Ricerca























mod_vvisit_counterVisite Oggi103
mod_vvisit_counterDal 12/06/0913053125

 CERCA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
La risoluzione per inadempimento, gli effetti e l'onere della prova
La risoluzione per inadempimento, così come gli ulteriori rimedi previsti dal codice per il fatto dell’inadempimento (l’eccezione di inadempimento o l’eccezione di insolvenza) sono atti e/o vicende che riguardano il sinallagma contrattuale e che incidono non sul contratto come atto ma sul rapporto contrattuale.

La risoluzione per inadempimento viene diversamente inquadrata dalla dottrina.

Secondo una prima tesi risalente si tratterebbe di una condizione risolutiva di tutti i contratti a prestazioni corrispettive consistente nell’inadempimento di una delle parti (la tesi non spiega il fatto che la risoluzione per inadempimento necessita una pronuncia giudiziale e l’iniziativa della parte fedele).

Secondo una diversa tesi l’inadempimento inciderebbe sulla causa del contratto ma anche questa tesi è diffusamente contestata in quanto la mancanza della causa produce la nullità del contratto mentre, nella specie, è il rapporto giuridico costituito con il contratto che viene meno su iniziativa della parte fedele.

Prevale, dunque, la ricostruzione della fattispecie della risoluzione per inadempimento come un diritto potestativo ad esercizio giudiziale avente il duplice fondamento della sanzione per l’inadempimento e di rimedio contro l’inadempimento.

Ai sensi dell’art. 1453 c.c.: “la risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento; ma non può chiedersi l’adempimento quando è stata domandata la risoluzione”.

La domanda di risoluzione per inadempimento non esclude la possibilità di conseguire il risarcimento del danno subito sotto il profilo del danno emergente e del lucro cessante.

I presupposti cui è condizionata la domanda di risoluzione del contratto per inadempimento sono, ai sensi dell’art. 1453 c.c., la sussistenza di un contratto a prestazioni corrispettive, nonché, ai sensi dell’art. 1455 c.c., l’importanza dell’inadempimento avuto riguardo all’interesse della parte fedele (alla sicurezza, all’esattezza dell’adempimento ed alla conservazione del valore della prestazione promessa).

E’, inoltre, per il principio generale in materia di inadempimento di cui agli artt. 1218  e ss. c.c., necessario che l’inadempimento sia imputabile al debitore almeno a titolo di colpa.

In tale prospettiva, in caso di ritardo, la giurisprudenza ritiene che la risoluzione per inadempimento sia ammessa solo laddove la parte inadempiente sia in mora.

La parte convenuta con la domanda di risoluzione del contratto per inadempimento può sollevare ex art. 1260 c.c., l’eccezione di inadempimento. L’eccezione d’inadempimento consiste nella facoltà di ciascuno dei contraenti di un contratto a prestazioni corrispettive, di rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.
 
Diversa dall’eccezione d’inadempimento ma sempre in funzione di autotutela opera l’eccezione d’insolvenza di cui all’art. 1461 c.c. a mente della quale: “ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione, salvo che sia prestata idonea garanzia”.
 
Sotto il profilo dell’onere della prova dell’inadempimento esso, per il principio generale di cui all’art. 2697 c.c.,  dovrebbe gravare sulla parte attrice; tuttavia, ove l’inadempimento abbia ad oggetto un obbligo positivo (dazione di una somma di denaro o consegna di un bene) sarà il convenuto in risoluzione a dover provare di aver adempiuto la propria prestazione. In pratica, secondo quanto precisato da una pronuncia resa a Sezioni Unite dalla Suprema Corte l’onere della prova graverà effettivamente sul creditore solo laddove si tratti dell’inadempimento di obblighi negativi, in ogni altro caso, l'attore in risoluzione dovrà limitarsi a provare la fonte dell'obbligazione dedotta come inadempiuta ed il relativo termine ed allegare  il fatto inadempitivo della parte convenuta sulla quale graverà l'onere di provare non solo l'avvenuto adempimento ma anche la sua esattezza.
 
La sentenza che pronuncia la risoluzione del contratto per inadempimento ha natura costitutiva e obbliga le parti a procedere alle restituzioni delle prestazioni ricevute nell’adempimento delle obbligazioni del contratto risolto. Può agire in risoluzione per inadempimento anche la parte che non possa procedere alla restituzione della prestazione ricevuta.
 





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 

 CERCA ANCORA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Previdenza Professionisti | Diritto Penale | Diritto Amministrativo | Diritto di Famiglia