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rapporto di lavoro in prova e questioni sulla validitā del patto

La giurisprudenza di legittimità del 2014 in materia di validità del patto di prova, il patto è valido anche se le modalità di espletamento della prova sono indicati per relationem ed è valido il patto inserito in un rapporto a tempo indetemrinato dopo un rapporto a tempo determinato

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Con riguardo al tema della validità della prova Sez. L, n. 11582, Rv. 631049, est. Arienzo, ha puntualizzato che l’art. 2096 cod. civ.impone la forma scritta per il patto di prova ma non per le modalità di esecuzione della prova; pertanto il rinvio per relationem ad un contratto collettivo, in ordine a tali modalità, si deve ritenere legittimo, anche perché, tramite il rinvio, il contenuto non ha alcun margine di indeterminabilità. 
Il patto di prova è compatibile con una previa assunzione del dipendente a tempo determinato; al riguardo Sez. L, n. 23381, Rv.632933, est. Venuti, ha precisato che è legittima l'apposizione di un patto di prova - ai sensi del c.c.n.l. Comparto Regioni ed Autonomie Locali - al contratto a tempo indeterminato stipulato con un dipendente in precedenza già assunto, ma con contratto a tempo determinato, all'esito del superamento di un periodo di prova per le medesime mansioni ove,in base all'apprezzamento del giudice di merito, risponda all'interesse di entrambe le parti sperimentare la persistente convenienza del rapporto.(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in relazione all'assunzione del Comandante del Corpo di Polizia Municipale, aveva ritenuto legittima la reiterazione della prova in ragione della diversità temporale e qualitativa sia del periodo di prova apposto ai due contratti sia del contesto lavorativo cui l'esperimento era preordinato). 


Cassazione civile    sez. lav. 23/05/2014 n 11582

Quando le parti - o la parte in caso di negozio giuridico unilaterale - procedono alla redazione per iscritto di un atto, possono fare riferimento, mediante semplice richiamo "per relationem", al contenuto di un altro atto, effettuando un rinvio materiale perché diretto ad inserire nell'atto la clausola contenuta in un diverso atto e ad attribuire al sottoscrittore la paternità di quella clausola. Ne consegue che, poiché l'art. 2096 cod. civ. impone la forma scritta per il patto di prova ma non per le modalità di esecuzione della prova, il rinvio "per relationem" ad un contratto collettivo, in ordine a tali modalità, si deve ritenere legittimo, anche perché, tramite il rinvio, il contenuto non ha alcun margine di indeterminabilità.


Cassazione civile    sez. lav. 03/11/2014 n 23381


È legittima la reiterazione del patto di prova in caso di "transizione" del dipendente dell'ente locale da un contratto di lavoro a termine a uno a tempo indeterminato, stante la funzionalità all'interesse pubblico di un nuovo espletamento della prova, in vista della formazione di un rapporto di lavoro stabile.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la causa del patto di prova va individuata nella tutela dell'interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro, in quanto diretto ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono verificare la reciproca convenienza del contratto, accertando il primo le capacità del lavoratore e quest'ultimo, a sua volta, valutando l'entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto (Cass. 29 luglio 2005 n. 15960; Cass. 30 luglio 2009 n. 17767).
Questa Corte ha altresì precisato che il patto di prova in due contratti successivamente stipulati tra le parti è ammissibile, qualora risponda alle suddette finalità, potendo intervenire nel tempo molteplici fattori, attinenti non soltanto alle capacità professionali, ma anche alle abitudini di vita o a problemi di salute (Cass.18 febbraio 1995 n. 1741; Cass. n. 15960/05 cit.; Cass. n. 17767/09 cit.; Cass. 22 giugno 2012 n. 10440).
In una fattispecie, sostanzialmente analoga alla presente, è stato affermato che in materia di rapporti di lavoro pubblico nel settore sanitario, disciplinati a seguito della privatizzazione dalla contrattazione collettiva nazionale, anche in deroga a previsioni di legge o regolamento, la previsione del CCNL del comparto sanità del primo settembre 1995, secondo cui il dipendente assunto a tempo indeterminato è soggetto ad un periodo di prova, consente l'esecuzione della prova anche nel caso di assunzione di un lavoratore che in precedenza aveva stipulato un contratto a termine, ancorchè avesse superato la relativa prova, avendo le parti ritenuto utile e comunque funzionale all'interesse pubblico l'espletamento della prova in vista della costituzione di un rapporto a tempo indeterminato (Cass. 2 ottobre 2008 n. 24409).
Infine, è stato rimarcato che la valutazione circa l'opportunità e/o necessità della verifica delle qualità professionali e della personalità complessiva del lavoratore, già accertate dal datore di lavoro, costituisce un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità ove congruamente motivato (v. Cass. n. 10440/12, n. 17767/09, n. 1741/95, sopra citate).
11. La Corte di merito ha fatto corretta applicazione di tali principi, ponendo in evidenza che vi era effettiva necessità per l'Amministrazione di verificare le qualità professionali, il comportamento e la personalità del lavoratore, considerato che:
- il primo periodo di prova, di quindici giorni, riguardava un rapporto a termine (sei mesi) ed era "funzionale alla ben più modesta portata dell'atto negoziale voluto dalle parti", atteso che il posto di Comandante era stato già assegnato al vincitore del concorso, temporaneamente assente;
- che vi era dunque una diversità non solo temporale, ma anche qualitativa del periodo di prova apposto ai due contratti;
- che il patto di prova di quindici giorni apposto al primo contratto era insufficiente al fine di accertare le reali capacità organizzative, propositive, di direzione e coordinamento del ricorrente;
- che, alla fine del contratto a termine, dovendo l'Amministrazione scorrere la graduatoria del concorso in cui il ricorrente si era classificato al secondo posto, costituiva un atto dovuto la sua assunzione, L. n. 127 del 1997, ex art. 6, comma 21, allora vigente, senza che il superamento del breve periodo di prova precedente - trascorso il quale il rapporto si avviò alla naturale scadenza - potesse precludere all'Amministrazione l'apposizione di un nuovo patto di prova, questa volta ben più consistente, peraltro consentito dall'art. 14 bis del contratto collettivo del Comparto;
- che era da escludere la natura in qualche modo ritorsiva della valutazione negativa del periodo di prova operata dall'Amministrazione, quale asserita conseguenza della fruizione, da parte del ricorrente, subito dopo la stipula del contratto a tempo indeterminato, di un periodo di congedo straordinario per motivi di studio, della durata di circa diciotto mesi, essendo tale valutazione conseguente ai pareri negativi di tutti gli organi all'uopo preposti (direttore generale, dirigente tecnico, dirigente del settore affari generali, direttore del servizio personale ed organizzazione);
- che, pertanto, la reiterazione del patto di prova non poteva considerarsi illegittima.









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