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impugnazione del licenziamento regimi differenziati


L'impugnazione del licenziamento dopo la Fornero, i regimi differenziati a secondo dell'epoca dell'intimato licenziamento.
 
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La disciplina dell'impugnazione del licenziamento è contenuta nell'art. 6 della legge n 604 del 1966 che originariamente stabiliva l'onere dell'impugnazione stragiudiziale mediante atto scritto idoneo a rendere manifesta la volontà del lavoratore entro il termine di decadenza di sessanta giorni dall'intimazione del licenziamento medesimo.

Le SSUU della Suprema Corte hanno al riguardo precisato di recente che il termine di impugnazione è da ritenersi rispettato qualora l'atto scritto sia inviato nel termine di sessanta giorni anche se ricevuto successivamente.

Originariamente non era previsto alcun ulteriore termine a carico del lavoratore con la conseguenza che l'azione giudiziale poteva essere intrapresa entro l'ordinario termine di prescrizione del diritto.
 
Con lo scopo di limitare entro tempi ragionevoli la situazione di incertezza in ordine all'eventuale ripristino del rapporto a seguito di impugnativa giudiziale, il Legislatore, già nel 2010, era intervenuto con la legge n 183 del 2010, stabilendo che, dal 31.12.2011, entro i 270 giorni successivi all'impugnazione del licenziamento, a pena di inefficacia dell'impugnazione medesima, il lavoratore dovesse depositare il ricorso giudiziale ovvero comunicare al datore di lavro la richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.
 
Se il lavoratore, anzichè depositare il ricorso giudiziale, decide di optare per la conciliazione o l'arbitrato e questi sono rifiutati o non è raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, deve depositare il ricorso giudiziale, a pena di decadenza, entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

Deve specificarsi che tali nuove modalità di impugnazione del licenziamento e i relativi termini di decadenza si applicano anche ai casi di impugnative che presuppongono la previa riqualificazione del rapporto di lavoro.

Si discute in dottrina se le nuove modalità di impugnazione del licenziamento si applichino anche ai licenziamenti inefficaci in quanto orali. La prevalente opinione negativa argomenta dalla lettera della legge che espressamente fa decorrere il termine di impugnazione di sessanta giorni dalla comunicazione per iscritto del licenziamento.
 
La legge n 92 del 2012 (c.d. riforma Fornero) è nuovamente intervenuta sul regime dell'impugnazione dei licenziamenti invalidi, in primo luogo mediante la riduzione da 270 a 180 giorni del termine per proporre il ricorso in giudizio, dopo l'impugnativa stragiudiziale (ovvero per comunicare la richiesta del tentativo di conciliazione o di arbitrato).
 
Tale innovato termine è in vigore solo per i licenziamenti intimati dopo il 18 luglio del 2012 (si vedano i commi 38 e 39 dell'art. 1 della legge n 92 del 2012).
 
Deve, inoltre, ricordarsi come la legge n 92 del 2012, abbia esteso la disciplina relativa all'impugnazione dei licenziamenti invalidi anche ad altre ipotesi:

a) recesso del committente dai rapporti di co.co.co. o di co.co.pro.;

b) trasferimenti di lavoratori da un'unità produttiva all'altra;

c) cessione del contratto di lavoro a seguito di trasferimento di azienda;

d) ogni caso, compresa l'ipotesi di somministrazione irregolare, in cui il lavoratore chiede la costituzione o l'accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto.






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