella contenuta nell’atto di certificazione. 
Gli effetti della certificazione si producono, nel caso dei contratti in corso di esecuzione dal momento di inizio del contratto, ove la commissione abbia appurato che l’attuazione del medesimo è stata, anche nel periodo precedente alla propria attività istruttoria, coerente con quanto appurato in tale sede e nel caso dei contratti ancora da sottoscrivere soltanto ove e nel momento in cui le parti provvedano a sottoscriverli, con le eventuali integrazioni e modifiche suggerite dalla commissione adita.

L’art. 80 del d.lgs. n. 276 del 2003 prevede due distinti rimedi contro l’atto di certificazione dinanzi al giudice ordinario per motivi di merito e dinanzi al giudice amministrativo per illegittimità del provvedimento di certificazione del contratto di lavoro.

Più nel dettaglio, presso l'autorità giudiziaria di cui all'articolo 413 del codice di procedura civile, è possibile proporre ricorso per erronea qualificazione del contratto oppure difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione o anche per vizi del consenso. In tale caso “l'accertamento giurisdizionale dell'erroneità della qualificazione ha effetto fin dal momento della conclusione dell'accordo contrattuale [mentre] l'accertamento giurisdizionale della difformità tra il programma negoziale e quello effettivamente realizzato ha effetto a partire dal momento in cui la sentenza accerta che ha avuto inizio la difformità stessa”.

Ove si intenda promuovere tale tipo di ricorso giudiziale, occorrerà esperire preventivamente un tentativo di conciliazione dinanzi alla commissione di certificazione che ha adottato l'atto di certificazione ai sensi dell'articolo 410 del codice di procedura civile. A tale riguardo, recente giurisprudenza di merito ha ritenuto che tale tentativo preliminare, diversamente rispetto all'abrogato generale tentativo di conciliazione che riguardava tutte le vertenze di lavoro, non costituisce solo una condizione di procedibilità del ricorso, il che consentirebbe la sospensione del processo per l'espletamento del tentativo di conciliazione, ma una condizione dell'azione che sarebbe conseguentemente improponibile in mancanza di tale tentativo (cfr. Tribunale Firenze, sez. lav., 11/10/2017,  n. 831)

Dinnanzi al tribunale amministrativo regionale nella cui giurisdizione ha sede la commissione che ha certificato il contratto, può essere presentato ricorso contro l'atto certificatorio per violazione del procedimento o per eccesso di potere.

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