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danno differenziale quantitativo e qualitativo
Il danno differenziale quantitativo ed il danno differenziale qualitativo, i diversi presupposti per il riconoscimento in giudizio di tali voci di danno  
 
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Comunemente, si indica come danno differenziale la differenza tra l'indennizzo erogato dall'INAIL e l'eventuale maggior risarcimento somministrato in sede civile.
 
In considerazione dei diversi presupposti giuridici che ne legittimano la pretesa, il danno differenziale deve essere distinto nelle due sottocategorie di: "danno differenziale quantitativo" e "danno differenziale qualitativo".
 
Il danno differenzuale c.d. quantitativo si riferisce a quei danni che ricadono nell'ambito della copertura INAIL sicchè, sotto il profilo del quantum, esso dipende sostanzialmente dall'utilizzo di differenti criteri di liquidazione in sede INAIL e in sede civile.
 
Questo è, in effetti, il danno differenziale propriamente detto che va distinto dal danno differenziale qualitativo che si riferisce a quelle voci di danno non coperte dall'assicurazione sugli infortuni e malattie professionali.
 
Il danno differenziale quantitativo può essere posto a carico del datore di lavoro assicurato, ai sensi dell'art. 10 commi 2, 3 e 4 del d.p.r. n. 1124 del 1965, quando, con sentenza penale o civile, si accerti che l'evento lesivo si è verificato per fatto costituente reato perseguibile d'ufficio, commesso dallo steso datore di lavoro o da un altro suo dipendente.
 
Tale accertamento può, peraltro, anche essere effettuato incidentalmente dal giudice civile e anche, secondo una certa tesi giurisprudenziale, con i criteri presuntivi della colpa di cui al combinato disposto degli artt. 1218 c.c. e 2087 c.c.
 
In definitiva, il danno differenziale c.d. quanitativo può essere richiesto al datore di lavoro solo laddove sussista la sua responsabilità penale (per reato perseguibile d'ufficio) accertabile anche in via incidentale nell'ambito del giudizio civile.
 
Discorso diverso va fatto con riferimento a tutte le voci di danno non ricomprese nella ssicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali (si pensi al danno morale ed al danno esistenziale, specie all'indomani del revirement della Corte di cassazione, ovvero al danno di riflesso dei prossimi congiunti, ovvero ancora ai danni subiti da lavoratori non tenuti all'assicurazione o di fatto non assicurati).
 
Con riferimento a tali voci di danno o a tali soggetti, opera la disciplina generale in tema di risarcimento del danno essendo sufficiente, a configurare la responsabilità datoriale, la colpa e non essendo necessario che il datore risulti responsabile di un reato perseguibile d'ufficio.
 
Fino al d.lgs. n. 38 del 2000, il danno differenziale quantitativo comprendeva solo il danno patrimoniale (derivante dalla perdita della capacità di produrre reddito), mentre il danno biologico, escluso all'epoca dal campo di applicazione oggettivo della tutela INAIL, era ricompreso nel c.d. danno differenziale qualitativo (o complementare).
 
Dopo l'estensione della tutela INAIL anche al ristoro del danno biologico eventualmente subito a seguito di infortunio, si è aperto un contrasto nella giurisprudenza di merito in ordine alla possibilità di ottenere una liquidazione più alta in sede civile rispetto a quanto risarcito in sede INAIL in applicazione delle tabelle emanate con il d.m. 12 luglio 2000.
 
L'opinione prevalente è nel senso di consentire di avanzare la domanda del danno differenziale, ove risulti acclarata la responsabilità penale per reato perseguibile d'ufficio a carico del datore di lavoro, proprio sul rilievo che, in difetto, opera, anche per il danno biologico, l'esonero dalla responsabilità del datore di lavoro.
 
Tale tesi apapre conforme al dettato legislativo di cui all'art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000 che, estendendo la tutela indennitaria per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali anche al danno biologico, ha previsto che debba applicarsi la normativa del testo unico in quanto compatibile e, quindi, anche l'art. 10 del d.p.r. n. 1124 del 1965.
 
L'area del c.d. danno differenziale qualitativo si è prtanto andate restringendo.
 
Il danno differenziale qualitativo riguarda, cioè, il danno biologico inferiore al 6%, il danno biologico temporaneo, il danno
biologico iure proprio dei superstiti, il danno patrimoniale per le inabilità permanenti inferiori al 16%, il danno morale e il danno esistenziale.
 
Con riferimento a tali voci, come già accennato, il lavoratore ha la possibilità di agire per il risarcimento autonomo ed integrale dei danni subiti (previo accertamento della responsabilità civile del datore di lavoro, contrattuale o extracontrattuale, secondo le regole e i principi generali del diritto comune).
 
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