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I rapporti contrattuali di fatto e il contatto sociale

 
La trattazione dei rapporti contrattuali originati dal contatto sociale,  implica l'esame disposizioni codicistiche di cui all'art. 1321 cc e di cui all'art. 1325 cc.
 
Un discorso relativo ai rapporti contrattuali di fatto non può che prendere le mosse dalle disposizioni codicistiche relative all'accordo, stante la diversa modalità di costituzione dei rapporti contrattuali di fatto che, secondo la dottrina e la giurisprudenza che ne riconoscono l'esistenza, originano dal semplice contatto sociale.
 
L'accordo figura come elemento essenziale del contratto sia nell'art. 1321 cc sia nell'art. 1325 cc. Secondo l'elaborazione dottrinaria tradizionale, l'autonomia contrattuale si esplica nella scelta libera di disposizione dei propri beni, nella scelta se contrattare o meno, nella libertà di scelta in ordine alla tipologia contrattuale da utilizzare e nella scelta del contenuto dell'accordo (si pensi alla definizione della clausola contrattuale come unità volitiva minima).

Secondo la dottrina tradizionale, nell'ambito del contratto, un ruolo essenziale è rivestito dalla volontà.
 
Tuttavia, nel tempo, si è andato evolvendo il ruolo che la volontà assumeva nei rapporti contrattuali. In effetti nella prassi commerciale, il ruolo della volontà ha finito per perdere la sua centralità; sono sempre più frequenti i contratti conclusi mediante adesione a condizioni generali unilateralmente predisposte. Esistono diverse fattispecie di conclusione del contratto a prescindere dal concreto esplicarsi della volontà (l'acquisto di un giornale, l'acquisto di una bevanda in un distributore, la spesa al supermercato). Si è, peraltro, avuto modo di osservare che anche nei contratti standardizzati o a prelievo diretto il soggetto esprime una sua volontà.
 
E' nell'ambito dei rapporti internazionali che, invece, si assiste ad una sorta di rilancio del ruolo del contratto nelle grandi transazioni dove l'interesse delle parti è quello di far prevalere la volontà espressa nelle clausole contrattuali rispetto a quella, talvolta difficilmente individuabile, derivante dall'ordinamento giuridico applicabile sulla scorta delle norme di diritto internazionale privato.
 
L'elaborazione della teoria relativa ai rapporti contrattuali di fatto trae spunto dallo sviluppo delle prassi commerciali dei contratti a prelievo diretto (macchine distributrici, acquisti nei supermercati), dei contratti standardizzati (gestori servizi). E' evidente che il ruolo centrale della volontà, con riferimento alle indicate fattispecie, si viene incrinando. Inoltre, prima il contratto era il luogo dell'autodeterminazione, oggi, nel contratto, trova sede l'eteroregolamentazione (si pensi a tutta l'area della tutela del consumatore).

I rapporti contrattuali di fatto sono rapporti modellati secondo il contenuto di un determinato contratto ma derivanti da fatti socialmente rilevanti (contatto sociale) e non da un vero e proprio contratto. Secondo la dottrina che ne sostiene l'esistenza, ci sono ipotesi (le fattispecie dei contratti standardizzati o a prelievo diretto) in cui il soggetto non manifesta la volontà sicchè difetta l'accordo ex art. 1321 cc. Si tratterebbe di un fatto socialmente rilevante che è giusto disciplinare come se fosse un contratto pur mancando un accordo. Altro esempio è quello del rapporto di lavoro di fatto di quel rapporto che scaturisce da un contratto di lavoro nullo. In questa ipotesi manca il contratto ma il rapporto è modellato sulla falsariga del contratto. Altra fattispecie di rapporto contrattuale di fatto è quello della società di fatto.

Secondo altra parte della dottrina, l'individuazione della categoria dei rapporti contrattuali di fatto non sarebbe necessaria in quanto, con riferimento alle conseguenze del contratto di lavoro nullo, è lo stesso codice che, all'art. 2126 cc, stabilisce le conseguenze contrattuali derivanti da una situazione in cui manca un contratto per nullità del medesimo. Con riferimento ai rapporti a prelievo diretto ed ai contratti di massa, invece, sussistendo una proposta e un'accettazione, laddove la predisposizione della merce sugli scaffali integra la proposta e il prelievo integra l'accettazione, il rapporto trae origine da un vero e proprio contratto.

Una dottrina recente, con riferimento ai rapporti contrattuali di fatto, ha tracciato un'ulteriore distinzione; quella tra accordo e volontà; l'accordo è quello che origina dal dialogo e presuppone una fase di trattative; se, così è, l'accordo manca sia nei contratti standardizzati, sia nei contratti a prelievo diretto dove manca la fase delle trattative. Per tale dottrina, se manca l'accordo non si può dire che ci sia un contratto e bisogna, allora, vedere gli effetti del fatto socialmente rilevante.
 
Altra parte della dottrina, in senso critico, ha ribadito che l'accordo significa condivisione di un certo regolamento interessi, ciò che accade sia nel contratto di massa che nel contratto a prelievo diretto.

La giurisprudenza, sino al 1999, si era tenuta lontana dal dibattito in quanto le questioni alla stessa sottoposte non necessitavano la categoria dei rapporti contrattuali di fatto. Con una prima sentenza del 1999, la Suprema Corte, per la prima volta, utilizza la categoria del rapporto contrattuale di fatto onde esaminare e risolvere una fattispecie di responsabilità medica. Si trattava della responsabilità medica a carico di una struttura sanitaria. Venne stipulato un contratto atipico con la struttura sanitaria modellato sulla prestazione d'opera professionale. Stante l'effettuazione in maniera errata dell'intervento, non vi era dubbio sul fatto che il cliente potesse agire con azione contrattuale nei confronti della struttura. Il problema che si poneva era quello  del titolo di responsabilità del medico. Se non c'era dubbio che la responsabilità nei confronti della struttura avesse natura contrattuale, il rapporto nei confronti del medico non poteva essere parimenti regolato da un contratto in quanto non esisteva nè proposta nè l'accettazione.
 
Come si poneva la responsabilità del medico? Era di natura extracontrattuale o contrattuale? Secondo la soluzione abbracciata dalla giurisprudenza di legittimità il contatto sociale tra medico e paziente aveva fatto nascere conseguenze giuridiche contrattuali e di conseguenza il fatto socialmente rilevante del contatto aveva determinato la nascita di un rapporto contrattuale.
 
Altra sentenza del 2002, riguardava la responsabilità dell'insegnante per i danni cagionati dall'alunno a sè stesso. Le SS.UU. hanno recuperato la decisione del 99 stabilendo che, tra alunno e insegnate vi è una fatto socialmente rilevante da cui scaturiscono conseguenze contrattuali (Cass Civ. SS.UU. n. 9346 del 2002). L'attore danneggiato dovrà assolvere agli oneri probatori a carico del creditore nell'adempimento delle obbligazioni contrattuali e non a quelli, più complessi specie con riferimento al presupposto della colpa, che gravano sul danneggiato da illecito.
 
Altra decisione della Suprema Corte che fonda la motivazione sulla categoria dei rapporti contrattuali di fatto è la n. 14712 del 2007 con riferimento alla responsabilità della banca negoziatrice per aver consentito l'incasso di un assegno bancario a persona diversa del beneficiario del titolo; si tratta di responsabilità di natura contrattuale, nei confronti di tutti i giranti, avendo la banca un obbligo preesistente di protezione nei loro confronti. L'azione di risarcimento nei confronti della banca avrà, dunque, natura contrattuale.
 





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