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restituzione dei contributi..ancora dovuta ai professionisti

Con una recente sentenza la Corte di Appello capitolina, ponendosi in contrasto con precedenti sentenze della S.C., ha affermato il diritto di un professionista alla restituzione dei contributi versati in caso di mancata maturazione del diritto a pensione

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Corte appello Roma, 18/06/2014,  n. 2219

L'avvocato che cessa l'iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza Forense senza avere raggiunto i requisiti di età e contributivi necessari per la liquidazione della pensione ha diritto alla restituzione della contribuzione soggettiva versata.

 

Secondo quanto dispone l'art. 21 della legge 20 settembre 1980 n. 576, gli Avvocati che cessano dall'iscrizione alla Cassa Forense senza aver maturato i requisiti assicurativi per il diritto alla pensione hanno diritto di ottenere il rimborso dei contributi c.d. soggettivi. Lo stesso rimborso spetta anche agli eredi dell'iscritto che non abbiano maturato il diritto a pensione, sempreché non abbiano titolo alla pensione indiretta.
 
L'art. 4 del Regolamento Generale della Cassa Forense, approvato, dopo l'entrata in vigore dell'art. 3 comma 12 della legge 335/95, con d.i. 28 settembre 1995 ha modificato il descritto principio prevedendo che tutti i contributi versati legittimamente alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense non sono restituibili all'iscritto o ai suoi aventi causa, ad eccezione di quelli relativi agli anni di iscrizione dichiarati inefficaci. Ai superstiti dell'iscritto aventi titolo al trattamento di reversibilità che non abbiano diritto alla pensione indiretta, in presenza di una anzianità di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa del dante causa di almeno 5 anni, viene liquidata, a domanda, una somma pari ai contributi soggettivi versati maggiorati degli interessi legali calcolati dal 1º gennaio successivo al versamento. 
 
Secondo la Corte di Appello capitolina, però,  l'art. 21 della legge 576/80 «non può essere derogata da fonti di tipo secondario, nemmeno ove le relative determinazioni risultino avallate dall'organo di vigilanza attraverso provvedimenti di approvazione, incapaci di incidere sulla disciplina della gerarchia delle fonti in difetto di delegificazione» (o di abrogazione espressa o tacita contenuta in una norma di pari rango n.d.r.).Va ricordato che tale pronuncia si pone in contrasto con Cass. 24202/09 e con Cass. 12209/2011.
 
 

 

 

 

 

 

 





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