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Art 47 cc
Articolo 47 del codice civile, l'elezione di domicilio per determinati affari, con la giurisprudenza di legittimità rilevante
 
Art 47 cc
Elezione di domicilio.

[I]. Si può eleggere domicilio speciale per determinati atti o affari [103, 28392 n. 2, 2890; 30, 141, 366, 480, 5432 n. 3 c.p.c.].
[II] Questa elezione deve farsi espressamente per iscritto [1350].

Cassazione civile  sez. III 04 settembre 2012 n. 14813


L'elezione di domicilio effettuata dal debitore, all'atto della stipula del contratto di mutuo fondiario, ai sensi dell'art. 43, comma 1 r.d. n. 646 del 1905, applicabile anche dopo la sua espressa abrogazione a opera dell'art. 161 d.lg. n. 385 del 1993, ai sensi del comma 6 di tale disposizione, rimane valida ed efficace anche per la notificazione dell'atto di riassunzione della causa di opposizione agli atti esecutivi, a seguito di rinvio disposto dalla Corte di cassazione, nonché per la prosecuzione di tale giudizio in conseguenza del verificarsi di un evento interruttivo, atteso che il comma 2 del citato art. 43 r.d. n. 646 del 1905 stabilisce espressamente che presso il domicilio eletto nel contratto debba eseguirsi al notifica di ogni altro atto o sentenza, quand'anche contumaciale.


Cassazione civile  sez. III 23 giugno 2009 n. 14641



È valida la notificazione dell'atto di citazione introduttivo del giudizio di merito susseguente ad un procedimento cautelare effettuata non alla parte personalmente, ma nel domicilio da questa eletto nel corso del procedimento cautelare presso il proprio difensore, qualora dal tenore letterale della procura alle liti possa desumersi che essa sia stata conferita anche per la fase di merito.


Cassazione civile  sez. II 23 ottobre 2008 n. 25647



Atteso il carattere formale dell'atto di elezione di domicilio - che sostituisce tutti gli altri parametri di individuazione spaziale della persona - deve escludersi che il medesimo possa compiersi per facta concludentia. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato inesistente la notifica di un atto di impugnazione eseguita a mani di un avvocato che, pur avendo svolto attività di consulenza tecnica nel giudizio di primo grado, non risultava aver assunto successivamente, con alcun atto formale, la qualità di difensore domiciliatario della parte in causa).


Cassazione civile  sez. lav. 30 giugno 2005 n. 14011




L'elezione di domicilio fatta dalla parte in sede di stipula del contratto (nella specie contratto di collaborazione continuativa) deve intendersi a carattere non esclusivo in difetto di un'espressa e chiara volontà contraria, come tale non ostativa a che gli atti inerenti al rapporto contrattuale (nella specie disdetta) vengano trasmessi al diverso indirizzo riferibile alla parte medesima.


Cassazione civile  sez. III 04 dicembre 2003 n. 18518


L'elezione di domicilio ha la stessa ampiezza della procura, salvo che espressamente non sia posta una limitazione ad un solo grado o fase del giudizio.


Cassazione civile  sez. I 19 settembre 2003 n. 13897



L'art. 141 c.p.c., che detta disposizioni in tema di notificazioni presso il domiciliatario, va coordinato con l'art. 47 c.c., per il quale il domicilio eletto rappresenta una deroga al domicilio legale circoscritta a determinati e specifici affari, e dal collegamento fra le due norme discende che la corretta esecuzione della notificazione presso il domiciliatario presuppone che l'atto oggetto della notifica sia catalogabile fra quelli considerati con l'elezione di domicilio. Ne consegue che, nel caso di notificazione dell'impugnazione del lodo arbitrale per nullità, detto rapporto dell'atto con il domicilio eletto potrebbe essere individuato solo se l'elezione fosse contenuta nel compromesso o nella clausola compromissoria, essendo evidente in tal caso la riconducibilità della detta impugnazione al rapporto per il quale si era convenuto il ricorso ad arbitri; diversamente, invece, deve ritenersi quando l'elezione di domicilio sia intervenuta con il conferimento dell'incarico difensivo per il procedimento arbitrale, poiché la successiva impugnazione è finalizzata alla verifica sulla validità dell'atto conclusivo del compito affidato agli arbitri e determina, quindi, l'insorgere di un procedimento intrinsecamente e funzionalmente differenziato dal primo, nel cui ambito la ricezione dell'atto introduttivo non può essere interpretata come un adempimento incluso nell'originario mandato difensivo. Tuttavia la notificazione erroneamente eseguita presso il difensore officiato per il procedimento arbitrale è nulla, non inesistente (essendovi comunque un collegamento tra la parte e il predetto difensore, tenuto anche conto della contiguità fra il procedimento arbitrale e il giudizio di impugnazione del lodo, oltre che della riconducibilità di entrambi ad un unico affare sostanziale), e dunque sanabile mediante la costituzione del convenuto.


Cassazione civile  sez. II 28 gennaio 2003 n. 1219



L'elezione di domicilio (art. 47 c.c. e 141 c.p.c.) è un atto giuridico unilaterale idoneo a produrre i suoi effetti indipendentemente dal consenso o dall'accettazione del domiciliatario (nella specie, il ricorrente lamentava la mancata sottoscrizione della procura da parte dell'avvocato presso il quale la parte aveva dichiarato di eleggere domicilio. La S.C. ha affermato il principio che precede, rilevando altresì che nel caso specifico l'iscrizione a ruolo della causa da parte del domiciliatario comprovava l'accettazione della procura da parte dello stesso).

Cassazione civile  sez. II 23 gennaio 2001  n. 904



L'elezione di domicilio fatta dalla parte in sede di stipula del contratto (nella specie contratto di agenzia perfezionatosi con l'accettazione da parte del promissario della proposta come formulata dal promittente) deve intendersi a carattere non esclusivo in difetto di un'espressa e chiara volontà contraria, come tale non ostativa a che gli atti inerenti al rapporto contrattuale (nella specie atto introduttivo della procedura arbitrale) vengano trasmessi al diverso indirizzo riferibile alla parte medesima.


Cassazione civile  sez. I 10 novembre 1997 n. 11037



L'atto di elezione di domicilio speciale, che ha, come funzione, la sostituzione, per l'affare in questione, di tutti gli altri parametri di individuazione spaziale della persona (residenza, dimora, domicilio generale) con il luogo specificamente indicato, e, come conseguenza, il dipanarsi degli effetti di cui all'art. 141 c.p.c., deve connotarsi secondo caratteri di incontroversa univocità, onde desumerne la chiara volontà della parte di riferirsi al luogo prescelto come destinazione non fungibile di tutti gli atti del processo che la riguardino. Non riveste, pertanto, tale carattere quella dichiarazione che si limiti, nel corso delle trattative extraprocessuali per il componimento di una vertenza insorta tra le parti, al semplice invito, rivolto alla controparte, a rivolgersi al proprio legale (con contestuale indicazione dell'indirizzo del medesimo), onde trasferire il livello delle trattative dal piano dei rapporti personali a quello, formale, che presupponga l'assistenza di un avvocato (nella specie, la S.C., affermando il suindicato principio di diritto, ha cassato senza rinvio la pronuncia del giudice di merito che aveva ritenuto integrante gli estremi di una elezione di domicilio una missiva, indirizzata dal ricorrente alla controparte, del seguente tenore: "per la terra, non voglio parlare con te e nemmeno con il tuo amico: se devi dire qualcosa, il mio indirizzo è alla via province 21 di Roma dell'avvocato Mindoppi").





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