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La condizione sospensiva, la condizione risolutiva, la condizione potestativa

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La condizione è il principale tra gli elementi accidentali del contratto ed è lo strumento attraverso il quale le parti possono inserire all’interno del regolamento contrattuale i motivi individuali.

La condizione del contratto può essere sospensiva o risolutiva; si usa, poi, distinguere tra le condizioni casuali e le condizioni potestative e, tra queste ultime, occorre ulteriormente distinguere le condizioni meramente potestative.

In via generale la condizione è un avvenimento futuro ed incerto dal quale le parti decidono di far discendere gli effetti del contratto o di risolverli. Con la condizione sospensiva gli effetti del contratto si producono a decorrere dall’avveramento della condizione e retroagiscono sino al momento della conclusione;  con la condizione risolutiva gli effetti si producono immediatamente ma si risolvono nel momento dell’avveramento della condizione.

In pendenza della condizione sospensiva l’acquirente non può esercitare il diritto ma può compiere atti conservativi mentre, in pendenza della condizione risolutiva, l’acquirente può esercitare il diritto e l’alienante può compiere atti conservativi. Entrambe le parti possono disporre del diritto (ma l’atto di trasferimento resta subordinato alla condizione) e devono comportarsi secondo buona fede (artt. 1357 e 1358 c.c.).

La condizione è potestativa quando ha per oggetto il comportamento di una delle parti del contratto, è casuale quando ha per oggetto un fatto esterno alle parti o il fatto di un terzo. La condizione è meramente potestativa quando ha per oggetto il comportamento di una delle parti che, per essa, sia indifferente compiere o non compiere. Il contratto cui è apposta una condizione sospensiva meramente potestativa avente per oggetto il comportamento del debitore o dell’alienante è nullo (art. 1355 c.c.).


La condizione deve essere lecita e possibile.

La condizione illecita rende nullo il contratto cui è apposta.

La condizione impossibile rende nullo il contratto ove sospensiva, si considera non apposta ove risolutiva.

Ove la condizione non si avveri per fatto imputabile alla parte con interesse contrario al suo avveramento, l’ordinamento prevede un’apposita finzione d’avveramento della condizione (art. 1359 c.c., secondo la giurisprudenza, per l’operatività di tale finzione d’avveramento, è necessario che la condizione sia apposta nell’esclusivo interesse di una delle parti e non nell’interesse di entrambe).


Ove la condizione sia stipulata nell’interesse esclusivo di una delle parti contraenti, la parte nell’interesse della quale essa è convenuta può rinunciarvi.

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