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Esposizione all'amianto e benefici contributivi
I benefici contributivi per i lavoratori esposti alle fibre dell'amianto, gli oneri probatori che gravano sul lavoratore che intenda conseguire in giudizio tali benefici contributivi 
 
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A seguito delle direttive comunitarie degli anni 80, il legislatore è intervenuto, dapprima con il d.lgs. n. 277 - 1991 e, successivamente, in modo più deciso con la l. 27 marzo 1992, n. 257.
 
Viene fissato, così, il termine di un anno per l'eliminazione definitiva dell'amianto dal contesto produttivo e commerciale delle aziende italiane e viene inoltre previsto, ex lege, che per i lavoratori che siano stati esposi all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, gestita dall'INAIL, è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5 (cfr. art. 13 comma 8 della l. n. 257/92).
 
L'evidente logica dell'art. 13 della l. n. 257/1992 era quella di consentire ai lavoratori che avessero prestato la propria prestazione lavorativa in ambienti contaminati dalle fibre dell'amianto di anticipare il proprio pensionamento.
 
Quanto ai livelli di esposizione all'amianto che legittimano la pretesa al beneficio contributivo di cui al comma 8 dell'art. 13, soccorrono le previsioni di cui al d.lgs. n. 277 del 1991 che fissa tali limiti in 100 ff/litro su otto ore al giorno.
 
Come più volte ribadito dalla Corte di legittimità, è elemento indefettibile per il riconoscimento del beneficio contributivo relativo all'esposizione alle polveri dell'amianto, la prova, incombente sulla parte ricorrente, che l'ambiente di lavoro presenti una concreta esposizione al rischio delle polveri di amianto con valori limite superiori a quelli indicati nel d.lgs. n. 277(1991 (cfr. Cass n. 4913/2001 secondo cui "Presupposto per l'applicabilità dell'art. 13 comma 8 l. 27 marzo 1992 n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto) come modificato dall'art. 1 comma 1, d.l. 5 giugno 1993 n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell'amianto) che disciplina l'attribuzione di benefici previdenziali (moltiplicazione per il coefficiente di 1, 5, ai fini delle prestazioni pensionistiche, dell'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione ad amianto gestita dall'Inail) non è la sola esposizione ultradecennale ad amianto, necessitando altresì la prova, il cui onere ex art. 2697 c.c. fa carico a ciascun interessato, dell'effettiva esposizione a rischio morbigeno, il che si ha quando vi sia esposizione a polveri di amianto in valori di concentrazione superiori ai limiti consentiti dagli art. 24 e 31 d.lg. 15 agosto 1991 n. 277.").
 
In sintesi, dunque, gli oneri allegatori e probatori che debbono essere assolti dalla parte che domandi in giudizio il riconoscimento del beneficio contributivo di cui all'art. 13 comma 8 della l. n. 257/1992 possono essere così sintetizzati

a) la specifica lavorazione praticata e l'ambiente dove si è svolta tale lavorazione per un periodo ultradecennale;

b) la sussistenza della copertura assicurativa o dei presupposti per l'insorgenza dell'obbligo di assicurazione presso l'INAIL;

c) la concreta esposizione, nel predetto ambiente, al rischio delle polveri dell'amianto con valori limite superiori a quelli indicati all'art. 31 del d.lgs. n. 277/1991.

Con riferimento al punto c) deve peraltro, sottolinearsi come il quantum di prova richiesto al lavoratore possa essere utilmente fornito a mezzo di consulenza tecnica d'ufficio (così come evidenziato dal Cass n 16119/2005, secondo cui "L'attribuzione dell'eccezionale beneficio di cui all'art. 13, comma 8, l. 27 marzo 1992 n. 257 (nel testo risultante dalle modifiche apportate dall'art. 1, comma 1, della l. n. 271 del 1993), presuppone l'assegnazione ultradecennale del lavoratore a mansioni comportanti un effettivo e personale rischio morbigeno, a causa della presenza nel luogo di lavoro, di una concentrazione di fibre di amianto superiore ai valori limite indicati nel d.lg. n. 277 del 1991; al fine del riconoscimento di tale beneficio, non è necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell'esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica , la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell'ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia massima di tollerabilità."


Deve, peraltro, darsi conto delle significative modifiche apportate, in subiecta materia, dalla legge n. 326/2003 ed in particolare dall'art. 47 della suddetta legge che stabilisce, al comma 1 che "A decorrere dal 1° ottobre 2003, il coefficiente stabilito dall'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, è ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenza, il predetto coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della determinazione dell' importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime".

Con il limitare l'effetto del beneficio contributivo al quantum della prestazione pensionistica, il legislatore ha, in parte, snaturato la logica del beneficio stesso che era quella, già segnalata, di consentire un'anticipazione del pensionamento a favore dei lavoratori che si fossero trovati, prima della bonifica, a lavorare in ambienti lavorativi insalubri.

In ogni caso, la predetta disposizione modificativa non si applica nei casi indicati al comma 6 bis e, cioè "per i lavoratori che abbiano già maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto al trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonché coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto, fruiscano dei trattamenti di mobilità, ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento ".
 
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