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niene prescrizione per gli autonomi
niene prescrizione per gli autonomi

la Cassazione ha affermato il significativo principio che, per i lavoratori autonomi, la prescrizione non decorre in costanza di rapporto di lavoro a nulla rilevando la successiva riqualificazione del rapporto di lavoro

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Un ex-amministratore di società proponeva opposizione avverso lo stato passivo di una società in stato fallimentare, per rivendicare, in via principale, l’accertamento della natura subordinata dell’attività resa, nella pretesa qualità di dirigente, in favore dell’ex-datrice di lavoro, nonché, per l’effetto, il pagamento dei relativi trattamenti retributivi.
 Il Tribunale rigettava ambedue le domande. Avverso la predetta decisione, ricorreva in Cassazione l’ex-amministratore; la curatela fallimentare si opponeva con controricorso.L’ordinanza affronta il tema della decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi con riferimento, nella fattispecie, all’ipotesi in cui un rapporto formalmente autonomo sia oggetto di una domanda giudiziale di riqualificazione in un rapporto di natura subordinata. La giurisprudenza in merito alla prescrizione dei crediti retributivi dei lavoratori subordinati è nel senso che, per i lavoratori in regime di tutela reale, in costanza di rapporto, la prescrizione decorre sin dal momento della maturazione del diritto mentre, per i lavoratori garantiti dalla sola tutela obbligatoria, essa decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Tale criterio, tuttavia, non può trovare applicazione laddove il credito retributivo acceda ad un rapporto di lavoro la cui natura subordinata derivi, non già dalla originaria volontà delle parti stipulanti, bensì da una pronuncia giudiziale costitutiva di tipo riqualificatorio. Con la sentenza n. 22172 del 2017, la Suprema Corte ha affermato il principio che, in tali ipotesi, la prescrizione non decorra in costanza di rapporto di lavoro nonostante, all'esito della riqualificazione, il rapporto sarebbe dotato di stabilità c.d. reale,

Cassazione civile, sez. lav., 22/09/2017,  n. 22172

In assenza di un regime di stabilità del rapporto di lavoro, la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. La sussistenza di una situazione di effettivo “timore” delle conseguenze associate al recesso (quale circostanza idonea a posticipare il dies a quo della data di decorrenza della prescrizione) non deve essere valutata ex post in relazione alle tutele applicabili con riferimento al rapporto di lavoro “riqualificato” (scenario ipotetico), ma deve essere analizzata ex ante, con riferimento all’effettivo grado di stabilità che connota la collaborazione autonoma (quantunque non genuina).

che ritiene il collegio che il primo motivo sia accoglibile e che il secondo resti assorbito;
che, infatti, il primo motivo è fondato, posto che, in assenza di un regime di stabilità reale, nell'onere probatorio datoriale e comunque accertata dal Tribunale (sub p.to 7, a pg. 3 del decreto: "Il preteso rapporto non poteva quindi ritenersi assistito da stabilità reale"), la decorrenza della prescrizione inizia dalla cessazione del rapporto di lavoro: la regola essendo costituita dalla sua sospensione in corso di rapporto di lavoro e l'eccezione dalla decorrenza immediata (Cass. 16 maggio 2012, n. 7640);
che tale regola vale anche per i crediti di un lavoratore formalmente autonomo, di cui successivamente sia stata riconosciuta la natura subordinata del rapporto (Cass. 23 gennaio 2009, n. 1717) e così, in via generale, pure per i crediti di chi rivesta incarichi di dirigente (Cass. 23 giugno 2003, n. 9968; Cass. 10 marzo 2010, n. 5809)
 
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