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opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi in materia di contributi
l'opposizione all'esecuzione ed agli atti esecutivi nell'ambito della procedura di riscossione coattiva dei contributi previdenziali 
 
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L'art. 29 del d.lgs. 46/99, al 2° comma richiama espressamente le forme ordinarie per le opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi, diverse dalla contestazione del merito della pretesa contributiva (che deve essere azionata con le forme e nei termini di cui all'art. 24 del medesimo decreto).
 
Nella materia della riscossione dei crediti previdenziali, possono dare luogo a opposizione all'esecuzione contestazioni in ordine alla mancanza del titolo (come accade allorchè si eccepisca l'inesistenza della notifica della cartella) o fatti estintivi sopravvenuti alla notificazione del titolo esecutivo, quali ad esempio la prescrizione del diritto o il pagamento del debito.
 
Naturalmente, in considerazione della perentorietà del termine per l'opposizione alla cartella esattoriale di cui all'art. 24 del d. lgs. n. 46 del 1999, il fatto estintivo che può fondare l'opposizione all'esecuzione non può coincidere con quello che avrebbe potuto fondare l'opposizione di cui all'art. 24. Si dovrà, quindi trattare di un fatto estintivo successivo (ad esempio la prescrizione dovrà essere maturata successivamente).
 
Sotto il profilo della legittimazione passiva, l'ente previdenziale potrà rimanere estraneo al giudizio solo allorchè le dogglianze riguardino esclusivamente l'attività del concessionario e non involgano, neppure di riflesso, il soggetto impositore.
Si deve ricordare, infatti, che a norma dell'art. 39 del d.lgs. 112/99 "il concessionario nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi9, deve chiamare in causa l'ente creditore interessato; in mancanza rispondere delle conseguenze della lite".
 
Ne consegue che se successivamente alla notifica della cartella si verifica un fatto estintivo, poichè il giudice dell'opposizione è chiamato a pronunciare sulla sussistenza attuale del credito, dovrà essere ordinata l'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'ente previdenziale titolare della pretesa sostanziale.
 
Le controversie che involgono esclusivamente il modo dell'attività esecutiva possono qualificarsi come opposizioni agli atti esecutivi, hanno come uncio contraddittore il concessionario dell'attività di riscossione e debbono essere promosse entro il termine perentorio di venti giorni dall'emanazione dell'atto impugnato.
 
Al riguardo, si è ritenuto che debba qualificarsi come opposizione agli atti esecutivi l'azione con la quale il debitore faccia valere il difetto di motivazione del titolo, ossia la genericità della cartella, genericità che potrà essere ravvisata solo qualora l'atto non contenga gli elementi indispensabili per consentire al debitore di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell'iscrizione a ruolo. L'obbligo di motivazione, peraltro, può essere assolto anche mediante il richiamo ad un atto presupposto del quale il soggetto abbia già avuto conoscenza (si pensi al verbale ispettivo presupposto della successiva iscrizione a ruolo).


Cassazione civile    sez. lav. 30/11/2009 25208


In tema di riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, ai sensi del d.lg. n. 46 del 1999, la contestazione dell'assoluta indeterminatezza della cartella di pagamento integra un'oppo sizione agli atti esecutivi di cui all'art. 29, comma 2, del d.lg. n. 46 cit., che per la relativa regolamentazione rinvia alle forme ordinarie, con la conseguenza che prima dell'inizio dell'esecuzione l'opposizione va proposta nei termine di cinque giorni dalla notifica della cartella, non potendo trovare applicazione il termine di quaranta giorni previsto dall'art. 24, comma 5, del medesimo d.lg., riferibile all'opposizione sul merito della pretesa di riscossione, neppure ove si assuma che la cartella non contiene alcun riferimento al credito, non essendo possibile in tal caso proporre con un unico atto l'opposizione di merito e quella per vizi di forma della cartella, giacché la prima è materialmente preclusa dalla mancanza dei dati necessari ad approntare qualsiasi difesa.



Cassazione civile    sez. un. 14/05/2010 11722


Il difetto di motivazione della cartella esattoriale, che faccia rinvio ad altro atto costituente il presupposto dell'imposizione senza indicarne i relativi estremi di notificazione o di pubblicazione, non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal contribuente il quale abbia dimostrato in tal modo di avere piena conoscenza dei presupposti dell'imposizione, per averli puntualmente contestati, ma abbia omesso di allegare e specificamente provare quale sia stato in concreto il pregiudizio che il vizio dell'atto abbia determinato al suo diritto di difesa.
 
 
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