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rito Fornero e domande proponibili

La questione della individuazione delle domande fondate si identici fatti costitutivi proponibili con il rito Fornero di cui agli artt. 47 e ss della Legge n 92 del 2012

 

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L’art. 1 comma 47 l. n. 92 precisa che il nuovo rito deve essere esperito anche nei casi in cui, per decidere sulla domanda relativa all’impugnativa del licenziamento, «devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro».

La norma, intende riferirsi ai casi in cui, a fronte di una qualificazione formale del rapporto come lavoro autonomo, il prestatore ne deduca la natura subordinata e su tale presupposto qualifichi il recesso della controparte come licenziamento soggetto all’applicazione dell’art. 18 l. n. 300 del 1970.

Il rito Fornero è, dunque, applicabile, ad esempio, in tutti i casi di contratti di collaborazioni coordinate e continuative, di contratti a progetto, di associazioni in partecipazione, di collaborazione in regime di partita IVA dei quali si voglia far riconoscere la natura di lavoro subordinato.

Analogamente, il nuovo rito è stato ritenuto applicabile nell’ipotesi di dirigente che, deducendo la natura impiegatizia del rapporto di lavoro, invocava la tutela reale a fronte del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Diverso, invece, il caso del lavoratore somministrato che denunci l’irregolarità della somministrazione e chieda, ex art. 27 d.lg. 10 settembre 2003, n. 276, la costituzione di un rapporto di lavoro con l’impresa utilizzatrice; questa fattispecie, infatti, non presenta un problema di qualificazione del rapporto di lavoro (che è pacificamente di natura subordinata) e quindi il quesito della applicabilità o meno del nuovo rito andrà risolto sulla scorta della domanda avanzata in ricorso (ossia se venga richiesta la tutela fornita dall’art. 18 l. n. 300)

I problemi interpretativi più seri relativi alle disposizioni in esame sorgono nel momento in cui si cerchi di delineare quali siano le domande fondate sugliidentici fatti costitutivi. Il comma 48, dell’art. 1, infatti, dispone che con il ricorso possono essere proposte, oltre alle domande relative all’impugnativa del licenziamento, anche «domande diverse... che siano fondate sugli identici fatti costitutivi».

Può ritenersi che i fatti costitutivi della domanda volta ad invocare la tutela di cui all’art. 18 l. n. 300 siano 1) la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato e 2) la illegittimità del licenziamento intimato; si tratta, invero, dei fatti che sono posti a base di tutte le (quattro) tutele fornite dal novellato art. 18.

Ma in questo campo si registrano notevoli divergenze ricostruttive.

La questione di più frequente verificazione nelle aule di giustizia è, al riguardo, quella se  la domanda, proposta in via subordinata, di applicazione della tutela dettata dall’art. 8 l. n. 604 del 1966 rientri tra le domande proponibili in quanto fondata su identici fatti costitutivi. La risposta positiva o negativa al quesito dipende dall'inclusione o meno, tra i fatti costitutivi della domanda, del requisito dimensionale. E' evidente, infatti, che, ove si ritenga che il requisito dimensionale rientri tra i fatti costitutivi della domanda ex art. 18 Statuto dei Lavoratori, la domanda subordinata di applicazio ne dell'art. 8 l. n. 604 del 1966 non potrà dirsi fondata su identici fatti costitutivi.

Medesime divergenze interpretative si registrano con riguardo alla domanda di risarcimento dei danni ulteriori(ad esempio, alla salute, all’onore) e con riguardo alla domanda del lavoratore licenziato per superamento del periodo di comporto che impugni il licenziamento assumendo che la malattia sia stata determinata da un comportamento colposo del datore di lavoro posto in violazione dell’art. 2087 c.c. e che contestualmente proponga anche domanda di risarcimento dei danni biologico e morale.

Emerge, invece, una visione unitaria con riguardo alla proponibilità della domanda, formulata in via subordinata rispetto a quella principale di illegittimità del licenziamento per difetto di giusta causa, diretta alla condanna al pagamentodell’indennità sostitutiva del preavviso, previa la riqualificazione del recesso datoriale come licenziamento per giustificato motivo.

Va ritenuta, invece, la inammissibilità della domanda volta ad ottenere la condanna del datore di lavoro al pagamento del t.f.r. (considerato che il fatto costitutivo di tale credito è l’estinzione del rapporto di lavoro in sé e per sé considerata, indipendentemente dalla parte che abbia assunto l’iniziativa di risolvere il rapporto e, nel caso in cui sia stato il datore di lavoro, dalla legittimità o meno del licenziamento)

Si discute anche sulla proponibilità della domanda del dirigente volta ad ottenere l’indennità prevista dal contratto collettivo per ingiustificatezza del licenziamento eproposta subordinatamente al mancato accoglimento della domanda di reintegrazione per la natura discriminatoria del recesso datoriale. 

 

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