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fondo di garanzia e 2112 c c
fondo di garanzia e 2112 c c
 
L'intervento sostitutivo del fondo di garanzia dell'Inps e l'esistenza di altri obbligati in solido. Il fondo interviene anche in caso di trasferimento d'azienda in ipotesi di insolvenza del cedente? 
 
 
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L'art. 2 della l. n. 297 del 1982 prevede, l'istituzione "...presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale il "Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto" con lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo nel pagamento del trattamento di fine rapporto..." e che "Trascorsi quindici giorni dal deposito dello stato passivo, reso esecutivo ai sensi dell'articolo 97 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero dopo la pubblicazione della sentenza di cui all'articolo 99 dello stesso decreto, per il caso siano state proposte opposizioni o impugnazioni riguardanti il suo credito, ovvero dalla pubblicazione della sentenza di omologazione del concordato preventivo, il lavoratore o i suoi aventi diritto possono ottenere a domanda il pagamento, a carico del fondo, del trattamento di fine rapporto di lavoro e dei relativi crediti accessori, previa detrazione delle somme eventualmente corrisposte..." e che "...Il fondo è surrogato di diritto al lavoratore o ai suoi aventi causa nel privilegio spettante sul patrimonio dei datori di lavoro ai sensi degli articoli 2751- bis e 2776 del codice civile per le somme da esso pagate.

Si è formato un nutrito contenzioso in materia di intervento sostitutivo del fondo laddove, come nella fattispecie di cui all'art. 2112 c.c., sussistano altri obbligati solidali (ad esempio il cessionario dell'azienda in ordine al credito a titolo di TFR maturato dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro cedente insolvente).
 
Secondo una parte della giurisprudenza di merito, infatti, in senso contrario rispetto al diritto all'intervento del fondo, deporrebbe l'esistenza di un principio immanente nella logica dell'intervento del Fondo secondo cui l'intervento del medesimo sarebbe residuale e potrebbe essere invocato solo in mancanza di altri obbligati solidali (in tale senso, ad esempio, può richiamarsi la sentenza n. 1442 del 2016 del Tribunale di Brescia).

Tale impostazione, però, non appare convincente e rispondente alle norme di cui all'art. 2 della l. n. 297 del 1982; l'intervento del fondo, infatti, ai sensi del citato art. 2 presuppone unicamente l'insolvenza del datore di lavoro e che sia decorso il termine di 15 giorni dal deposito dello stato passivo (per l'ipotesi principale). 
 
L'art. 2 della l. n. 297 del 1982 non condiziona, invece, così come pretenderebbe la difesa dell'Istituto e come ritenuto dalla citata giurisprudenza di merito, l'intervento del fondo all'inesistenza di ulteriori eventuali obbligati solidali (come nel caso, sopra prospettato, di cui all'art. 2112 c.c.). Peraltro, nel caso di cui all'art. 2112 c.c., l'obbligato in solido risponderebbe di un debito altrui e non di un debito anche proprio in quanto, per la giurisprudenza consolidata della S.C., con riferimento al credito per T.F.R. maturato nel corso del rapporto di lavoro con il datore di lavoro che abbia successivamente ceduto l'azienda ex art. 2112 c.c., l'obbligato principale è e resta il datore di lavoro con il quale abbia avuto corso il rapporto di lavoro in relazione al quale sia maturato il credito al trattamento di fine rapporto.
 
Il Fondo si sostituisce al datore di lavoro e, in virtù di espressa previsione di legge, "è surrogato di diritto al lavoratore o ai suoi aventi causa nel privilegio spettante sul patrimonio dei datori di lavoro" e di essi soltanto. 
 
D'altronde, ove il Legislatore avesse inteso condizionare l'intervento del Fondo all'inesistenza di ulteriori obbligati solidali, avrebbe dovuto, in tali ipotesi, disciplinare i termini e le modalità dell'intervento sostitutivo nell'ipotesi in cui anche tali obbligati solidali si rivelassero insolventi in quanto, in ipotesi contraria, l'esistenza di una garanzia aggiuntiva per il lavratore si tradurrebbe , nei fatti, nella perdita della garanzia certa che dovrebbe essere rappresentata proprio dall'intervento del fondo dell'Inps.
 
Occorre, poi, ricordare che, sotto altro angolo prospettico, la giurisprudenza di legittimità ha in ogni caso affermato il principio secondo cui, una volta divenuto definitivo lo stato passivo, l'Inps non può sottrarsi all'obbligo di intervento sostitutivo su di esso gravante sulla base dell'argomento dell'esistenza di altri obbligati solidali. Con la sentenza n. 24730 del 4.12.2015, infatti, la S.C., nel ribadire il consolidato principio secondo cui "ai fini dell'intervento del fondo di garanzia, una volta che il credito del lavoratore sia stato definitivamente ammesso al passivo della società sottoposta a procedura concorsuale, l'Inps non può contestare tale accertamento, che vincola l'Istituto sia che abbia partecipato alla procedura concorsuale (in tal caso lo stato passivo munito di esecutività ha forza di cosa giudicata anche nei suoi confronti), sia che a essa sia rimasto estraneo", ha anche evidenziato che "Supporre - come fa l'INPS - che i crediti, pur sussistenti, siano ormai suscettibili di essere fatti valere ex art. 2112 c.c., nei confronti della presunta cessionaria, con conseguente inapplicabilità della L. n. 297 del 1982, art. 2 e D.Lgs. n. 80 del 1992, art. 2, integrerebbe solo un aggiramento dialettico della suddetta vincolatività dell'accertamento anche nei confronti dell'istituto previdenziale".
 
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