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totalizzazione a 40 anni solo previa cancellazione dall'albo

Secondo la Suprema Corte anche in caso di totalizzazione è necessaria la cancellazione dall'albo per la pensione con 40 anni di contributi
 
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L'art. 1 del d.lgs. n. 42 del 2006 prevede che agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonché alle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli enti di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, e al soppresso Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali, che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo presso una delle predette gestioni, sia data facoltà di cumulare, i periodi assicurativi non coincidenti  al fine del conseguimento di un'unica pensione. La norma prevede, altresì, che la facoltà di cui al comma 1 possa essere esercitata a condizione che: a) il soggetto interessato abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e possa far valere un'anzianità contributiva almeno pari a venti anni ovvero, indipendentemente dall'età anagrafica, abbia accumulato un'anzianità contributiva non inferiore a quaranta anni; b) sussistano gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti per l'accesso alla pensione di vecchiaia.
Si è posta, nell'ambito dell'ordinamento della previdenza forense, la questione se, in ipotesi di totalizzazione in virtù del possesso di un'anzianità contributiva complessiva di 40 anni e in mancanza del requisito anagrafico dei 65 anni, sia necessario, così come previsto per la maturazione dell'autonomo diritto alla pensione d'anzianità presso la Cassa Forense, la cancellazione dall'albo professionale. Secondo la Suprema Corte, anche in caso di totalizzazione dei periodi contributivi, il professionista, per potere accedere al trattamento dovrebbe cancellarsi dall'albo professionale così come imposto agli avvocati che intendano domandare la pensione di anzianità alla Cassa Forense avendo esclusivamente maturato presso di essa la propria anzianità di contribuzione. La conclusione si basa sulla considereazione che il d.lgs. n. 42 del 2006 non avrebbe inciso sui requisiti di accesso alla pensione previsti dai singoli ordinamenti previdenziali coinvolti nel procedimento di totalizzazione con la conseguenza che tali requisiti continuerebbero ad operare (a questo punto in via cumulativa). Tale approdo interpretativo non appare, però, condivisibile in quanto il d.lgs. n. 42 del 2006 ha compiutamente regolato i requisiti di accesso alla pensione in regime di totalizzazione ed i criteri di calcolo di tale pensione. Quanto ai requisiti di accesso, come peraltro evidenziato dalla S.C., essi sono stati previsti dall'art. 1 che ha alternativamente previsto che, mediante il cumulo dei periodi contributivi, il soggetto istante debba possedere un'anzianità contributiva di almeno 20 anni e 65 anni di età oppure un'anzianità contributiva di 40 anni indipendentemente dall'età. In tale prospettiva, è ovvio che, come argomentato non condivisibilmente dalla Corte, il d.lgs. n. 42 del 2006 non abbia lambito i criteri di accesso alla pensione previsti dai singoli ordinamenti coinvolti nella totalizzazione in quanto ha autonomamente regolato i criteri di accesso alla pensione.



Cassazione civile, sez. lav., 12/12/2017,  n. 29780


4. Il secondo motivo è infondato. Il contesto normativo in cui si inserisce la fattispecie di cui si discute è costituito dal D.Lgs. n. 42 del 2006, e dalla L. n. 576 del 1980, art. 3; in particolare, vi è contrasto sulla individuazione delle concrete modalità di completamento della fattispecie costitutiva del diritto alla pensione di anzianità in favore dell'avvocato che intenda avvalersi della totalizzazione di due periodi contributivi costituiti l'uno presso l'Inps e l'altro presso la Cassa forense. In altri termini, va verificato se la totalizzazione della diversa contribuzione versata incida anche sulla condizione specifica della cancellazione dagli albi richiesta dalla normativa professionale.

Dal punto di vista della ricostruzione storico - sistematica dell'istituto della totalizzazione è opportuno osservare che:

- a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 61/1999, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della L. n. 45 del 1990, artt. 1 e 2, laddove non prevedevano che ai liberi professionisti che non avessero maturato il diritto a pensione, oltre alla ricongiunzione dei periodi contributivi spettasse la facoltà di scelta fra la ricongiunzione onerosa e la totalizzazione gratuita dei periodi contributivi ai fini del conseguimento di una pensione unica, venne introdotto la L. n. 38 agosto 2000, art. 71, che ha esteso l'ambito di applicazione della totalizzazione ai lavoratori le cui pensioni erano liquidate con il sistema retributivo o misto, senza tuttavia abrogare le precedenti disposizioni precedenti contenute nel D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 1, che continuava ad avere riguardo ai i lavoratori le cui pensioni erano liquidate esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo;

- per aver diritto alla totalizzazione, anche per il legislatore del 2000, i periodi di contribuzione da cumulare non devono essere coincidenti, il lavoratore non deve aver maturato il diritto a pensione nel regime generale, nei regimi speciali sostitutivi, esclusivi o esonerativi di quello generale, ed anche nei regimi "privatizzati" di cui al D.Lgs. n. 509 del 1994, e D.Lgs. n. 103 del 1996, nei quali egli sia, o sia stato, iscritto; inoltre, anche questa ulteriore fattispecie di totalizzazione non è prevista per il conseguimento della pensione di anzianità, ma soltanto per il conseguimento delle pensioni di vecchiaia, di inabilità ed ai superstiti;

- interviene, dunque, la Corte costituzionale che con la sentenza n. 198 del 2002 ha affermato che, nel nostro ordinamento, la totalizzazione dei periodi di contribuzione non è un istituto di "carattere generale" ed il precedente esaminato dalla sentenza n. 61/1999 della stessa Corte è chiaramente delimitato al caso specifico "del lavoratore che non abbia maturato il diritto ad un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni alle quali è stato iscritto"; la Corte costituzionale, inoltre, afferma che la funzione e le finalità della totalizzazione è quella di consentire al lavoratore di cumulare, anche ai fini della misura della pensione, i contributi che, in ragione dei percorsi lavoratori intrapresi, siano stati versati a diverse istituzioni previdenziali", risponde soprattutto "ad un'esigenza di politica sociale legata alla crescente flessibilità dei rapporti di lavoro";

- Su tali basi interviene la L. n. 243 del 2004, (di riforma del sistema previdenziale e pensionistico) che delega al Governo di adottare uno o più decreti legislativi per "rivedere" e "ridefinire" la disciplina della totalizzazione, estendendone ulteriormente "l'operatività". Le deleghe contenute nella L. n. 243 del 2004 sono attuate con il D.Lgs. n. 42 del 2006, che estende, per quanto ora di interesse, la totalizzazione anche ai lavoratori che già abbiano maturato il diritto a pensione presso uno dei regimi previdenziali di iscrizione, ma non siano ancora titolari di "trattamento pensionistico autonomo" e la possibilità di cumulare i contributi viene prevista per il conseguimento (oltre che delle pensioni di vecchiaia, di inabilità ed ai superstiti) anche della pensione di anzianità (D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1 comma 1). E', inoltre, previsto che sia l'Inps (e non più separatamente le singole gestioni) ad erogare le quote di pensione che esse stesse liquidano, previa stipulazione di "apposite convenzioni con gli enti interessati".

6. La disciplina dettata dal D.Lgs. n. 42 del 2006, prevede, poi, che ogni singola quota della pensione "totalizzata" sia calcolata (non più sulla base dei requisiti e secondo i criteri stabiliti da ciascun ordinamento, ma) "esclusivamente con le regole del sistema contributivo.

Inoltre, è previsto che il diritto a pensione sorga soltanto a condizione che: il lavoratore abbia maturato almeno 20 anni di contribuzione e abbia raggiunto un'età di 65 anni, ovvero abbia maturato un'anzianità contributiva di almeno 40 anni, indipendentemente dall'età; sussistano gli ulteriori, eventuali, requisiti (diversi dall'età anagrafica e dall'anzianità contributiva) previsti "dai rispettivi ordinamenti per l'accesso alla pensione di vecchiaia"; i periodi di contribuzione siano considerati "tutti e per intero"; la L. n. 247 del 2007, infine, ha ulteriormente ampliato i limiti soggettivi di utilizzabilità della totalizzazione modificando anche il D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 1, comma 1, abrogando le parole "che non abbiano maturato in alcuna delle predette forme il diritto al trattamento previdenziale".

7. Da quanto si è fin qui esposto emerge con chiarezza che la disciplina della totalizzazione non ha in alcun modo lambito le regole di erogazione dei trattamenti pensionistici di anzianità proprie di ogni singolo ordinamento interessato dalla totalizzazione contributiva, alla luce del disposto del D.Lgs. n. 148 del 1997, art. 1, comma 3, limitandosi a consentire di valorizzare effettivamente tutti i contributi versati dal lavoratore nel corro della sua intera vita lavorativa, per conseguire il diritto a pensione, o ad una pensione più elevata.

8. Deve, quindi, disattendersi la tesi sostenuta dal ricorrente secondo cui il D.Lgs. n. 42 del 2006, avrebbe introdotto sostanzialmente una nuova fattispecie di trattamento pensionistico di anzianità con l'effetto, nel caso di specie, di far venir meno l'obbligo di cancellazione dagli albi professionali previsto dalla disposizione in tema di pensione di anzianità a carico della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (L. n. 476 del 1980, art. 3) che prevede: "La pensione di anzianità è corrisposta a coloro che abbiano compiuto almeno 35 anni di effettiva iscrizione e di contribuzione alla Cassa. La corresponsione della pensione è subordinata alla cancellazione dagli albi di avvocato e di procuratore, ed è incompatibile con l'iscrizione a qualsiasi albo professionale o elenco di lavoratori autonomi e con qualsiasi Attività di lavoro dipendente. La pensione è determinata con applicazione dei commi dal primo al quinto dell'art. 2. Verificandosi uno dei casi di incompatibilità di cui al secondo comma, la pensione di anzianità è revocata con effetto dal momento in cui si verifica l'incompatibilità".





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