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trasferimento di azienda e cambi d'appalto
Il trasferimento di azienda nell'ambito delle vicende giuridiche di cambio di appalto di servizi, la tutela del lavoratore, tra l'art. 2112 c.c., le norme di fonte collettiva e la normativa vincolistica in materia di licenziamenti 
 
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Un profilo problematico che si pone con riferimento alal vicenda giuridica del trasferimento di azienda di cui all'art. 2112 c.c. è quello che attiene ai cc.dd. cambi d'appalto.
 
Accade sovente, infatti, che la società committente, alla scadenza del contratto di appalto, affidi il medesimo servizio ad altro soggetto.
 
A seguito di tale vicenda giuridica trilaterale, si è posta la questione se possa essere applicata la disciplina del passaggio diretto dei lavoratori di cui all'art. 2112 c.c., con tutte le relative garanzie anche in ordine alla conservazione delle mansioni e dei livelli retributivi.
 
In linea generale, la Suprema Corte ha osservato come occorra assumere un'ottica di carattere sostanzialista e verificare se, oltre al passaggio della forza lavoro, si sia verificato il passaggio di un complesso organizzato aziendale (strumenti di lavoro, forza lavoro già appositamente organizzata ecc).
 
Ove possa individuarsi nelle allegazioni (e le prove confermino) l'esistenza di tale trasferimento del complesso di beni e persone dal precedente al nuovo appaltatore, dovrà ritenersi applicabile l'art. 2112 c.c..
 
La vicenda appare ulteriormente complicata dall'esistenza di specifiche norme di fontenegoziale collettiva che stabiliscono il passaggio diretto dei lavoratori impiegati nell'appalto.
 
Tali norme sono volte evidentemente a colmare il vuoto di tutela in cui si troverebbero i lavoratori impiegati in un appalto che non possa configurarsi come un ramo o un complesso aziendale oggetto di possibile trasferimento.
 
In assenza di norme di fonte primaria di tutela soccorre, dunque, la contrattazione collettiva.
 
E, tuttavia, tali norme di fonte collettiva non escludono che si verifichi una vicenda di cesura del rapporto di lavoro con il primo datore  e di inizio del rapporto con un nuovo datore di lavoro, con la conseguenza che il lavoratore dissenziente, al contrario che nll'ipotesi del trasferimento di azienda, potrebbe impugnare il recesso per difetto del giustificato motivo oggettivo del licenziamento.


Cassazione civile  sez. lav. 27 maggio 2011 n. 11763


Nell'ipotesi di prosecuzione del rapporto di lavoro con l'impresa subentrante nella gestione di un appalto , la domanda del lavoratore diretta ad ottenere il risarcimento del danno per demansionamento e al pagamento di differenze retributive è idonea ad introdurre la richiesta di applicazione dell'art. 2112 c.c. (e la relativa causa petendi) solamente se la parte, nel formulare la domanda, abbia allegato, a prescindere dall'esattezza giuridica delle espressioni utilizzate, gli elementi del trasferimento d'azienda in senso proprio (o, comunque, vicende che comportino una continuità aziendale alla stregua della giurisprudenza comunitaria) e la continuità del rapporto di lavoro, che costituisce la base della garanzia della salvaguardia della posizione del lavoratore. (Nella specie, la società che era subentrata nella gestione del servizio di nettezza urbana del Comune di Gallipoli aveva proceduto all'assunzione di lavoratori già dipendenti del precedente gestore, i quali avevano lamentato la loro dequalificazione e la mancata conservazione di pregresse indennità, senza, tuttavia, dedurre in alcun modo la continuità giuridica del rapporto di lavoro; la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta la decisione del giudice di merito che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2112 c.c.).



Cassazione civile  sez. lav. 16 maggio 2013 n. 11918

Ai fini del trasferimento d'azienda, la disciplina di cui all'art. 2112 c.c. postula soltanto che il complesso organizzato dei beni dell'impresa - nella sua identità obiettiva - sia passato ad un diverso titolare in forza di una vicenda giuridica riconducibile al fenomeno della successione in senso ampio, potendosi così prescindere da un rapporto contrattuale diretto tra l'imprenditore uscente e quello che subentra nella gestione. Tuttavia, non può ravvisarsi un trasferimento d'azienda in ipotesi di successione nell' appalto di un servizio, ove non sia dimostrato un passaggio di beni di non trascurabile entità, e tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa.


Con ricorso al Tribunale di Lecce, G.V., premesso di essere stato assunto nel febbraio 1998 dal Consorzio CO.GE.I. subentrato nell'appalto del servizio di nettezza urbana in (OMISSIS) alla società COSMO presso la quale aveva espletato mansioni di 5^ livello; di aver subito una dequalificazione perchè destinato non a mansioni di capo-squadra, già disimpegnate presso l'impresa cessante, bensì a quelle di operaio; di aver comunque mantenuto la retribuzione ed il livello di inquadramento originario senza beneficiare del prolungamento dell'orario, anche domenicale, e dell'indennità connessa all'uso di auto propria, chiese la reintegra nelle mansioni precedentemente espletate con condanna della CO.GE.I. al pagamento di L. 56.279.383, nonchè dell'ulteriore somma spettante dal maggio 2001, oltre accessori.
Il Tribunale, nella contumacia del resistente, respingeva la domanda osservando che in base al disposto dell'art. 4 del c.c.n.l. di settore l'impresa subentrante nell'appalto aveva garantito il mantenimento del livello retributivo ed omesso di corrispondere solo emolumenti legati al disimpegno concreto della mansione di capo- squadra. Escludeva che vi fosse stata dequalificazione perchè la prestazione resa ben poteva rientrare nella declaratoria contrattuale prevista per il quinto livello.
Per l'integrale riforma della sentenza, proponeva appello il G..
L'appellato restava contumace.
Con sentenza depositata il 29 aprile 2008, la Corte d'appello di Lecce respingeva il gravame.
Per la cassazione propone ricorso il G., affidato a tre motivi.
Il Consorzio CO.GEI è rimasto intimato.



1.- Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 2103 e 2697 c.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Lamenta che la sentenza impugnata ritenne erroneamente che l'assenza di mansioni di caposquadra presso il Consorzio subentrante giustificasse uno ius variandi che invece è soggetto a rigorosi limiti da parte dell'art. 2103 c.c.. Si duole peraltro che il giudice d'appello ritenne che la prova del legittimo esercizio dello ius variandi incombeva sul lavoratore.
2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 2103 e 2112 c.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Lamenta che la Corte leccese ritenne erroneamente che le voci retributive richieste con il ricorso introduttivo erano riconoscibili solo in caso di effettivo svolgimento delle relative mansioni, senza considerare la garanzia contrattuale collettiva sulla conservazione del trattamento economico e che nella specie si era verificato un trasferimento di azienda, che certamente imponeva l'accoglimento delle proprie domande.
3. I motivi, che per la loro connessione possono esaminarsi congiuntamente, sono infondati.
Essi infatti si basano sul presupposto che nella specie vi sia stato un trasferimento di azienda in realtà insussistente, trattandosi di assunzione ex novo (così anche definito in sede di c.c.n.l., che parla di passaggio diretto: in tal senso, da ultimo, Cass. 3 ottobre 2011 n. 20192 in materia di successione di imprese negli appalti nel settore dello smaltimento dei rifiuti), con garanzia contrattuale collettiva del mantenimento del trattamento economico relativo al livello contrattuale posseduto, con la sola aggiunta degli scatti di anzianità.
Occorre al riguardo evidenziare che ai fini del trasferimento d'azienda, la disciplina di cui all'art. 2112 cod. civ., postula che il complesso organizzato dei beni dell'impresa - nella sua identità obiettiva - sia passato ad un diverso titolare in forza di una vicenda giuridica riconducibile al fenomeno della successione in senso ampio, dovendosi così prescindere da un rapporto contrattuale diretto tra l'imprenditore uscente e quello che subentra nella gestione. Il trasferimento d'azienda è pertanto configurabile anche in ipotesi di successione nell'appalto di un servizio, sempre che si abbia un passaggio di beni di non trascurabile entità, e tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (Cass. 13 aprile 2011 n. 8460; Cass. 15 ottobre 2010 n. 21278; Cass. 10 marzo 2009 n. 5708; Cass. 8 ottobre 2007 n. 21023; Cass. 13 gennaio 2005 n. 493; Cass. 27 aprile 2004 n. 8054; Cass. 29 settembre 2003 n. 13949).
Nella specie il ricorrente non ha affatto dimostrato, nè ancor prima dedotto, che vi sia stata una apprezzabile cessione di beni o strutture dalla società COSMO al Consorzio CO.GE.I..





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