Ricerca























mod_vvisit_counterVisite Oggi609
mod_vvisit_counterDal 12/06/0913745699

 CERCA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Enfiteusi: l’affrancazione dell’enfiteusi

Il diritto di enfiteusi, regolato dagli artt. 957 e ss. c.c., è un diritto reale che costituisce in capo all’enfiteuta gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui frutti del fondo, sul tesoro e relativamente all’utilizzazione del sottosuolo, nonché, salvo patto contrario il diritto di trasferire l’enfiteusi stessa a terzi, per atto tra vivi o per atto di ultima volontà (cfr. l’art. 965 c.c.), a fronte dell’obbligo di migliorare il fondo, di pagare il canone, nonché di pagare le imposte e gli altri pesi che gravano sul fondo (cfr. art. 964 c.c.). Può covenirsi che l'enfiteuta non ceda il suo diritto per un periodo non eccedente i venti anni ma, in tal caso, la cessione posta in essere contravvenendo al divieto, non sarà invalida ma inefficace nei confronti del proprietario che potrà valersi della responsabilità solidale del cedente e del cessionario.A mente dell'art. 1077 cc l'enfiteuta ha anche il diritto di costituire servitù a carico o a favore del fondo enfiteutico; in caso di cessazione dell'enfiteusi, le servitù a carico del fondo si estinguono mentre di quelle a favore beneficia il proprietario a seguito della consolidazione del diritto di proprietà.

II concedente del diritto di enfiteusi (che può essere anche una persona giuridica ex art. 977 c.c.), per contro, ha il diritto di veder migliorato il fondo e di ricevere un canone che può essere pattuito sotto forma di denaro o in natura (cfr. gli artt. 959 e 960 c.c.). L’art. 969 c.c. stabilisce, inoltre, in favore del concedente il diritto di ricognizione dell’enfiteusi il diritto, cioè, a veder riconosciuto il proprio diritto di proprietà da chi si trovi nel possesso del fondo enfiteutico un anno prima del compimento del ventennio (ciò al fine di evitare l’usucapione ove, successivamente alla concessione dell’enfiteusi siano avvenuti atti d’interversione del possesso).Si discute sulla natura giuridica dell'atto di ricognizione che, secondo la prevalente dottrina, costituisce un atto di riconoscimento con valenza puramente probatoria e non negoziale; ove, nell'atto di riconoscimento, sia trascritto il titolo, si potrebbe versare in un'ipotesi di riproduzione o di rinnovazione dell'atto costitutivo. 

L’enfiteusi si costituisce con contratto, per donazione (anche se, nel caso di trasferimento a titolo gratuito si discute sulla possibilità di configurare l'operazione negoziale come una donazione in quanto l’obbligo del pagamento del canone escluderebbe la configurabilità della fattispecie della liberalità), per testamento o per usucapione; come già detto il diritto di enfiteusi può essere trasferito a titolo oneroso

Tra i diritti essenziali che spettano all’enfiteuta vi è il diritto all’affrancazione dell’enfiteusi. Con l’affrancazione, l’enfiteuta, infatti, pagando una somma risultante dalla capitalizzazione del canone annuo e pari, a mente dell’art. 10 della L. n. 1138 del 18 dicembre 1970, a 15 volte l’ammontare del canone stesso, diventa proprietario del fondo enfiteutico. Deve sottolinearsi che il diritto all’affrancazione dell’enfiteusi può essere fatto valere solo con domanda giudiziale anche se gli effetti della sentenza retroagiscono al momento della proposizione della domanda. Il diritto all’affrancazione dell’enfiteusi prevale sul diritto alla devoluzione del fondo, sul diritto, cioè, del proprietario del fondo di chiederne la restituzione allorché l’enfiteuta non apporti i dovuti miglioramenti al fondo enfiteutico ovvero ometta di pagare due annualità di canone. Nel giudizio incardinato per la devoluzione del fondo da parte del proprietario, l’enfiteuta potrà evitare le conseguenze della devoluzione stessa alternativamente sanando la morosità prima della conclusione del giudizio di primo grado ovvero domandando l’affrancazione dell’enfiteusi (cfr. gli artt. 971 e 972 c.c.).

Il diritto di enfiteusi si estingue a seguito di affrancazione di devoluzione, in caso di non uso ventennale per prescrizione (art. 970 c.c.), per consolidazione nel caso di riunione nella stessa persona delle situazioni soggettive di concedente e di enfiteuta, per rinuncia, per scadenza del termine, in caso di perimento del fondo ovvero in caso di risoluzione del contratto. Con l’estinzione del diritto d’enfiteusi, l’enfiteuta ha l’obbligo di riconsegnare il fondo ed il diritto di ricevere, in relazione ai miglioramenti apportati al fondo, il rimborso dei miglioramenti stessi nella misura del maggior valore del fondo al momento della riconsegna. Per quel che concerne le addizioni che costituiscono miglioramenti, ove esse siano separabili ed il proprietario intenda trattenerle, dovrà corrispondere il valore delle stesse, ove esse non siano separabili, dovrà corrispondere il maggior valore del fondo (cfr. art. 975 c.c.).

Argomenti correlati

l'usufruttto

il diritto di superficie

le servitù prediali

 





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 

 CERCA ANCORA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Previdenza Professionisti | Diritto Penale | Diritto Amministrativo | Diritto di Famiglia