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La cessione del contratto
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L’art. 1406 c.c., che apre il Capo VIII,  individua la fattispecie della cessione del contratto e, cioè, la vicenda giuridica con la quale: “ciascuna parte può sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con prestazioni corrispettive se queste non sono state ancora eseguite purchè l’altra parte vi consenta”. A differenza della cessione del credito che può essere disposta anche senza il consenso del debitore per il quale è sostanzialmente indifferente il soggetto in favore del quale adempiere la propria prestazione, nella cessione del contratto è, invece, necessario il consenso del contraente ceduto, stante il suo interesse a ricevere la controprestazione.

Sotto il profilo causale, la cessione del contratto è un negozio a causa variabile nel senso che costituisce uno schema suscettibile di essere utilizzato all'interno di operazioni negoziali più complesse. Sul piano formale, la dottrina prevalente ritiene che valga il principio della simmetria delle forme nel senso che il contratto di cessione deve rivestire la forma richiesta per il contratto ceduto.

Sotto il profilo dell’inquadramento giuridico, la cessione del contratto è stata ricostruita come un contratto plurilaterale o come un contratto bilaterale cui il terzo ceduto consente preventivamente o successivamente.Secondo questa seconda impostazione, la cessione del contratto realizzerebbe contestualmente una cessione del credito ed un accollo di debiti in capo al cessionario e il consenso (preventivo o successivo) del ceduto varrebbe come condizione sospensiva dell'accollo del debito ed ai fini dell'opponibilità della cessione del credito. Va da sè che, secondo l'impostazione in parola, il cessionario non potrebbe esperire azioni contrattuali diverse da quella d'adempimento (risoluzione, annullamento, nullità, rescissione) nè esercitare eventuali diritti potestativi ex contractu come il diritto di recesso o eccezioni come quelle di cui all'art. 1460 cc e di cui all'art. 1461 cc

Sotto il profilo dell’efficacia, ove il contraente ceduto abbia preventivamente prestato il suo consenso alla cessione, la stessa produrrà effetto nei suoi confronti dal momento in cui gli venga notificata o dal momento in cui l’accetti (art. 1407 c.c.). Il cedente sarà liberato dalle sue obbligazioni nei confronti del ceduto dal momento in cui la cessione diventa efficace nei confronti di quest’ultimo che potrà, tuttavia, rivolgersi al cedente ove si sia riservato tale facoltà; in tal caso ha l’onere di avvertire il cedente dell’inadempimento del cessionario entro il termine di quindici giorni. Nel caso in cui il consenso venga invece prestato successivamente, la cessione sarà efficace da questo momento.

Il contraente ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni fondate sul contratto ma non quelle personali ex art. 1409 c.c.. In caso di cessione del contratto, analogamente alla disciplina della cessione del credito, il cedente è obbligato a garantire la validità del contratto ma non l’adempimento del contraente ceduto.

Il codice non disciplina espressamente le eccezioni del cessionario; secondo la dottrina che ricostruisce la vicenda giuridica come un contratto plurilaterale, al cessionario competono tutte le eccezioni (così come le azioni) fondate sul contratto.
Ove il cedente assuma la garanzia dell’adempimento del contratto egli risponde come fideiussore (art. 1410 c.c.).

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