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La risoluzione per eccessiva onerosità e la riduzione ad equità

La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto è disciplinata dagli artt. 1467 c.c. e 1468 c.c. che rispettivamente si riferiscono all’eccessiva onerosità sopravvenuta nei contratti con prestazioni corrispettive e nei contratti con obbligazioni per una sola parte.

L’art. 1467 c.c. accorda, nell’ambito dei contratti a prestazioni corrispettive ad esecuzione differita o continuata, il rimedio della risoluzione per eccessiva onerosità a fronte di una sopravvenuta alterazione dell’equilibrio contrattuale dovuta a circostanze straordinarie ed imprevedibili.

La risoluzione per eccessiva onerosità non opera automaticamente ma necessita la proposizione di una domanda giudiziale che determina una sopravvenuta situazione di quiescenza del rapporto contrattuale sottoposto alla cognizione del giudice. La parte nei confronti della quale è stata proposta una domanda di risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta può evitare la risoluzione offrendo una riduzione della prestazione sufficiente a ricondurla ad equità.

Si tratta di un’eccezione processuale (o, secondo taluni, di una vera e propria domanda riconvenzionale) nella quale la parte che è convenuta con la domanda di risoluzione per eccessiva onerosità offre una riduzione della prestazione idonea a ripristinare l’equilibrio del sinallagma. Si discute se l’offerta debba essere determinata dalla parte (e rimessa alla valutazione del giudice quanto alla sua idoneità a ripristinare l’equilibrio originario del contratto) o se possa essere un’offerta generica rimessa alla concreta determinazione equitativa del giudice.

Con riferimento al presupposto dell’eccessiva onerosità, si discute se si debba avere riguardo esclusivamente al costo della prestazione dovuta o se si debba prendere in considerazione l’equilibrio complessivo del sinallagma, con la conseguenza di ammettere la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta anche in ipotesi di svilimento del valore della controprestazione (la tesi abbracciata dalla giurisprudenza è quella che il rimedio della risoluzione per eccessiva onerosità sia posto a presidio del mantenimento del complessivo equilibrio contrattuale che può essere pregiudicato sia dall’aumento del costo della prestazione sia dallo svilimento del valore della controprestazione – Cass. Civ. sentenza n. 11947/2003).

Ai fini della risoluzione del contratto, dunque, secondo la giurisprudenza di legittimità, occorre confrontare il valore delle prestazioni al tempo in cui sono sorte e quello che hanno al tempo in cui devono eseguirsi.

L’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione non deve, poi, conseguire alla normale alea del contratto in quanto deve conseguire a fatti che la norma indica come straordinari ed imprevedibili. Con riferimento al fenomeno inflativo, ad esempio, la Cassazione ha negato l’espribilità del rimedio della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta in quanto, al momento della conclusione del contratto, il fenomeno infalttivo era già in atto (Cass. Civ. n. 4423 del 4 marzo 2004).

La risoluzione per eccessiva onerosità riguarda i soli contratti ad esecuzione continuata o differita, non è applicabile ove la prestazione sia già stata interamente eseguita e non riguarda i contratti ad esecuzione istantanea e i contratti ad effetti traslativi. Il rimedio è stato, invece, considerato applicabile ai contratti preliminari di alienazione (secondo taluni, però, non ai contratti preliminari unilaterali che ammetterebbero solo il rimedio di cui all’art. 1468 c.c.), ai contratti sottoposti a condizione ove l’eccessiva onerosità si verifichi in pendenza della condizione e ai contratti d’opzione.

Alla risoluzione per eccessiva onerosità, parte della dottrina ha ricondotto l’istituto della presupposizione e, cioè, il presupposto, non esplicitato nell’accordo, ma tenuto presente dalle parti al momento della conclusione del contratto. Il venir meno (o il mancato verificarsi) del fatto presupposto, in questa prospettiva, darebbe luogo ad un’ipotesi di risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto (in senso contrario, è stato osservato che, mentre l’eccessiva onerosità riguarda la persistenza della base negoziale oggettiva del contratto, la presupposizione attiene, invece, alla base negoziale soggettiva). Secondo altra parte della dottrina, invece, la presupposizione sarebbe una condizione inespressa ovvero inciderebbe sulla causa del contratto.
 
Nei contratti con obbligazioni a carico di una sola parte, invece, non sussiste la possibilità di risolvere il contratto ma solo il diritto potestativo di chiedere una riduzione della prestazione o una modifica delle modalità d’adempimento sufficienti per ricondurla ad equità.
 




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