Ricerca

























avvocati_domiciliatari_diritto_civile.jpg
mod_vvisit_counterVisite Oggi344
mod_vvisit_counterDal 12/06/0911584450

domiciliazioniprevprof.jpg

 CERCA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
opposizione Fornero allo stesso giudice della fase sommaria: si può fare!
La Suprema Corte ha nuovamente chiarito che la fase dell'opposizione nell'ambito del rito Fornero può essere conosciuta dallo stesso giudice che abbia definito la fase sommaria trattandosi, in sostanza, di due fasi dello stesso grado 
 
Con una recentissima pronuncia, la n. 3136 del 2015, la Suprema Corte, investita della questione della legittimità di una pronuncia emessa, nell'ambito del rito c.d. Fornero, in sede di opposizione dal medesimo giudice che aveva pronunciato l'ordinanza conclusiva della fase sommaria, ha nuovamente delineato i tratti caratteristici del nuovo rito chiarendo che le prime due fasi non costituiscono due gradi di giudizio (il che sarebbe, peraltro, paradossale considerando che l'intento dichiarato del legislatore era quello di accelerare la definizione delle liti che comportavano l'applicazione dell'art. 18 della l. n. 300/1970) ma due fasi del meedesimo grado di giudizio con la conseguenza che l'opposizione non costituisce, in realtà, un'impugnazione del provvedimento emesso nella fase sommaria ma un nuovo atto introduttivo che condurrà, all'esito, del processo, ad una sentenza che definirà il primo grado (in sesno conforme o difforme dall'ordinanza emessa in fase sommaria) avverso la quale potranno ulteriormente essere proposti i mezzi di gravame previsti dalla L. n. 92/2012.
 
Ne consegue che non solo non vi sono vizi processuali che possano inficiare la sentenza emessa ai sensi dell'art. 1, comma 57 della l. n. 92 del 2012 da parte del medesimo giudice che abbia emesso l'ordinanza della fase sommaria ma, in realtà, questa dovrebbe essere la soluzione processuale maggiormente in linea con la ricostruzione di un unico grado di giudizio caratterizzato da due fasi.
 
Sotto il profilo processuale, tuttavia, tale soluzione si presta ad alcuni evidenti inconvenienti che solo il tempo consentirà di apprezzare. 
 
E' infatti ipotizzabile che la soluzione della lite nella fase sommaria sia determinata dal mancato assolvimento di oneri di allegazione, di contestazione e prova della parte che ne sia gravata ( a meno di non ritenere che, nella fase sommaria, il giudice possa esercitare poteri d'ufficio istruttori maggiori rispetto a quelli a sua disposizione nell'ambito del rito ordinario ed a meno di non ritenere che nella fase sommaria non operi la circolarità degli oneri di allegazione e contestazione di cui è informato l'intero processo del lavoro).
 
In tal caso la parte soccombente nella fase sommaria ben potrebbe sanare la situazione nella fase di opposizione con la conseguenza che, in sostanza, il merito della questione sarebbe affrontato solo dal giudice dell'opposizione e non dal giudice della fase sommaria e che, anzi, questa dovrebbe ritenersi la regola ogni qual volta la decisione della causa in fase sommaria sia dipesa dal mancato assolvimento dell'onere di tempestiva e specifica contestazione o dal mancato assolvimento dell'onere di specifica allegazione.
 
Si pensi, ad esempio, ad un datore di lavoro che licenzi un proprio lavoratore per recidiva allegando di avere già adottato provvedimenti disciplinari nei confronti del lavoratore ma che non chieda di provare i fatti costitutivi di tali provvedimenti disciplinari che siano però contestati dal lavoratore.
 
La sorte della fase sommaria sarebbe segnata in quanto la recidiva non potrebbe essere apprezzata dal giudice, stante la contestazione del lavoratore e il mancato assolvimento dell'onere della prova da parte del datore di lavoro. Nella fase dell'opposizione, però, la causa inizierebbe su altri presupposti in quanto il datore di lavoro verosimilmente "aggiusterebbe il tiro" chiedendo di provare i fatti costitutivi delle sanzioni conservative.
 
Al contrario, nella medesima ipotesi, se il lavoratore omettesse di contestare i fatti costitutivi delle sanzioni conservative, le stesse potrebbero essere considerate pacifiche da parte del giudice della fase sommaria che potrebbe decidere la causa rigettando l'opposizione ritenendo esistente la recidiva prevista dal contratto collettivo.
 
Nella fase di opposizione, però, il lavoratore potrebbe contestare i fatti ed allora il datore di lavoro sarebbe onerato della prova.
 
In defnitiva, in tutte tali ipotesi, il giudizio di opposizione si caratterizzerebbe per essere del tutto nuovo rispetto a quello della fase sommaria ed in tale giudizio, tuttavia, le parti calibrerebbero il tiro sulla base degli involontari (ma inevitabili) suggerimenti forniti dall'ordinanza che ha definito la fase sommaria.
 
 





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 

 CERCA ANCORA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Previdenza Professionisti | Diritto Penale | Diritto Amministrativo | Diritto di Famiglia