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infortunio in itinere e utilizzo del mezzo privato
L'infortunio in itinere, la nozione di luogo di abitazione e le condizioni per l'indennizzo dell'infortunio in itinere nella giurisprudenza della Corte di Cassazione in caso di utilizzo del mezzo privato 
 
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La costante giurisprudenza di legittimità, nell'interpretare l'art. 12 della L. n. 388/2000, ha enunciato il principio per cui l'utilizzo del mezzo privato per raggiungere il luogo di lavoro dal luogo della propria abitazione, non esclude l'indennizzabilità dell'infortunio sul lavoro, solo laddove l'uso del mezzo privato risulti necessitato. In tale prospettiva, l'indennizzo non può essere riconosciuto laddove il mezzo privato costituisca soilo una scelta più comoda per raggiungere il posto di lavoro, atteso che la tutela assicurativa opera solo allorchè non sussista, tenuto anche conto degli orari di lavoro, una praticabile alternativa di ricorso ai mezzi pubblici. Calando in ambito processuale il principio enunciato dalla Suprema Corte, emerge che il lavoratore è chiamato ad allegare ed a fornire prova che l'utilizzo del mezzo privato è stato necessitato in quanto non esistevano mezzi pubblici che potevano coprire il percorso dal luogo di abitazione al luogo di lavoro. A fronte di tale deduzione, poi, la parte datoriale o l'INAIL avrebbe la possibilità di allegare e provare l'esistenza di tale alternativa. In difetto di allegazione, invece, la prova che il percosro seguito con il mezzo privato sia quello migliore per raggiungere il luogo di lavoro non sarà di per sè sufficiente. Quanto alla nozione di luogo di abitazione, la S. C. ha avuto modo di precisare che si tratta di una nozione ampia che non è confinata alla residenza anagrafica "dovendosi intendere per luogo di abitazione non soltanto quello di personale dimora del lavoratore, ma soprattutto il luogo in cui si svolge la personalità dell'individuo, coincidente, di norma, con l'ambito della comunità familiare"



Cassazione civile    sez. VI 07/09/2012 15059

L'infortunio in itinere non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sposti con il proprio mezzo di trasporto ove l'uso del mezzo privato rappresenti non una necessità per la mancanza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce strumento normale di mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio di incidenti stradali.

Cassazione civile    sez. VI 03/11/2011 n 22759

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, l'infortunio in itinere non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell'attività lavorativa fuori sede, dal luogo della propria dimora, ove l'uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada.



Cassazione civile    sez. lav. 29/07/2010 n 17752


La sussistenza di esigenze di bilanciamento delle esigenze di lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore, pur se finalizzate ad accreditare condotte di vita improntate a maggior comodità o a minor disagio, non sono di per sé sufficienti per il riconoscimento dell'infortunio "in itinere" in assenza della dimostrazione dell'effettiva necessità dell'utilizzo del mezzo privato

Cassazione civile    sez. lav. 23/05/2008 n 13376

In tema di infortunio in itinere, secondo la disciplina previgente alla riforma recata dal d.lg. n. 38 del 2000, l'indennizzabilità dell'infortunio subito dal lavoratore nel percorrere, con mezzo privato, la distanza fra la sua abitazione ed il luogo di lavoro, postula: a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento, nel senso che tale percorso deve costituire per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; c) la necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, da accertarsi in considerazione della compatibilità degli orari dei pubblici servizi di trasporto rispetto all'orario di lavoro dell'assicurato, ovvero della sicura fruibilità dei pubblici servizi di trasporto qualora risulti impossibile, tenuto conto delle peculiarità dell'attività svolta, la previa determinazione della durata della sua prestazione lavorativa. (Nella specie, la S.C., enunciando l'anzidetto principio, ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva omesso qualsiasi accertamento in ordine alle circostanze evidenziate nella lettera c) suindicata).

Cassazione civile    sez. lav. 31/07/2007 n 16950

L’infortunio in itinere è indennizzabile anche se l’incidente che ha coinvolto il lavoratore è avvenuto con il suo mezzo di trasporto (ciclomotore), nonostante il percorso casa-lavoro fosse collegato servizio pubblico di trasporto (autobus), purché sia stato il datore di lavoro a chiedere al dipendente di usare il suo mezzo privato.


Cassazione civile    sez. lav. 17/01/2007 n995



L'infortunio in itinere, occorso al lavoratore mentre percorre il tragitto tra casa e lavoro a bordo di proprio mezzo privato, non è indennizzabile quando, sussistendo rispetto agli orari dei trasporti pubblici differenze di tempo di entità modesta, ciò avvenga per mera comodità personale.


Cassazione civile    sez. lav. 08/11/2000 n 14508


L'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché imposto da particolari esigenze, dovendosi intendere per luogo di abitazione non soltanto quello di personale dimora del lavoratore, ma soprattutto il luogo in cui si svolge la personalità dell'individuo, coincidente, di norma, con l'ambito della comunità familiare; pertanto, anche il percorso di andata e ritorno dal luogo di residenza della famiglia al luogo di lavoro, in considerazione dei doveri di rilevanza costituzionale di solidarietà familiare, deve reputarsi "normale", con la conseguente indennizzabilità dell'infortunio occorso all'assicurato durante tale percorso (principio affermato in relazione ad ipotesi in cui non era applicabile "ratione temporis" la specifica disciplina di cui al d.lg. 23 febbraio 2000 n. 38).




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