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Il lavoro domestico
La disciplina del lavoro domestico, le norme di legge e di contratto collettivo più significative, il lavoro domicilio con pernotto e senza pernotto 
 
 
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L'art. 1 della legge n. 339 del 1958 definisce addetti ai servizi personali domestici "i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare, sia che si tratti di personale con qualifica specifica sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche" .

I prestatori di lavoro domestico si suddividono in due categorie:

lavoratori con mansioni impiegatizie: precettori, maggiordomi, governanti ecc.
lavoratori con mansioni operaie: cuochi, giardinieri, custodi, camerieri ecc.

Per quel che concerne la disciplina legale del rapporto:

il lavoro domestico può essere prestato con contratto a tempo indeterminato ovvero a tempo determinato;

viene prevista l'assunzione diretta del lavoratore domestico, fermo restando l'obbligo di comunicazione dell'assunzione direttamente ed unicamente all'INPS;

viene previsto il riposo settimanale e quello notturno non inferiore a otto ore consecutive, il periodo di prova di trenta giorni di lavoro effettivi per gli impiegati e 8 giorni per i lavoratori che prestano opera manuale specializzata o generica;

sono previste le ferie annuali e il TFR (o l'indennità in caso di morte).

Il trattamento economico viene liberamente stabilito dalle parti nel rispetto dei parametri tariffari stabiliti dal contratto collettivo.
Il prestatore ammesso alla coabitazione, oltre alla retribuzione, ha diritto al vitto e all'alloggio.


Con riguardo all'estinzione del rapporto di lavoro vige la regola della libera recedibilità da parte del datore di lavoro salva l'ipotesi del licenziamento discriminatorio per la quale La legge n. 108 del 1990 prevede la nullità con conseguente reintegra del lavoratore nel posto di lavoro.

Tra le norme di fonte collettiva merita segnalarsi:

la possibilità di ricorrere a forme di lavoro flessibili quali il contratto a termine ed il lavoro ripartito;

la durata massima dell'orario di lavoro fissata in 54 ore settimanali per il lavoratore convivente ed in 40 ore settimanali per il lavoratore non convivente.

il riposo settimanale di 36 ore con 24 ore consecutive di domenica irrinunciabili;

le ferie pari a 26 giorni lavorativi per ogni anno di lavoro presso lo stesso datore di lavoro.

Per le lavoratrici domestiche non è normativamente previsto il divieto di licenziamento di cui all'art. 54 del D.Lgs. n. 151 del 2001. L'art. 24 del CCNL prevede però che dall'inizio della gravidanza, purchè intervenuta all'inizio del rapporto e fino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata che per giusta causa.

La giurisprudenza ha più volte affrontato la questione della riconducibilità del lavoro alla pari nell'alveo del lavoro domestico subordinato. Ha ritenuto il lavoro alla pari riconducibile nell'alveo della subordinazione allorchè:

il lavoratore alla pari presti un'attività diretta alla soddisfazione di bisogni connessi all'esistenza del consorzio familiare;

la famiglia predetermini le mansioni che l'ospite è chimato ad effettuare;

sia erogata un'utilità economicamente valutabile quale corrispettivo della prestazione fonrita.
 
 
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