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opposizione a cartella esattoriale per contributi
Oneri di allegazione, di specifica contestazione e di prova nell'ambito dei giudizi di opposizione a cartella esattoriale per contributi di previdenza obbligatoria; condizioni e termini dell'onere di specifica contestazione delle risultanze della cartella e/o dei verbali ispettivi presupposti 
 
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Nell'ambito al giudizio conseguente ad opposizione a cartella esattoriale (o ad avviso di addebito), il ricorso deve avere i contenuti sostanziali della memoria difensiva ex art. 416 c.p.c. con la conseguenza che l'opponente, oltre a sollevare le eccezioni in senso proprio, è tenuto a prendere posizione specifica sul merito della pretesa contributiva.
 
D'altronde il rito del lavoro, espressamente richiamato dal d.lgs. n. 46 del 1999 si caratterizza per una circolarità degli oneri di allegazione, di contestazione e di prova per cui "ogni volta che sia posto a carico di una delle parti (attore o convenuto) un onere di allegazione (e prova), l'altra ha l'onere di contestare il fatto allegato nella prima difesa utile, dovendo in mancanza, ritenersi tale fatto pacifico e non più gravata controparte del relativo onere probatorio, senza che rilevi la natura di tale fatto, potendo trattarsi di un fatto la cui esistenza incide sull'andamento del processo e non sulla pretesa in esso azionata" (cfr. cass n. 25269/07).
 
L'onere di contestazione deve poi essere assolto non già in maniera generica ma in modo specifico; d'altronde, con specifico riguardo, alle controversie di opposizione a cartella esattoriale, l'onere di contestazione a carico del ricorrente deve essere calibrato in relazione a quei fatti che siano desumibili, anche per relationem, dalla cartella opposta.
 
Qualora la cartella faccia riferimento ad un verbale ispettivo già in precedenza comunicato all'opponente e fondato su specifici presupposti di fatto, il ricorrente, già con l'atto di opposizione, dovrà prendere posizione in modo preciso anche sui medesimi fatti, operando, in difetto, il principio della prova dei fatti non contestati con con il conseguente esonero dall'onus probandi altrimenti gravante sull'ente previdenziale titolare della pretesa sostanziale.
 
Nelle ipotesi in cui, invece, dalla lettura della cartella, non sia possibile desumere tutte le ragioni poste a fondamento della pretesa contributiva, sarà l'ente previdenziale ad essere gravato, in sede di costituzione in giudizio, dell'onere di allegare i fatti che legittimano, nell'an e nel quantum, la pretesa azionata con l'iscrizione a ruolo del credito.
 
Si deve, allora, ritenere che, in tale ipotesi, l'opponente debba essere autorizzato, mediante la concessione di un eventuale termine ad hoc, a controdedurre ed eventualmente formulare istanze di prova contraria, in riferimento a quelle circostanze allegate dall'ente in sede di costituzione, volte a fondare la pretesa azionata con il procedimento di riscossione a mezzo ruolo.
 
In via generale, fermo quanto esposto in merito all'operatività del principio di non contestazione, si deve sottolineare che, nel giudizio di opposizione all'iscrizione a ruolo, grava sull'ente previdenziale l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa e quindi, ad esempio, la natura subordinata del rapporto, l'orario di lavoro, l'inquadramento dell'impresa, la violazione del minimale contributivo, mentre è onere dell'opponente provare i fatti modificativi o estintivi del diritto e quindi, ad esempio, le condizioni necessarie per accedere agli sgravi contributivi o alla fiscalizzazione degli oneri sociali.
 
Quanto all'istruttoria, non di rado la pretesa dell'ente previdenziale si fonda sulle risultanze degli accertamenti ispettivi.
 
Al riguardo, secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità "I verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell'Ispettorato del lavoro fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza o da loro compiuti, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato (ad esempio, per le dichiarazioni provenienti da terzi, quali i lavoratori, rese agli ispettori) il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle altre risultanze istruttorie raccolte o richieste dalle parti."(cfr. Cass n 9251/2010).
 
In recente decisione, peraltro, la S.C. ha aggiunto che " il rapporto ispettivo dei funzionari dell'ente previdenziale, pur non facendo piena prova fino a querela di falso, è attendibile fino a prova contraria, quando esprime gli elementi da cui trae origine (in particolare, mediante allegazione delle dichiarazioni rese da terzi), restando, comunque, liberamente valutabile dal giudice in concorso con gli altri elementi probatori" (in termini cfr. Cass. 14965/2012).
 
E' in ogni caso fatta salva la facoltà della parte opponente di provare in giudizio con propri testimoni la non rispondenza al vero delle dichiarazioni raccolte dagli ispettori, sicchè la valorizzazione del contenuto di queste ultime potrà avvenire solo all'esito dell'istruzione probatoria e nell'ambito di una valutazione complessiva di tutti gli elementi di prova acquisiti.
 
Sovente la pretesa dell'ente si fonda sulla denuncia del soggetto che avrebbe dovuto essere assicurato o comunque sulle sue dichiarazioni rilasciate ai funzionari ispettivi; si è dunque posta la questione della capacità a testimoniare di tali lavoratori.
 
Sul punto la giurisprudenza di legittimità non è uniforme. 
 
Cass n 14197/10 ah affermato che "Nel giudizio tra datore di lavoro ed istituti previdenziali o assistenziali avente ad oggetto il pagamento di contributi, qualora sorga contestazione sull'esistenza del rapporto di lavoro subordinato, con conseguente necessità di preliminare accertamento di detto rapporto quale presupposto dell'obbligo contributivo, la posizione che il lavoratore assume in detto giudizio determina la sua incapacità a testimoniare; tuttavia, ciò non esclude che il giudice possa, avvalendosi dei poteri conferitigli dall'art. 421 c.p.c., interrogarlo liberamente sui fatti di causa. (Nella specie, relativa ad un giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione per l'omesso versamento di contributi previdenziali, la S.C. ha confermato la sentenza d'appello che aveva ritenuto legittima l'audizione della lavoratrice ai sensi dell'art. 421 c.p.c., rilevando altresì che la decisione in primo grado non era stata assunta soltanto in base alle dichiarazioni da parte di quest'ultima, ma che esse erano state valutate nell'insieme delle risultanze processuali)"; Cass n. 3051/11 che "nel giudizio tra l'ente previdenziale ed il datore di lavoro, avente ad oggetto il pagamento di contributi previdenziali che si assumono evasi, non è incapace a testimoniare il lavoratore i cui contributi non siano stati versati (fattispecie in cui il lavoratore aveva già transatto la propria lite col datore di lavoro)".


Valore probatorio dei verbali ispettivi

Cassazione civile    sez. lav. 19/04/2010 9251

I verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell'Ispettorato del lavoro fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza o da loro compiuti, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato (ad esempio, per le dichiarazioni provenienti da terzi, quali i lavoratori, rese agli ispettori) il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle altre risultanze istruttorie raccolte o richieste dalle parti.

Cassazione civile    sez. lav. n. 14965/2012


Nel giudizio promosso dal contribuente per l'accertamento negativo del credito previdenziale, incombe all'Inps l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa contributiva, che l'Istituto fondi su rapporto ispettivo. A tal fine, il rapporto ispettivo dei funzionari dell'ente previdenziale, pur non facendo piena prova fino a querela di falso, è attendibile fino a prova contraria, quando esprime gli elementi da cui trae origine (in particolare, mediante allegazione delle dichiarazioni rese da terzi), restando, comunque, liberamente valutabile dal giudice in concorso con gli altri elementi probatori.

Capacità a testimoniare dei lavoratori 

Cassazione civile    sez. lav. n. 3051/2011


Nel giudizio tra l'ente previdenziale ed il datore di lavoro, avente ad oggetto il pagamento di contributi previdenziali che si assumono evasi, non è incapace a testimoniare il lavoratore i cui contributi non siano stati versati (fattispecie in cui il lavoratore aveva già transatto la propria lite col datore di lavoro).

Cassazione civile    sez. lav. n. 14197/2010

Nel giudizio tra datore di lavoro ed istituti previdenziali o assistenziali avente ad oggetto il pagamento di contributi, qualora sorga contestazione sull'esistenza del rapporto di lavoro subordinato, con conseguente necessità di preliminare accertamento di detto rapporto quale presupposto dell'obbligo contributivo, la posizione che il lavoratore assume in detto giudizio determina la sua incapacità a testimoniare; tuttavia, ciò non esclude che il giudice possa, avvalendosi dei poteri conferitigli dall'art. 421 c.p.c., interrogarlo liberamente sui fatti di causa. (Nella specie, relativa ad un giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione per l'omesso versamento di contributi previdenziali, la S.C. ha confermato la sentenza d'appello che aveva ritenuto legittima l'audizione della lavoratrice ai sensi dell'art. 421 c.p.c., rilevando altresì che la decisione in primo grado non era stata assunta soltanto in base alle dichiarazioni da parte di quest'ultima, ma che esse erano state valutate nell'insieme delle risultanze processuali).
 
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