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operazione Poseidone, legittima l'iscrizione alla gestione separata dei professionisti?
I professionisti che versano solo il contributo integrativo alla propria cassa di previdenza devono versare i contributi alla Gestione Separata; le prime risposte (favorevoli ai professionisti) dei giudici del merito

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Una questione che, di recente, si è posta dinanzi ai giudici di lavoro nei gradi del merito è quella relativa alla fondatezza delle pretese contributive dell'Inps relative ad attività professionali per le quali i professionisti abbiano conseguito redditi assoggettati al solo obbligo di versamento del contributo integrativo alla propria cassa di riferimento, con esclusione dell'obbligo di versamento del contributo soggettivo.

Va ricordato, in proposito, che tale eventualità è determinata da diverse situazioni di fatto previste e disciplinate dai diversi ordinamenti previdenziali dei liberi professionisti.

Ad esempio, dottori commercialisti e avvocati che non esercitino la professione con continuità sono esclusi dall'associazione ovvero non hanno l'obbligo di iscriversi alla stessa e sono, conseguentemente, obbligati unicamente al versamento del contributo integrativo commisurato al volume d'affari professionale che hanno realizzato.

Ingegneri e architetti che esercitino, contestualmente all'attività professionale, altra attività che determina una diversa obbligazione contributiva in favore di altro ente di previdenza, sono analogamente esclusi dall'associazione e dall'obbligo di iscriversi alla stessa e conseguentemente, sono soggetti all'obbligo di versare il solo contributo integrativo.

Secondo l'Inps, in tutte le descritte ipotesi in cui, a fronte di un reddito derivante da attività professionale, il professionista non abbia versato il contributo soggettivo all'ente di previdenza di categoria, la contribuzione risulterebbe dovuta alla sua Gestione Separata ai sensi dell'art. 2 comma 26 della legge 8 agosto 1995 n. 335.

Tale interpretazione sarebbe poi stata confermata dal recente intervento interpretativo del Legislatore che, con il comma 12 dell'art. 18 del D.L. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, in legge n. 111 del 2011 ha previsto che "l'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorche' non esclusiva, attivita' di lavoro autonomo tenuti all'iscrizione presso l'apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attivita' il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attivita' non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti...".

Secondo quanto precisato dalla circolare n 99 del 2011, il fatto di versare all'ente di previdenza di categoria contributi integrativi o contributi di solidarietà, non correlati alla futura percezione di un trattamento pensionistico, non esclude l'obbligo di versare la contribuzione alla gestione separata.
 
All'indomani dell'intervento legislativo e della richiamata circolare interpretativa, si aveva avuto modo di dubitare della correttezza dell'interpretazione fornita dall'Inps e, soprattutto, della sua univocità alla luce delle norme di interpretazione autentica.

Si era, in particolare, sottolineato come il comma 12 dell'art. 18 del citato d.l. facesse esclusivamente riferimento all'esistenza di un obbligo contributivo in favore dell'ente previdenziale di categoria senza alcuna qualificazione ulteriore di tale contribuzione con la conseguenza che esso avrebbe potuto anche interpretarsi nel senso che l'obbligo di versare anche solo il contributo integrativo esclude l'assoggettabilità a contribuzione presso la gestione Separata dei relativi redditi professionali.

Si era anche osservato che un'ulteriroe conferma della plausibilità di tale interpretazione doveva trarsi dalla considerazione che, nel medesimo corpus normativo, al comma 11 dello stesso articolo 18, a diversi fini, il legislatore aveva espressamente qualificato in termini di contributo soggettivo la contribuzione dovuta dai professionisti, mostrando, quindi, di riconoscere e di tenere presente la distinzione tra il contributo soggettivo ed il contributo integrativo e di avere, dunque, consapevolmente omesso qualsiasi distinzione nel comma 12.

La giurisprudenza di merito si è prevalentemente orientata in tal senso ritenendo illegittime le pretese contributive avanzate dall'Inps.


Tribunale di Roma, sezione Lavoro, sentenza del 30 maggio del 2013 est dott. Antonio Maria Luna

OGGETTO: accertamento negativo obbligo iscrizione alla Gestione separata
CONCLUSIONI DELLE PARTI:
L’avv. C. Petroncini, per l’opponente: “…1) in via preliminare accertare e dichiarare la nullità e/o disporre l’annullamento dell’iscrizione d’ufficio del ricorrente alla Gestione separata, comunicata con la nota di cui in premessa, nonché accertare e dichiarare la non debenza dei contributi e degli accessori pretesi dall’INPS, ivi comprese le sanzioni richieste, per insussistenza dei presupposti. 2) In via subordinata accertare e dichiarare la non debenza dei contributi e degli accessori pretesi dall’INPS, ivi comprese le sanzioni richieste, per intervenuta prescrizione degli stessi”.
L’avv. S. Bellomarì, per il convenuto: “… - Nel merito, rigettare il ricorso introduttivo del giudizio in quanto infondato in fatto e in diritto; - In via subordinata, condannare il ricorrente a pagare le diverse somme che dovessero risultare dovute a titolo di contributi e somme aggiuntive, oltre alle somme aggiuntive maturate e maturande sino al saldo”.
ESPOSIZIONE DEI FATTI
Con ricorso depositato il 25 gennaio 2013, l’ing. Piero D’ASDIA ha esposto che l’INPS, con nota del 13 giugno 2011, gli ha comunicato l’iscrizione d’ufficio alla Gestione separata ex art. 2, comma 26, l. n. 335/1995 ed ha chiesto il pagamento dei contributi per l’anno 2005 e delle relative sanzioni per l’importo complessivo di €1.407,68; che egli, iscritto all’Albo degli ingegneri della provincia di Roma ed alla relativa Cassa di previdenza, durante l’anno 2005, ha svolto attività di insegnamento universitario; che, contestualmente, ha svolto attività di libero professionista corrispondendo, sul reddito da lavoro autonomo prodotto, il contributo obbligatorio alla Cassa di previdenza; e che il ricorso proposto avverso la iscrizione d’ufficio è stato respinto con deliberazione del 5 giugno 2012 ritenendo l’Istituto che sono obbligati a versare i contributi alla Gestione separata i professionisti i quali, come nella specie, versano il solo contributo integrativo e non anche quello soggettivo.
Il ricorrente ha sostenuto che, anche in base all’interpretazione autentica di cui all’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98/2011, essendo egli già obbligatoriamente iscritto alla Cassa di previdenza per gli ingegneri, non è tenuto alla contestuale iscrizione alla Gestione separata; che, in ogni caso, non sarebbe dovuta la contribuzione poiché, non consentendo il versamento per un anno la maturazione di alcun diritto previdenziale, egli avrebbe diritto alla restituzione di quanto ora preteso; e che, in subordine, è prescritta la pretesa contributiva ai sensi dell’art. 3, comma 9, l. n. 335/1995.
Ha quindi rassegnato le conclusioni sopra trascritte.
L’Istituto di previdenza, costituitosi con memoria depositata il 17 mag-gio 2013, ha chiesto respingersi la domanda posto che i liberi professionisti sono tenuti al pagamento del contributo alla Gestione separata relativamente ai redditi professionali non assoggettati a contribuzione previdenziale obbligatoria alla cassa di categoria, non rilevando il pagamento del solo contributo integrativo o di solidarietà, cioè un contributo non correlato all’erogazione di un trattamento pensionistico. Quanto all’eccezione di prescrizione, l’Istituto ha dedotto che il ricorrente, non iscrivendosi alla Gestione separata e non presentando il modello di dichiarazione necessario alla determinazione dei contributi, ha impedito di esercitare il diritto per cui la prescrizione non è decorsa; e che, comunque, avendo il ricorrente presentato dichiarazione per i redditi 2005 il 25 ottobre 2006, al momento della richiesta da parte dell’Istituto (21.6.2011) non era ancora decorso il termine quinquennale.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995 dispone quanto segue: “A decorrere dal 1° gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l’INPS, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’articolo 49 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’articolo 49 del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio di cui all’articolo 36 della legge 11 giugno 1971, n. 426. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività”.
Per risolvere i dubbi relativi alla individuazione dei soggetti tenuti all’iscrizione alla Gestione separata il legislatore è intervenuto con l’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98/2011, conv. in l. n. 11/2011, prevedendo che “L’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11. Resta ferma la disposizione di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. Sono fatti salvi i versamenti già effettuati ai sensi del citato articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995”.
Con tale disposizione il legislatore ha quindi chiarito che l’iscrizione alla Gestione separata ha carattere residuale essendo obbligatoria solo per i lavoratori autonomi che esercitano una professione per la quale non sia obbligatoria l’iscrizione ad appositi albi, ovvero per coloro che, pur iscritti, svolgano un’attività non soggetta a versamento contributivo agli enti di previdenza per i liberi professionisti.
La legge non pone alcuna distinzione in merito alla tipologia di contribuzione cui il reddito frutto della libera professione è assoggettato, essenziale essendo che il reddito non “sfugga” ad una forma obbligatoria di contribuzione.
Pertanto, non rileva che il reddito percepito dal ricorrente nel 2005 sia stato assoggettato, in base all’ordinamento della Cassa di categoria, al solo c.d. contributo integrativo, commisurato al volume di affari soggetto ad IVA, ai sensi degli artt. 10 l. n. 6 del 1981 e 23 dello Statuto della Cassa, e non anche al contributo soggettivo di cui agli artt. 9 della stessa legge e 22 dello Statuto.
Non corretta è l’affermazione da parte dell’INPS secondo cui non solo i soggetti già pensionati ma anche i lavoratori dipendenti devono essere assoggettai al versamento di un contributo minimo alla Cassa con aliquota non inferiore al 50% di quella prevista in via ordinaria e che, quindi, in mancanza, il contributo soggettivo deve essere versato alla Gestione separata.
Infatti, sono sottoposti a tale contributo del 50% alla Cassa di categoria non i professionisti che siano anche lavoratori dipendenti, ma soltanto i professionisti già pensionati, secondo quanto dispone l’art. 18, comma 11, del d.l. n. 98/2011.
Deve pertanto accogliersi la domanda dichiarandosi insussistente l’obbligo del ricorrente di iscrizione alla Gestione separata e di versamento dei contribuiti richiesti dall’INPS con nota del 13 giugno 2011.


Tribunale di Verbania sentenza del 31 ottobre del 2014 est dott.ssa Maria Serena Riccobono

Con ricorso depositato in data 9/10/2013, l’Ing. Arzeni Giorgio ha convenuto in giudizio avanti a questo Tribunale in funzione di giudice del lavoro l’Inps chiedendo accertarsi l’esclusione della propria posizione dalle previsioni dell’art. 2 co.26 L. n.335/1995 con conseguente declaratoria di non dovere corrispondere l’importo di euro 8.779,39 richiesto dall’Istituto previdenziale, a titolo di contribuzione e sanzioni, con lettera raccomandata 13/6/2011 ricevuta il 22/6/2011  e conteggio allegato, a seguito della sua iscrizione d’ufficio alla Gestione separata di cui all’art. 2 co. 26 L.335/95 cit. dal 1/1/2005, eccependo altresì la prescrizione quinquennale del credito per contributi e sanzioni nonché l’erroneità del computo delle sanzioni civili .
Si è costituito in giudizio l’Inps che ha resistito al ricorso chiedendone la reiezione .
Senza lo svolgimento di alcuna attività istruttoria trattandosi di questione di puro diritto, la causa giunge oggi in decisione di cui viene immediatamente data pubblica lettura .
Il ricorso è fondato.
Pacifici i fatti di causa, conviene riportare il panorama normativo di riferimento .
Recita l’art. 2 co.26 L. n. 335/95 : “A decorrere dal 1 gennaio 1996, sono tenuti all'iscrizione presso una apposita gestione separata, presso l'Inps, e finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell'articolo 49 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del presidente della repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell'articolo 49 del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio di cui all'articolo 36 della legge 11 giugno 1971, n. 426, sono esclusi dall'obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività.”
L’art. 18 co.12 del D.L. n.98/2011 conv. in L. n.111/2011 dispone [Nde. carattere maiuscolo di questo giudicante] : “L’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 95, n. 335, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio NON SIA SUBORDINATO ALL’ISCRIZIONE IN APPOSITI ALBI PROFESSIONALI ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11 . Resta ferma la disposizione di cui all’art.3, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 . Sono fatti salvi i versamenti già effettuati ai sensi del citato articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995” .
Trattandosi di norma di interpretazione autentica, dotata dunque di efficacia retroattiva, ne consegue che con decorrenza 1/1/1996 i soggetti che sono tenuti all’iscrizione presso la Gestione separata dell’Inps sono esclusivamente, con elenco da ritenere tassativo e quindi insuscettibile di applicazione analogica o interpretazione estensiva [Nde. carattere maiuscolo dello scrivente giudice]: 1) COLORO CHE SVOLGONO ATTIVITA’ IL CUI ESERCIZIO NON SIA SUBORDINATO  ALL’ISCRIZIONE AD APPOSITI ALBI PROFESSIONALI ; 2)  ovvero coloro che svolgono attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti ed ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11 [Nde: norma che si omette di riportare stante la sua irrilevanza nel caso in esame] . 
Deriva dunque dalla piana lettura del sopra tenorizzato dettato normativo, che i liberi professionisti iscritti ad albi sono assoggettati a tutela previdenziale a mezzo di forme autonome di previdenza obbligatoria, e solo se non è possibile costituire tali forme autonome di previdenza obbligatoria i soggetti interessati sono iscritti (o iscrivibili anche d’ufficio) alla gestione separata ex art. 2 comma 26 cit.
D’altronde, la correttezza della superiore lettura è stata riscontrata proprio dall’Istituto resistente, che ha testualmente riconosciuto che l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata sussiste solo ed esclusivamente per i lavoratori autonomi NON TENUTI al versamento dei contributi previdenziali alla Cassa professionale di appartenenza, avendo indicato tra gli altri in via esemplificativa, altresì Inarcassa (memoria difensiva pag. 3 sub 2) .
Orbene, parte ricorrente ha documentalmente dimostrato di avere versato ad Inarcassa il contributo previdenziale integrativo obbligatorio dovuto per l’anno 2005, annualità controversa in causa (docc. 6 e 7), conseguendone l’illegittimità dell’iscrizione d’ufficio dell’Arzeni alla Gestione separata e l’insussistenza di qualsivoglia debito contributivo relativo nei confronti dell’Istituto convenuto .
Alle svolte considerazioni consegue l’assorbimento di ogni ulteriore questione dibattuta in causa . 
Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. P.Q.M.
Il Tribunale di Verbania in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando in contraddittorio delle parti nella causa iscritta al N. 441/13 promossa da Arzeni Giorgio nei confronti dell’Inps, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede :
- accoglie il ricorso e, per l’effetto, dichiara che il ricorrente non deve corrispondere all’Inps l’importo di euro 8.779,39 richiestogli dall’Istituto previdenziale, a titolo di contribuzione e sanzioni, con lettera raccomandata 13/6/2011  e relativo conteggio allegato ;
- condanna l’Istituto resistente alla cancellazione dell’iscrizione dell’Arzeni dalla Gestione separata di cui all’art. 2 comma 26 L. n.335/1995 stante l’inapplicabilità di tale norma al predetto ;
- condanna l’Inps alla integrale rifusione in favore di parte ricorrente delle spese di causa, che si liquidano in complessivi euro 3.037,00 di cui euro 37,00 per anticipazione ed il residuo per compenso ex DM n. 55/2014 oltre 15% rimb. forf. spese, 4% CPA e IVA come per legge .
Così deciso in Verbania il 31/10/2014

Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto sent. 12 novembre 2013 est. dott.ssa Valeria Totaro

1.- Con ricorso depositato il 19 luglio 2012 Giuseppe D’Amico ha adito questo giudice del lavoro e, premesso di essere dipendente a tempo indeterminato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca quale docente di Costruzioni presso l’I.T.C.G. “L. Da Vinci” di Milazzo e di svolgere anche attività libero-professionale di ingegnere, ha chiesto l’accertamento della illegittimità della iscrizione d’ufficio presso la gestione separata effettuata dall’INPS nei propri confronti a decorrere dall’1 gennaio 2006 e della conseguente pretesa, avanzata dallo stesso con nota del 28 maggio 2012, del versamento della somma di euro 2.551,78 a titolo di contributi omessi anno 2006 e relative sanzioni. Ha chiesto, altresì, l’accertamento del diritto all’iscrizione a INARCASSA e, in subordine, la condanna della stessa alla restituzione dei contributi già versati.
I convenuti hanno resistito alla pretesa.
2.- Per la decisione della presente controversia occorre muovere dal dato normativo che regola la materia.
L’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995 prevede che “A  decorrere  dal  1 gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l’INPS, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione  generale  obbligatoria  per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i  soggetti  che esercitano  per  professione  abituale,  ancorchè  non  esclusiva, attività  di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’articolo 49 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi, approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni  ed  integrazioni,  nonchè i titolari di rapporti di collaborazione  coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’articolo 49 del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita  a  domicilio  di  cui  all’articolo 36 della legge 11 giugno 1971, n. 426. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività’”.
Al fine di dirimere i dubbi ingenerati da alcune circolari emesse dall’INPS e da altrettante note diramate dalle casse private, il legislatore è nuovamente intervenuto con la norma di interpretazione autentica (avente, quindi, efficacia retroattiva) di cui all’art. 18, comma 12, del d.l. 98/2011, conv. in L. 111/2011, chiarendo che “L’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.  335,  si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorchè non esclusiva,  attività  di  lavoro  autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11. Resta ferma la disposizione  di cui all’articolo 3, comma 1,  lettera  d),  del  decreto  legislativo  10 febbraio 1996, n. 103. Sono fatti salvi i versamenti già effettuati ai sensi del citato articolo 2, comma 26,  della  legge  n.  335  del 1995”. 
Orbene, per dato pacifico il ricorrente nel 2006 svolgeva sia l’attività di docente che quella libero professionale di ingegnere (iscritto al relativo albo) e ha versato regolarmente sia la contribuzione alla gestione obbligatoria INPDAP (ora INPS), che il contributo integrativo all’INARCASSA, pur non essendo iscritto ad essa. 
Va, al riguardo, precisato che, con specifico riferimento alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli ingegneri e architetti professionisti, l’art. 21 della L. 6/1981 stabilisce che “L’iscrizione  alla  Cassa è obbligatoria per tutti gli ingegneri e gli architetti che esercitano la libera professione con carattere di continuità… Sono esclusi dall’iscrizione … gli ingegnerei e gli architetti iscritti a forme di previdenza obbligatorie in dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato”; l’art. 1 del d.lgs. 103/1996 “ in  attuazione  della  delega conferita ai sensi dell’art. 2, comma 25, della legge 8 agosto  1995,n.  335,  assicura,  a  decorrere  dal  1  gennaio  1996,  la  tutela previdenziale  obbligatoria  ai  soggetti  che svolgono attività’ autonoma di libera professione senza vincolo di  subordinazione,  il cui esercizio e’  condizionato  all’iscrizione  in  appositi  albi  o elenchi” prevedendo che “Le norme di cui al presente decreto  si applicano  anche  ai soggetti, appartenenti alle categorie professionali di cui al comma 1, che esercitano   attività   libero-professionale, ancorchè contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente”.
Se ne ricava che i professionisti-dipendenti sono esonerati dall’obbligo di iscrizione a INARCASSA e, quindi, dal versamento del contributo soggettivo previsto dall’art. 9 della legge 6/1981, ma devono pur sempre corrispondere quello integrativo calcolato sul fatturato della propria attività (art. 10).
Ciò posto, la mancata iscrizione alla cassa dell’ing. D’Amico - legittima per quanto detto, essendo egli tenuto ad altra forma di previdenza obbligatoria (v. Cass. n. 827/1990) - non determina automaticamente, come invece sostenuto dai resistenti, il sorgere in capo allo stesso dell’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS.
Invero, nel caso di specie, non ricorre alcuno dei presupposti tassativi - e, quindi, insuscettibili di interpretazione estensiva o applicazione analogica – elencati dall’art. 18, comma 12, D.L. 98/2011 cit., in quanto non risulta integrata né la prima ipotesi (attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali), essendo l’esercizio dell’attività di ingegnere certamente subordinato alla iscrizione all’albo professionale, né tanto meno la seconda (attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11), avendo INARCASSA imposto il versamento di contributi sul reddito prodotto. 
Quanto a quest’ultima, secondo il costante orientamento della giurisprudenza di merito investita della questione (v. Trib. Reggio Calabria 1 ottobre 2013, Trib. Roma 18 giugno 2013 e 30 maggio 2013, Trib. Rieti 9 maggio 2013, Trib. Nicosia 16 aprile 2013, Trib. Aosta 23 febbraio 2011), l’ampio e generico riferimento al “versamento contributivo”, senza ulteriori specificazioni, induce a ritenere che l’intentio legislatoris sia stata quella di escludere dall’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata tutti i soggetti comunque tenuti a corrispondere a casse ed enti previdenziali privati dei contributi, quale che ne sia la tipologia e natura. Tale interpretazione, del resto, si impone tenuto conto della ratio della disposizione e del contesto in cui essa è stata emanata: come evidenziato in ricorso, infatti, sia l’INPS che la cassa hanno fornito, dal 1996 ad oggi, diverse letture dell’art. 2, comma 26 della legge n. 335/1995, sostenendo che il versamento del contributo integrativo o “di solidarietà” non comporti esclusione dall’obbligo di iscrizione alla G.S..
In definitiva, la domanda proposta nei confronti dell’Istituto va accolta, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati, mentre deve essere rigettata per il resto, non risultando fondata la pretesa dell’istante di ottenere la restituzione dei contributi integrativi fino ad oggi versati a INARCASSA.
3.- Nei rapporti tra ricorrente e INPS le spese seguono la soccombenza e  si liquidano in euro 1.170, di cui 50 per esborsi, mentre in quelli con INARCASSA – tenuto conto dell’obiettiva incertezza generata nei professionisti dalle posizioni arbitrariamente assunte dai vari enti previdenziali – esse vanno interamente compensate.
P.Q.M.
               Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni ulteriore istanza respinta:
1) annulla l’iscrizione d’ufficio dell’ing. Giuseppe D’Amico presso la Gestione Separata INPS a decorrere dall’1 gennaio 2006 e dichiara non dovuta la somma di euro 2.551,78 pretesa con la nota del 28.5.2012 a titolo di contributi e sanzioni;
2) condanna l’INPS a rimborsare al ricorrente le spese del giudizio, liquidate in euro 1.170, oltre i.v.a. e c.p.a. ;
3) compensa le spese nei restanti rapporti. 
         Barcellona P.G., lì 12 novembre 2013                                
                                                                                             Il Giudice del lavoro 
                                                                                                   Valeria Totaro 









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