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infortunio sul lavoro e comporto
Infortuni sul lavoro malattie professionali ed incidenza sul superamento del periodo di comporto nella giurisprudenza di legittimità
 
 
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il comporto secco e per sommatoria


Una questione che ha interessato la giurisprudenza in tema di diritto alla conservazione del posto durante il periodo di comporto è quella se vadano computate le assenze dovute ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale.

Al riguardo la giurisprudenza ha affermato, in linea generale, il principio che non debbono essere computate le assenze dovute ad infortunio sul lavoro laddove riconducibili all'inadempimento datoriale all'obbligo di sicurezza di cui all'art. 2087 c.c.

Ai fini dell'esclusione dal computo del periodo di comporto è pertanto richiesto che l'infortunio sul lavoro o la malattia professionale non solo abbiano avuto origine in fattori di nocività insiti nelle modalità di esercizio delle mansioni e comunque presenti nell'ambiente di lavoro, e siano pertanto collegate allo svolgimento dell'attività lavorativa, ma altresì quando il datore di lavoro sia responsabile di tale situazione nociva e dannosa, per essere egli inadempiente all'obbligazione contrattuale a lui facente carico ai sensi dell'art. 2087 c.c., norma che gli impone di porre in essere le misure necessarie secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica per la tutela dell'integrità fisica e della personalità morale del lavoratore, atteso che in tali ipotesi l'impossibilità della prestazione lavorativa è imputabile al comportamento della stessa parte cui detta prestazione è destinata.

Con altra pronuncia la Cassazione ha poi precisato che ai fini del calcolo del superamento del periodo di comporto, il lavoratore assente per infortunio sul lavoro deve escludere solo i giorni che gli sono stati riconosciuti dall’Inail.

Cassazione civile  sez. lav. 10 agosto 2012 n. 14377


In tema di eccessiva morbilità del lavoratore, l'art. 51 c.c.n.l. 19 dicembre 2007 per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multi servizi che prevede un limite massimo di conservazione del posto in caso di assenze per infermità e, nel contempo, il diritto alle retribuzioni fino a guarigione nel caso di infortunio sul lavoro va interpretato nel senso che, ai fini del calcolo del periodo di comporto , superato il quale il datore può recedere dal rapporto, vanno calcolate le sole assenze per malattia e non anche quelle per infortunio sul lavoro o malattia professionale, atteso che non possono porsi a carico del lavoratore le conseguenze del pregiudizio da lui subito a causa dell'attività lavorativa espletata


Cassazione civile  sez. lav. 28 marzo 2011 n. 7037



La computabilità delle assenze del lavoratore dovute ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale nel periodo di comporto non si verifica nelle ipotesi in cui l' infortunio sul lavoro o la malattia professionale non solo abbiano avuto origine in fattori di nocività insiti nelle modalità di esercizio delle mansioni e comunque presenti nell'ambiente di lavoro, e siano pertanto collegate allo svolgimento dell'attività lavorativa, ma altresì quando il datore di lavoro sia responsabile di tale situazione nociva e dannosa, per essere egli inadempiente all'obbligazione contrattuale a lui facente carico ai sensi dell'art. 2087 c.c., norma che gli impone di porre in essere le misure necessarie secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica per la tutela dell'integrità fisica e della personalità morale del lavoratore, atteso che in tali ipotesi l'impossibilità della prestazione lavorativa è imputabile al comportamento della stessa parte cui detta prestazione è destinata.


Cassazione civile  sez. lav. 16 gennaio 2008 n. 683



Ai fini del calcolo del superamento del periodo di comporto, il lavoratore assente per infortunio sul lavoro deve escludere solo i giorni che gli sono stati riconosciuti dall’Inail; sono invece conteggiati tutti quei giorni di malattia comunque certificati dall’Asl ma disconosciuti dall’Inail.


Cassazione civile  sez. lav. 25 novembre 2004 n. 22248



Le assenze del lavoratore dovute ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale - al pari delle assenze per malattie comuni - sono riconducibili, in linea di principio, all'ampia e generale nozione di infortunio o malattia (di cui all'art. 2110 c.c.), e tali sono parimenti computabili - in difetto di contraria (o comunque diversa) previsione della contrattazione collettiva - nel periodo di comporto . Coerentemente la prospettata computabilità può essere esclusa - anche nel caso di assenze del lavoratore dovute ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale - soltanto se l'infermità sia, comunque, imputabile a responsabilità del datore di lavoro, in dipendenza della nocività delle mansioni o dell'ambiente di lavoro, che lo stesso datore - in violazione dell'obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.) o di norme specifiche - abbia omesso di prevenire o eliminare.





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