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Il contratto a favore di terzi

 

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L’art. 1372 c.c. stabilisce che il contratto, in via generale, non produce effetti rispetto ai terzi se non nei casi espressamente previsti dalla legge; tale principio non risulta contraddetto dalle fattispecie della promessa del fatto del terzo contemplata dall’art. 1381 c.c. e da quella del contratto a favore del terzo di cui all’art. 1411 c.c. e nella fattispecie, di creazione dottrinale, dei terzi protetti da contratto.

Con la promessa del fatto del terzo, il codice prevede la possibilità che una parte prometta l’obbligazione o il fatto del terzo con la garanzia di un indennizzo in favore dell’altra parte contraente ove il terzo non assuma l’impegno promesso, con il contratto a favore di terzi, invece, lo stipulante conclude un contratto che ha per oggetto un’obbligazione da adempiere in favore del terzo o anche, secondo tesi non univocamente condivisa, il trasferimento di un diritto in suo favore.

I terzi protetti dal contratto sono i soggetti a favore dei quali sorgono posizioni giuridiche di favore a seguito della conclusione di un contratto tra diverse persone. Secondo la dottrina, cioè, a seguito della situazione relazionale che origina dall’esecuzione del contratto si costituiscono diritti di protezione in favore dei terzi che, ove inadempiuti, determinano la responsabilità contrattuale della parte inadempiente del contratto.

Con l’art. 1381 c.c. (promessa del fatto del terzo) il terzo non subisce alcuna immediata incisione della sua sfera giuridica in quanto è la parte stipulante che assume un obbligo di indennizzo in merito all’adempimento o al fatto del terzo che mantiene pertanto la libertà di non eseguire la prestazione promessa salvi gli eventuali accordi esistenti con lo stipulante. Secondo una certa impostazione nella promessa del fatto del terzo lo stipulante assumerebbe una vera e propria obbligazione di far sì che il terzo compia il fatto promesso con  la conseguente esperibilità dei rimedi previsti per la risoluzione del contratto e del rimedio risarcitorio oltre a quello indennitario in caso di colpevole condotta del promittente. Secondo altra tesi, con la promessa del fatto del terzo il promittente assumerebbe solo un obbligo di garanzia.

Nel contratto a favore di terzo, invece, la sfera giuridica del terzo subisce un’incisione ma si tratta di un effetto incrementativo del patrimonio e, secondo la dottrina più autorevole, il divieto di produrre effetti sulla sfera giuridica del terzo andrebbe riferito esclusivamente agli effetti pregiudizievoli in quanto l’ordinamento, con varie norme (l’art. 1333 c.c. e l’art. 1411 c.c., per esempio), dimostra il proprio favore per i negozi giuridici che incrementino la sfera patrimoniale del terzo, salva la possibilità di rifiuto.

In tale prospettiva discussa è la possibilità di stipulare, in favore del terzo, il trasferimento di diritti immobiliari, stanti, oltre agli effetti incrementativi del patrimonio, i contestuali ed ineliminabili oneri di gestione. La giurisprudenza si è orientata nel senso di ammettere contratti a favore di terzi che abbiano per oggetto il trasferimento di diritti sempre che tale trasferimento non comporti oneri di gestione e custodia. La stipulazione può essere revocata sino a che il terzo non abbia dichiarato anche nei confronti del promettente che intende profittarne. In caso di revoca o in caso di rifiuto, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante. Il promittente può opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto ma non quelle fondate sui rapporti personali tra stipulante e promettente.

Il terzo è il beneficiario della prestazione ma non è parte contrattuale sicchè può esperire l’azione d’adempimento ma non quella di risoluzione del contratto che spetta allo stipulante. Lo stipulante, per procedere alla conclusione di un contratto a favore di terzo, deve avere interesse, interesse che può discendere da diverse fattispecie negoziali che vincolano il terzo e lo stipulante – liberalità, mutuo ecc. ecc.

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