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responsabilitą del datore per omessa contribuzione
La responsabilità del datore di lavoro per omessa contribuzione e il concorso di colpa del lavoratore in caso di prolungata inerzia ai sensi dell'art. 1227 cc
 
 
Cass., sez. Lavoro, 11 settembre 2013, n. 20827


Il danno subito dal lavoratore per la perdita della pensione, conseguita all'omessa contribuzione previdenziale da parte del datore di lavoro (art. 2116 c.c.), si verifica al raggiungimento dell'anzianità pensionabile, onde da questo momento decorre la prescrizione decennale del diritto al risarcimento. Tuttavia il lavoratore che, nel momento in cui il diritto dell'ente previdenziale al versamento dei contributi è estinto per prescrizione e viene così completata la fattispecie produttiva del danno, non prova di avere chiesto invano al datore la costituzione della rendita vitalizia di cui all'art. 13 della legge n. 1338 del 1962, concorre con la propria negligenza a cagionare il danno suddetto, onde il risarcimento può essere ridotto oppure escluso ai sensi dell'art. 1227 c.c..

L'art. 2116 c.c. fissa, al primo comma, il principio dell'automaticità delle prestazioni in forza del quale, in pendenza del termine di prescrizione del credito per contribuzioni dovute dal datore di lavoro, l'ente previdenziale è tenuto ad erogare la prestazione come se detta contribuzione avesse effettivamente incassato. Al secondo comma, invece, stabilisce il principio per cui il datore di lavoro è responsabile del danno subito dal lavoratore laddove la prestazione previdenziale non venga corrisposta o sia riconosciuta in misura ridotta a causa dell'irregolare o mancata contribuzione. La sentenza in commento affronta, al riguardo, un particolare profilo di questa responsabilità risarcitoria datoriale esaminando il caso in cui, a fronte di una prolungata inerzia del lavoratore, possa configurarsi in capo a quest'ultimo un concorso di colpa nella produzione del danno.

Nel caso di specie, il socio di fatto di una società di fatto era stato condannato, in solido con altri soci, al pagamento di una somma a titolo di risarcimento danni per l’omesso versamento di contributi previdenziali da parte della società a una lavoratrice, previo riconoscimento dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti.
 
Con ricorso in Cassazione, sosteneva che il periodo di quasi vent’anni trascorso fra la cessazione del rapporto di lavoro e l’esercizio dell’azione risarcitoria ex art. 2116 c.c. contro il datore, senza che la lavoratrice avesse assunto alcuna iniziativa riparatoria o risarcitoria nei confronti dello stesso datore oppure dell’ente previdenziale, rendeva evidente l’inerzia colposa della medesima, idonea a ridurre o a elidere il risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c.

La Suprema Corte ha condiviso il ragionamento ed ha osservato che, laddove a fronte dell'estinzione per prescrizione del credito dell'ente previdenziale a contributi dovuti dal datore di lavoro, risulti completata la fattispecie produttiva del danno e, tuttavia, il lavoratore non provi di avere chiesto invano al datore la costituzione della rendita vitalizia di cui all’art. 13 l. n. 1338/1962, questi concorre con la propria negligenza a cagionare il danno suddetto, per cui il risarcimento può essere ridotto oppure escluso ai sensi dell’art. 1227 c.c.












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