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contratti di lavoro "con" termine e risarcimento del danno
A tutti i rapporti di lavoro che prevedono un termine, in caso di conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, si applica il risarcimento forfettizzato di cui all'art. 32 comma 5 della legge n 183 del 2010
 
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Molti dubbi si sono affacciati sul campo della pratica giudiziale in ordine all'indennità di risarcimento prevista dal comma 5 della l. n. 183 del 2010 in caso di conversione del contratto a tempo determinato.
 
Tra questi un problema, che sta interessando i giudici del merito e la Corte di legittimità, riguarda la portata applicativa del risarcimento forfettizzato.
Si pone cioè la questione di stabilire se la previsione riguardi solo i contratti a termine o ogni contratto di lavoro che contempli un termine e che venga convertito in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (ad esempio rapporti di lavoro costituiti nella forma della somministrazione temporanea o nella forma del lavoro a progetto).
 
La giurisprudenza, con due recenti pronunce emesse in relazione alla fornitura temporanea ma estensibili (per la portata generale del principio di diritto espresso) anche ad altre casistiche ha optato per la soluzione estensiva. 
 
Ogni qual volta un contratto lavorativo a termine subisca, per legge o per principi generali dell'ordinamento, la conversione giudiziale in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, opererà il criterio risarcitorio forfettizzato di cui all'art. 32 comma 5 della l. n. 183 del 2010 (fra le 2,5 e le 12 mensilità).
 
La soluzione interpretativa proposta dalla Suprema Corte, pur criticata da più parti sotto il profilo della ricostruzione giuridica (si tratterebbe secondo alcuni di una conversione in un contratto a tempo determinato che, a sua volta, si convertirebbe in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per mancata individuazione delle casistiche di cui all'art. 1 del d.lgs. n. 368/01) appare convincente sotto il profilo della giustizia sostanziale equiparando, quanto ai profili risarcitori, fattispecie accomunate dalla temporaneità formale del rapporto di lavoro e dall'effetto della conversione in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
 
Non si vede, infatti, ragione perchè un contratto a progetto convertito dovrebbe garantire un risarcimento del danno maggiore o diverso rispetto ad un contratto di lavoro subordinato a termine.

Cassazione civile  sez. lav. 29 maggio 2013 n. 13404


In tema di lavoro interinale, l'indennità prevista dall'art. 32 l. 4 novembre 2010 n. 183 trova applicazione in ogni caso in cui vi sia una contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato, e dunque anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore a causa dell'illegittimità di un contratto per prestazioni di lavoro temporaneo a tempo determinato, ai sensi della lett. a) del comma 1 dell'art. 3 l. 24 giugno 1997 n. 196, convertito in contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione, atteso che anche tale contratto è riconducibile alla categoria del contratto di lavoro a tempo determinato (come si desume anche dalla direttiva 1999/70/CE, di recepimento dell'accordo quadro CeS, UNICE e CeeP sul lavoro a tempo determinato, che, proprio per tale astratta riconducibilità, lo ha escluso espressamente dal suo campo di applicazione).

 
Corte appello  Roma  sez. lav. 08 aprile 2013 n. 571


Il comma 5 dell'art. 32 l. n. 183/2010 ha una portata ampia, come tale idonea a ricomprendere tutti i casi in cui si ha la trasformazione del contratto di lavoro a tempo determinato in uno a tempo indeterminato, anche se ciò sia la conseguenza di vizi che, sul piano genetico, afferiscono al contratto di somministrazione di manodopera.


Cassazione civile  sez. lav. 17 gennaio 2013 n. 1148


In tema di lavoro interinale, la legittimità del contratto di fornitura costituisce il presupposto per la stipulazione di un legittimo contratto per prestazioni di lavoro temporaneo. Ne consegue che l'illegittimità del contratto di fornitura comporta le conseguenze previste dalla legge sul divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro e, quindi, l'instaurazione del rapporto di lavoro con il fruitore della prestazione, cioè con il datore di lavoro effettivo; inoltre, alla conversione soggettiva del rapporto si aggiunge la conversione dello stesso da lavoro a tempo determinato in lavoro a tempo indeterminato, per intrinseca carenza dei requisiti richiesti dal d.lg. 368 del 2001 ai fini della legittimità del lavoro a tempo determinato tra l'utilizzatore ed il lavoratore.


In tema di lavoro interinale, l'indennità prevista dall'art. 32 l. 4 novembre 2010 n. 183, nel significato chiarito dal comma 13 dell'art. 1 l. 28 giugno 2012 n. 92, trova applicazione con riferimento a qualsiasi ipotesi di ricostituzione del rapporto di lavoro avente in origine termine illegittimo e si applica anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore a causa dell'illegittimità di un contratto per prestazioni di lavoro temporaneo a tempo determinato, ai sensi della lett. a, comma 1, art. 3 l. 24 giugno 1997 n. 196, convertito in contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione.


 
 
 




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