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č possibile essere amministratore delegato e dirigente di una societā ma
Il cumulo di cariche sociali all'interno di una società con un contestuale e parallelo rapporto di lavoro subordinato, configurabilità e oneri probatori nella giurisprudenza della Suprema Corte
 
La titolarità di una  carica sociale all'interno di una società, salvo il caso dell'amministratore unico, non è incompatibile con l'esistenza parallela di un rapporto di lavoro subordinato anche di tipo dirigenziale.
 
Si tratta, tuttavia, di verificare in concreto la duplicità degli incarichi in quanto il contenzioso che si apre in questa materia è, di norma, caratterizzato da una pretesa del lavoratore non fondata su documenti scritti.
 
Ora, è intuibile che, quando un lavoratore rivendichi un ulteriore compenso con riferimento ad un ruolo dirigenziale già rivestendo una carica sociale quale, ad esempio, quella di amministratore delegato, l'indagine risulterà particolarmente complessa in considerazione dell'ovvia sovrapponibilità delle attribuzioni. 
 
La Suprema Corte ha evidenziato al riguardo che  "colui che intende far valere tale tipo di rapporto fornisca la prova della sussistenza del vincolo della subordinazione, e cioè l'assoggettamento, nonostante la suddetta carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell'organo di amministrazione della società nel suo complesso".
 
Nel caso dell'amministratore unico, invece, tale duplicità di rapporti non è configurabile proprio perchè è anche in via astratta impossibile che vi sia un lavoratore subordinato a se stesso.
 
In sostanza, mentre in difetto del possesso di una carica sociale all'interno della società, lo svolgimento di un'attività continuativa in favore della società avrebbe comportato l'operare delle presunzioni poste dall'art. 61 e 69 del d.lgs. n. 276/03 con la conseguenza che, in difetto del contratto a progetto, il rapporto avrebbe potuto presumersi come subordinato, in caso di possesso della carica sociale si presume che l'attività svolta in senso alla società sia espletata in esecuzione delle incombenze connesse alla carica, gravando sul lavoratore l'onere di provare il contrario. 

Cassazione civile    sez. I 06/11/2013 n 24972

Per la configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato fra un membro del consiglio di amministrazione di una società di capitali, ovvero dell'amministratore delegato, e la società stessa, è necessario che colui che intende far valere tale tipo di rapporto fornisca la prova della sussistenza del vincolo della subordinazione, e cioè l'assoggettamento, nonostante la suddetta carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell'organo di amministrazione della società nel suo complesso.


Cassazione civile    sez. lav. 17/11/2004 n 21759


La qualità di socio ed amministratore di una società di capitali composta da due soli soci, entrambi amministratori, è compatibile con la qualifica di lavoratore subordinato, anche a livello dirigenziale, ove il vincolo della subordinazione risulti da un concreto assoggettamento del socio dirigente alle direttive ed al controllo dell'organo collegiale amministrativo formato dai medesimi due soci. Ne deriva che l'amministratore di una società di capitali può assumere la qualità di dipendente della stessa qualora non sia amministratore unico (anche se solo di fatto) ma membro di un consiglio, ancorché investito di mansioni di consigliere delegato, in modo che la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta da quella del singolo amministratore.



Nella giurisprudenza di questa Corte è stato più volte affermato che la qualifica di amministratore di una società di capitali non è di per sé incompatibile con la condizione di lavoratore subordinato alle dipendenze della stessa società ma, perché sia configurabile un rapporto di lavoro subordinato, è necessario che colui che intenda farlo valere non sia amministratore unico della società e provi in modo certo il requisito della subordinazione - elemento tipico qualificante il rapporto - che deve consistere nell'effettivo assoggettamento, nonostante la carica di amministratore rivestita, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell'organo di amministrazione della società nel suo complesso (v. in tal senso, Cass. 24 maggio 2000, n. 6819; sostanzialmente conformi fra le molte Cass. 6 novembre 1995, n. 11565; 13 giugno 1996, n. 5418; 6 aprile 1998, n. 3257; 8 febbraio 1999, n. 1081; 14 gennaio 2000 n. 381; 17 febbraio 2000, n. 1791;). La subordinazione lavorativa, pacificamente configurabile solo in relazione ad attività diverse da quelle poste in essere per effetto del rapporto organico (per tutte, Cass. 25 maggio 1991, n. 5944; 7 marzo 1996, n. 1793; 12 gennaio 2002, n. 329) è esclusa nel caso dell'amministratore unico per l'immedesimazione in un unico soggetto della veste di esecutore della volontà sociale e di quella di unico organo competente ad esprimerla (Cass. 29 maggio 1998, n. 5352). Per la stessa ragione essa, anche a livello dirigenziale, non è incompatibile con la circostanza che la qualità di socio e di amministratore sia posseduta in società composta da due soli soci entrambi amministratori, qualora il vincolo della subordinazione risulti da un concreto assoggettamento del socio - dirigente alle direttive ed al controllo dell'organo collegiale amministrativo formato dai medesimi due soci (Cass. 21 gennaio 1993, n. 706; Cass. 21 maggio 2002, n. 7465). In piena coerenza con quest'ordine di idee viene pertanto affermato che la configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato non è incompatibile con la sussistenza in capo alla persona del lavoratore della qualifica di comproprietario dell'azienda, ove la prestazione fornita dallo stesso abbia ad oggetto compiti (nella specie di carattere esecutivo) eccedenti quelli connaturati alla qualità di comproprietario, e si sottolinea, al tempo stesso, l'esigenza che in ordine alla formazione e alle vicende del rapporto di lavoro sia individuabile un autonomo centro di imputazione costituito dalla pluralità dei soggetti che partecipano alla comunione destinataria della prestazione lavorativa e nella quale possa essere individuato, ove tale attività abbia le caratteristiche del lavoro subordinato, il datore di lavoro. (Cass. 24 marzo 1997, n. 2582).



Tribunale  Milano  sez. II 02/05/2012 5080


La qualità di lavoratore subordinato non è compatibile con quella di amministratore unico di società di capitali datrice di lavoro non essendo configurabile il vincolo di subordinazione ove manchi la soggezione del prestatore ad un potere sovraordinato di controllo e disciplina escluso dalla immedesimazione in unico soggetto della veste di esecutore della volontà sociale e di quella di unico organo competente ad esprimerla; altrettanto dicasi rispetto alla figura dell'amministratore delegato quando abbia poteri gestori tali da escludere la configurabilità di un'alterità soggettiva rilevante tra l'organo titolare di poteri gestori e il soggetto assunto con qualifica di lavoratore subordinato ancorché con ruolo di dirigente. 




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