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L’azione di manutenzione del possesso

L’azione di manutenzione del possesso è concessa a chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un’universalità di beni mobili entro l’anno dalla sofferta turbativa. Il possesso tutelato dall’azione di manutenzione è solo quello acquisito da oltre un anno in modo non violento né clandestino. In caso d’acquisto del possesso in modo violento o clandestino, l’azione di manutenzione è concessa decorso un anno dalla cessazione della violenza e della clandestinità (cfr. l’art. 1169 c.c.). Il terzo comma dell’art. 1170 cc tutela, con l’esperimento dell’azione di manutenzione, anche chi abbia subito uno spoglio non violento né clandestino, purchè ricorrano le condizioni di cui al comma 2. Secondo la dottrina, in tale ipotesi, la situazione possessoria tutelata sarebbe quella di cui all'art. 1168 cc, con la conseguenza che non opererebbero le limitazioni oggettive poste dal primo comma dell'art. 1170 cc. Opera, tuttavia, come chiarito dalla giurisprudenza, la limitazione soggettiva di cui all'art. 1170 cc con la conseguenza che l'azione non è concessa al detentore qualificato ammesso, invece, all'esperimento dell'azione di reintegrazione di cui all'art. 1168 cc.

L’azione di manutenzione del possesso si configura come un’azione diretta a tutelare la situazione possessoria relativa a specifici beni (beni immobili, e universalità di immobili) a fronte di condotte materiali o giuridiche che tendano ad impedire o limitare il godimento del bene, senza tuttavia escludere o ridurre quantitativamente la situazione possessoria. In tal senso, l’oggetto dell’azione di manutenzione è diverso dall’azione di reintegrazione in quanto, mentre la condotta che legittima l’esperimento della prima si configura come una limitazione dei diritti di godimento del bene, la condotta che legittima l’esperimento della seconda si configura come una limitazione della situazione possessoria (tale distinzione non sempre è agevole, ad esempio è stata ritenuta esperibile l’azione di reintegrazione del possesso nel caso di una servitù di passaggio limitata da condotte del proprietario del fondo servente tendenti a limitare il passaggio stesso). La molestia può essere di fatto o di diritto (contestazione sulla legittimità dell'attuale situazione giuridica fondante la situazione possessoria) e la minaccia può anche essere solo prospettata come possibile.

Legittimato attivo all’esperimento dell’azione di manutenzione del possesso è il titolare del possesso (pieno o minore), di beni mobili o universalità di mobili (salvo quanto sopra detto per l'ipotesi di cui all'art. 1170 cc, terzo comma) che deve possedere ininterrottamente in modo non clandestino e non violento da oltre un anno. Al contrario dell’azione di reintegrazione, non è legittimato ad esperire l’azione di manutenzione il detentore (che non può esperire neppure l’azione di spoglio di cui al 3° comma dell’art. 1170 c.c.).

Legittimato passivo nell’azione di manutenzione del possesso è invece l’autore materiale e/o l’autore morale della turbativa, la condotta dovrà essere connotata soggettivamente dal dolo o dalla colpa ed il relativo onere probatorio ricadrà sull'attore.

L’azione di manutenzione del possesso deve essere esperita nel termine decadenziale (che non tollera neppure la sospensione feriale) di un anno dalla sofferta turbativa; l’eccezione di decadenza deve, però, essere sollevata dalla parte convenuta e non è rilevabile d’ufficio.

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