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La risoluzione per impossibilitą sopravvenuta, la disciplina civilistica
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Gli artt. Dal 1463 c.c. al 1465 c.c. sono dedicati alla disciplina della risoluzione dei contratti a prestazioni corrispettive per impossibilità sopravvenuta e prevedono le diverse ipotesi dell’impossibilità totale (art. 1463 c.c.) dell’impossibilità parziale (art. 1464 c.c.) e dell’impossibilità della prestazione nei contratti con effetti traslativi o costitutivi (art. 1465 c.c.).

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta totale si verifica allorchè, in un contratto a prestazioni corrispettive, l’obbligazione a carico di una delle parti diventa impossibile per causa alla stessa non imputabile.

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta si verifica automaticamente e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

L’impossibilità che rileva ai fini della risoluzione, secondo l'imposazione dottrinale oggi maggioritaria, è di carattere giuridico nel senso che si considera impossibile la prestazione che richiede uno sforzo superiore a quello dell’ordinaria diligenza richiesta per l’adempimento dell'obbligazione o quella che non risulta più utile avuto riguardo all’interesse del creditore.

L’art. 1453 c.c. stabilisce che, in caso di impossibilità della prestazione, la parte liberata non possa esigere la controprestazione e sia tenuta a restituire quella che abbia già ricevuta secondo la disciplina dell’indebito.

Gli effetti della risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, così come disciplinati dal richiamato art. 1453 c.c., debbono escludersi in caso di mora del creditore o di mora del debitore.

Ove, infatti, la prestazioe divenga impossibile allorchè il debitore della stessa sia in mora, l’impossibilità sarà allo stesso imputabile ex art. 1218 c.c. ed il debitore sarà tenuto al risarcimento del danno.

Ove sia in mora il creditore, invece, l’impossibilità della prestazione allo stesso dovuta non estinguerà l’obbligo d’eseguire la controprestazione.

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta va distinta dall’impossibilità originaria della prestazione che determina non già la risoluzione ma la nullità del contratto per impossibilità dell’oggetto.

In caso di impossibilità parziale della prestazione, invece, il creditore avrà diritto ad una corrispondente riduzione della controprestazione o potrà recedere dal contratto ove non abbia un interesse all’adempimento parziale. Ove la controprestazione sia indivisibile, la parte avrà diritto, ove non receda dal contratto, ad un conguaglio in denaro.

Nell’ambito dei contratti traslativi e costitutivi dei diritti, stante il principio del consenso traslativo, il rischio dell’impossibilità sopravvenuta grava sulla parte acquirente nonostante non sia ancora avvenuta la consegna. Le sole fattispecie in cui la prestazione del consenso traslativo non determina il passaggio del rischio sono quelle dei contratti traslativi aventi ad oggetto beni futuri o cose generiche (e in tal caso il passaggio del rischio si verifica con l’individuazione e con la venuta ad esistenza del bene) e quella dei contratti sottoposti a condizione sospensiva ed in tal caso il passaggio del rischio si verifica in coincidenza con l’avveramento della condizione. Una volta verificaisi gli effetti traslativi, dunque, il perimento del bene, nonostante sia anteriore all’effettiva consegna, non libera la parte acquirente dall’obbligo della controprestazione.




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