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ricorso per lavoro nero e onere della prova

I ricorsi di lavoro in materia di lavoro nero e gli oneri di allegazione e prova incombenti sul lavoratore e sulla parte datoriale; la giurisprudenza di legittimità sul criterio di riparto dell'onere della prova 
 
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Nell’ambito dei giudizi volti al conseguimento di differenze retributive correlate all’accertamento in fatto dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è essenziale stabilire il riparto degli oneri della prova tra le parti anche al fine di individuare le poste dei conteggi che possono essere attribuite e quelle che devono essere eliminate a seconda degli esiti dell’istruttoria.
 
Naturalmente, il primo ed essenziale onere della prova è quello che grava sul lavoratore ed ha ad oggetto l’esistenza stessa del rapporto di lavoro subordinato. Soccorrono in tal senso i noti indici presuntivid della subordinazione, come il rispetto di un orario fisso di lavoro, il pagamento periodico, la semplice messa a disposizione delle energie lavorative nonché i dati decisivi della sottoposizione al potere organizzativo, gerarchico e disciplinare.
 
Una volta fornita la prova dell’esistenza della subordinazione, il lavoratore matura automaticamente il diritto alla retribuzione ordinaria, anche durante i periodi di godimento delle ferie e delle festività, al pagamento della tredicesima mensilità e del TFR.
 
Per quel che riguarda, invece, le indennità sostitutive delle ferie non godute, dei permessi e delle festività soppresse, incombe sul lavoratore l’onere di provare di aver lavorato nei periodi all’uopo destinati.
 
Con riferimento agli straordinari, la giurisprudenza è molto rigorosa e stabilisce che è il lavoratore che deve dare la prova puntuale del numero di ore di straordinario effettuate con l’articolazione esatta di tali ore. 

 
Cass 26985 del 22 12 2009 in merito al riparto dell'onere della prova in materia di accertamento della subordinazione e domande conseguenti

...Ed invero questa Corte ha avuto modo a più riprese di evidenziare che, qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l'onere di provare l'esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe al datore di lavoro che eccepisce l'avvenuta corresponsione delle somme richieste, l'onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite (atteso che l'obbligo di corrispondere la retribuzione incombe anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, che costituiscono un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito ai sensi dell'art. 36 Cost., comma 3).
In particolare, per quel che riguarda la questione inerente alla prova del mancato godimento delle ferie (quale presupposto in fatto della spettanza della relativa indennità sostitutiva), la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l'onere di provare l'avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l'espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell'indennità suddetta (Cass. sez. lav., 7.7.2008 n. 18584; Cass. sez. lav., 16.2.2007 n. 3619; Cass. sez. lav., 21.8.2003, n. 12311; Cass. sez. lav., 3.6.2000, n. 7445;
Cass. sez. lav., 3.2.1999, n. 935); mentre incombe al datore di lavoro, per come detto, l'onere di fornire la prova del relativo pagamento.



Cassazione civile  sez. lav. 09 febbraio 2009 n. 3194 sulla prova degli straordinari

È onere del lavoratore, che pretenda un compenso per lavoro straordinario, provare la relativa prestazione e, quando egli ammetta bensì di esserne stato remunerato ma assuma l'insufficienza della remunerazione, anche di provare la quantità di lavoro effettivamente svolto, senza che eventuali ma non decisive ammissioni del datore di lavoro possano portare a un'inversione dell'onere della prova; in mancanza della prova dello svolgimento della prestazione, non può procedersi a liquidazione equitativa.


Cassazione civile  sez. lav. 16 febbraio 2007 n. 3619 – indennità ferie non godute
 
Il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione dell'indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l'onere di provare l'avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l'espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell'indennità suddetta, risultando irrilevante la circostanza che il datore di lavoro abbia maggiore facilità nel provare l'avvenuta fruizione delle ferie da parte del lavoratore. Infatti l'indennità sostitutiva si configura come emolumento di natura retributiva, essendo posta in relazione a lavoro prestato con violazione di norme a tutela del lavoratore e per il quale il lavoratore ha in ogni caso diritto alla retribuzione e, secondo i criteri generali, l'onere probatorio si ripartisce esclusivamente facendo riferimento alla posizione processuale, restando rispettivamente a carico di chi vuole far valere un diritto ovvero di chi ne contesti l'esistenza, l'estinzione o la modifica.
 
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