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gestione separate e gestione commercianti la parola alla Consulta

L’art. 1, comma 203, Legge n. 662/96, ha introdotto l’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (c.d. Gestione IVS commercianti), per gli esercenti attività commerciali di cui alla Legge n. 613/66 aventi i seguenti requisiti:

a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita;

b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonché per i soci di società a responsabilità limitata;

c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;

d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli.

La norma prevede dunque l’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti anche per i soci lavoratori di srl operanti nel settore commerciale, purchè l'attività sia prestata con i caratteri dell'abitualità e della prevalenza. I contributi dovuti a tale Gestione devono essere corrisposti sul reddito d’impresa dichiarato dalla società (risultante quindi dal mod. UNICO SC), attribuito al socio in ragione della relativa quota di partecipazione.

Il comma 208 del citato art. 1 pre vede che :“qualora i soggetti … esercitino contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente”.

Con riferimento alla norma citata, si è aperto un contenzioso che ha visto molteplici interventi della Suprema Corte, l'interpretazione autentica (in contrasto con l'orientamento espresso dalle Sezioni Unite) del Legislatore (art. 12 comma 11 DL n 78 del 2010), un nuovo intervento della Suprema Corte a Sezioni Unite ed infine una pronuncia della Corte Costituzionale (la n 15 del 26 gennaio 2012).


Il nodo problematico concerneva i rapporti tra la Gestione Separata di cui all'art. 2 comma 26 della L. n. 335 del 1995 e la Gestione IVS commercianti allorchè il lavoratore autonomo svolgesse contemporaneamente diverse attività, anche  all'interno della medesima impresa, che isolatamente considerate comportassero l'iscrizione alle due forme previdenziali.

Secondo l'orientamento patrocinato dalle Sezioni Unite prima dell'intervento della norma di interpretazione autentica, il criterio della prevalenza doveva operare anche tra la Gestione Separata e la Gestione Commercianti con la conseguenza che, nell'ipotesi delineata, spettava all'INPS individuare l'attività prevalente ed assoggettare a contribuzione unicamente i redditi derivanti da tale attività.

Diversamente, l'art. 12, comma 11 del DL n 78 del 2010 ha stabilito che “L’art. 1, comma 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’INPS. Restano, pertanto, esclusi dall’applicazione dell’art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335”.

E' stata così suffragata per via normativa l'interpretazione seguita costantemente dall'Istituto secondo cui il comma 208 aveva uno scopo di semplificazione assoggettando a contribuzione presso un'unica gestione i redditi derivanti da attività autonome che, isolatamente considerate, avrebbero comportato l'iscrizione alle diverse gestioni per lavoratori autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti).

E' stato invece escluso che la norma potesse applicarsi a casi di contemporanea prestazione di attività lavorative comportanti l'iscrizione alla gestione separata e alla gestione commercianti. In particolare, il problema si è posto con riferimento ai soci lavoratori di SRL che fossero anche amministratori della società e che, con riferimento a tale funzione, percepissero un compenso. In tale fattispecie, il lavoratore è tenuto alla doppia iscrizione se è ravvisabile il requisito dell'abitualità e della prevalenza nell'attività lavorativa prestata per la società.

In sostanza, ove risulti abituale e prevalente l'attività svolta come socio lavoratore vi sarà l'obbligo della doppia iscrizione, ove risulti invece la prevalenza dell'attività implicante l'iscrizione alla gestione separata dovrebbe invece essere escluso l'obbligo di iscriversi alla gestione commercianti difettando il requisito di cui al comma 203 dell'art. 1 della l. n 662/96 la cui lettera c) prevede l'obbligo di iscrizione solo per coloro che:"partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza".

In merito al contenuto di cui al comma 11 del citato art. 12, la Corte di Appello di Genova, con ordinanza 22.11.2010, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, ritenendo che tale disposizione:

viola il “principio di «parità delle armi» tra le parti processuali”

non sono ravvisabili i “superiori motivi di interesse generale” che consentono l’emanazione di norme di natura interpretativa;

lede, data la relativa natura interpretativa con conseguente efficacia retroattiva, “il canone generale della ragionevolezza delle norme …, l’effettività del diritto dei cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi …, la parità delle parti processuali …”.

La Corte Costituzionale con la recente sentenza 26.1.2012, n. 15, ha respinto le osservazioni della Corte d’Appello di Genova e riconoscouto la legittimità costituzionale della  norma.

Secondo la Consulta:

la norma non determina una duplicazione degli obblighi contributivi in quanto il presupposto imponibile è distinto;

l’interpretazione fornita con l’art. 12, comma 11, DL n. 78/2010 non ha introdotto elementi innovativi rispetto alla formulazione normativa, “ma le ha assegnato un significato riconoscibile come una delle possibili letture del testo originario”

Secondo la Corte Costituzionale “la norma censurata si è limitata ad enucleare una delle possibili opzioni ermeneutiche dell’originario testo normativo … tale soluzione ha superato una situazione di oggettiva incertezza, contribuendo così a realizzare principi di indubbio interesse generale e di rilievo costituzionale, quali sono la certezza del diritto e l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.”

 





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