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ricongiunzione danni punitivi se l'ente non comunica per tempo l'onere

La ricongiunzione onerosa i termini per la comunicazione dell'onere al soggetto interessato, i rimedi esperibili in caso di ritardo e la penalità di mora ex art 614 bis cpc in caso di ulteriore ritardo


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L’art. 1 della l. n. 45 del 1990 prevede che “Al lavoratore dipendente, pubblico o privato, o al lavoratore autonomo, che sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per liberi professionisti, è data facoltà, ai fini del diritto e della misura di un'unica pensione, di chiedere la ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le sopracitate forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di lavoratore dipendente o autonomo”.

L’art. 2 della l. n. 45 del 1990 prevede che “ai fini di cui all'articolo 1, la gestione o le gestioni interessate trasferiscono a quella in cui opera la ricongiunzione l'ammontare dei contributi di loro pertinenza maggiorati dell'interesse composto al tasso annuo del 4,50 per cento [che] La gestione presso la quale si effettua la ricongiunzione delle posizioni assicurative pone a carico del richiedente la somma risultante dalla differenza tra la riserva matematica, determinata in base all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, necessaria per la copertura assicurativa relativa al periodo utile considerato, e le somme versate dalle gestioni o dalle gestioni assicurative a norma del comma [che] il pagamento della somma di cui al comma 2 può essere effettuato, su domanda, in un numero di rate mensili non superiore alla metà delle mensilità corrispondenti ai periodi ricongiunti [e che] il debito residuo al momento della decorrenza della pensione può essere recuperato ratealmente sulla pensione stessa fino al raggiungimento del numero di rate indicato nel comma 3.

Ai sensi dell'art. 4 della l. n. 45 del 1990, entro sessanta giorni dalla domanda di ricongiunzione, la gestione previdenziale presso cui si intende accentrare la posizione assicurativa deve chiedere alla gestione o alle gestioni interessate tutti gli elementi necessari od utili per la costituzione della posizione assicurativa e la determinazione dell'onere di riscatto. Tali elementi devono essere comunicati entro novanta giorni dalla data della richiesta. Entro centottanta giorni dalla data della domanda, la gestione presso cui si accentra la posizione assicurativa comunica all'interessato l'ammontare dell'onere a suo carico nonché il prospetto delle possibili rateizzazioni.

Il Legislatore ha, dunque, regolato la ricongiunzione ponendo solo a carico degli enti coinvolti nel procedimento gli oneri di verifica relativi ai contributi accreditati a favore del soggetto istante, fissando termini distinti a carico di tutti gli enti interessati dal procedimento di ricongiunzione con decorrenza del termine finale posto a carico dell’ente accentrante, sul quale grava l’obbligo di comunicare l’onere, dalla data di presentazione della domanda amministrativa, con evidente finalità di tutela del soggetto istante e per garantire certezza al suo diritto.

E’, tuttavia, intuibile che, trattandosi di procedimento che vede coinvolti più enti (almeno due), sovente si verifichino casi in cui i termini di cui all’art. 4 del d.lgs. n. 45 del 1990, non siano rispettati ed allora si pongono le questioni dell’individuazione dell’ente responsabile e, soprattutto, dei rimedi esperibili da parte del soggetto interessato.

In merito, è appena il caso di ricordare il costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui “Le obbligazioni aventi a oggetto un fare infungibile se non possono dare luogo a esecuzione forzata diretta ("nemo ad factum cogi potest"), non per questo soffrono limitazioni nel processo di cognizione. In una tale eventualità, infatti, non è preclusa - perché "inutiliter data" - la pronuncia di condanna: non solo in quanto potenzialmente idonea a produrre i suoi effetti tipici, stimolando la eventuale esecuzione volontaria da parte del debitore, ma altresì perché produttiva di conseguenze risarcitorie per equivalente, suscettibili di lievitazione progressiva, in caso di persistente inadempimento del debitore, eventualmente assistite da garanzia ipotecaria ex art. 2818 c.c.” (in termini, cfr. Cass. n. 17200/2013).

E’, quindi, certamente giustiziabile, in sede di cognizione, la pretesa del soggetto interessato di compulsare, con un ordine giudiziale, l’ente o gli enti inadempienti a fare quanto previsto dall’art. 4 del d.lgs. n. 45 del 1990, perché egli possa conseguire, all’esito, la comunicazione dell’onere.

E, tuttavia, l’ordine giudiziale di un fare infungibile potrebbe non essere coercibile e, quindi, lasciare, in pratica, ulteriormente insoddisfatta la pretesa sostanziale di ottenere la comunicazione dell’onere di ricongiunzione.

Con la recente sentenza n. 264 del 13 dicembre del 2017, il Tribunale di Massa Carrara ha ritenuto, al riguardo, di potere applicare, onde compulsare l’ente responsabile del ritardo (nel caso di specie si trattava dell’Inps), la penalità di cui all’art. 614 bis c.p.c. il quale stabilisce che “con il provvedimento di condanna all'adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall'obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del provvedimento…

Il Tribunale ha, in merito, osservato “Quanto alle misure ex art. 614 bis c.p.c., sostiene Inarcassa che il termine di 180 giorni previsto dall’art. 4, comma 2, prima parte, della legge n. 45 del 1990 per la comunicazione all’istante dell’onere di ricongiunzione abbia natura ordinatoria in quanto non è prevista alcuna sanzione nel caso di mancata osservanza dello stesso; che, quindi, non esistendo alcun obbligo di rispettare tale termine e di comunicare l’onere di ricongiunzione all’istante entro 6 mesi, non potrebbe esservi luogo per una condanna, tantomeno ai sensi dell’art. 614-bis Cod. Proc. Civ., che prevede una misura di coercizione indiretta azionabile soltanto all’interno di un procedimento di esecuzione forzata. Pare alla decidente che la natura del termine, ordinatorio o perentorio, sia irrilevante nella materia de qua, posto che non vengono in rilievo diritti e facoltà da esercitare entro un termine di decadenza, scaduto il quale scatti una sanzione di inammissibilità. Nella fattispecie in esame si tratta di obblighi che si perpetuano nel tempo e che vengono meno (sempre che non vi sia rinuncia da parte dell’istante) soltanto a seguito del compimento delle incombenze gravanti sull’ente. Né pare sostenibile che ritardi di anni possano non incontrare alcuna reazione da parte dell’ordinamento giuridico. Pare quindi applicabile l’invocato art. 614 bis1 c.p.c., essendo opportuno favorire l’esecuzione forzata di una condanna a obblighi di fare, come quella richiesta, con l’individuazione di una misura di coercizione indiretta, che  si ritiene equo determinare, tenuto conto delle obiettive difficoltà di reperire la necessaria documentazione assai risalente e dello sforzo superiore all’ordinaria diligenza occorrente (l’impresa non pare comunque impossibile, visto che l’Inps, gestione ex Inpdap, potrebbe attivarsi presso l’Istituto tecnico Meucci di Massa che ha conferito la supplenza breve – non di competenza del MIUR - e, se del caso, ricostruire con detto istituto i dati necessari per i calcoli di Inarcassa), nell’importo di € 100,00 al mese.

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