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Art 8 della legge n 604/1966
Art 8 della legge n 604/1966 e giurisprudenza di legittimità rilevante in tema di effetti risarcitori del licenziamento illegittimo nel regime della tutela obbligatoria 
 
Art 8 della legge n 604/1966

Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennità di importo compreso fra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro (1) (2) .
(1) Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108.
(2) A norma dell'articolo unico del D.P.R. 9 aprile 2003 è stato indetto referendum abrogativo relativo al presente articolo.



Cassazione civile    sez. lav. 10/07/2013 n 17122

Nei rapporti sottratti al regime della tutela reale il licenziamento affetto da uno dei vizi formali di cui all'art. 2 della legge n. 604 del 1966, come modificato dall'art. 2 della legge n.108 del 1990, non produce effetti sulla continuità del rapporto, senza che possa distinguersi tra i diversi vizi formali e, in particolare, tra mancanza di forma scritta e mancata comunicazione dei motivi di recesso, richiesta dal lavoratore. Pertanto, in ipotesi di licenziamento viziato per la mancata comunicazione dei motivi del recesso richiesti dal lavoratore - non applicandosi la disciplina sanzionatoria dettata dall'art. 8 legge n. 604 del 1966 (propria della diversa ipotesi di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo), ma, comunque, vertendosi in tema di contratto a prestazioni corrispettive - l'inidoneità del licenziamento ad incidere sulla continuità del rapporto di lavoro non comporta il diritto del lavoratore alla corresponsione delle retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento inefficace, bensì solo il risarcimento del danno da determinare secondo le regole in materia di inadempimento delle obbligazioni, eventualmente facendosi riferimento anche alle mancate retribuzioni, ma nella suddetta ottica. Inoltre, nella ipotesi considerata, da un lato, non è necessaria - per dare rilievo, ai fini risarcitori, alla perdita delle retribuzioni conseguente al licenziamento - la costituzione in mora del datore di lavoro (mediante l'offerta formale delle prestazioni, pur occorrendo che il lavoratore non abbia tenuto una condotta incompatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione del datore le proprie prestazioni lavorative) e d'altra parte, nella valutazione dell'imputabilità dell'inadempimento al datore di lavoro deve tenersi conto dalla intervenuta intimazione al lavoratore di un nuovo licenziamento, successivo alla sentenza di primo grado favorevole al lavoratore, effettuata, ancora una volta, in totale violazione dell'art. 2 della legge n. 604 del 1966


Cassazione civile    sez. lav. 27/02/2013 4856


In tema di riparto dell'onere probatorio in ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia accertata l'invalidità, fatti costitutivi del diritto soggettivo del lavoratore a riprendere l'attività e, sul piano processuale, dell'azione di impugnazione del licenziamento sono esclusivamente l'esistenza del rapporto di lavoro subordinato e l'illegittimità dell'atto espulsivo, mentre le dimensioni dell'impresa, inferiori ai limiti stabiliti dall'art. 18 della legge n. 300 del 1970, costituiscono, insieme al giustificato motivo del licenziamento, fatti impeditivi del suddetto diritto soggettivo del lavoratore e devono, perciò, essere provati dal datore di lavoro. Con l'assolvimento di quest'onere probatorio il datore dimostra - ai sensi della disposizione generale di cui all'art. 1218 c.c. - che l'inadempimento degli obblighi derivatigli dal contratto di lavoro non è a lui imputabile e che, comunque, il diritto del lavoratore a riprendere il suo posto non sussiste, con conseguente necessità di ridurre il rimedio esercitato dal lavoratore al risarcimento pecuniario. L'individuazione di siffatto onere probatorio a carico del datore di lavoro persegue, inoltre, la finalità di non rendere troppo difficile l'esercizio del diritto del lavoratore, il quale, a differenza del datore di lavoro, è privo della "disponibilità" dei fatti idonei a provare il numero dei lavoratori occupati nell'impresa.


Cassazione civile    sez. lav. 24/02/2011 4521


Nell'ambito della tutela cosiddetta obbligatoria nei confronti del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, secondo la disciplina delle leggi n. 604 del 1966 e n. 108 del 1990, la previsione dell'art. 8 della legge n. 604 sulla alternatività tra riassunzione e risarcimento del danno deve essere interpretata, per assicurarne la conformità ai principi costituzionali (Corte cost. n. 194 del 1970 e n. 44 del 1996), nel senso che il pagamento della indennità risarcitoria, qualora il rapporto di lavoro non si ripristini, sia sempre dovuto, senza che rilevi quale sia il soggetto e quale sia la ragione per cui ciò si verifichi.



Cassazione civile    sez. lav. 29/09/2008 n 24277


Anche nel caso di licenziamento illegittimo soggetto a tutela obbligatoria (e non soltanto nel caso di tutela reale), gli interessi e la rivalutazione monetaria sul risarcimento del danno patito dal dipendente decorrono dalla data del recesso sanzionato. L’art. 429, comma 3, c.p.c., che riconosce al lavoratore oltre agli interessi legali, il maggior danno per la diminuzione di valore del suo credito, trova applicazione per tutti i crediti connessi al rapporto di lavoro, senza esclusione di quelli aventi titolo risarcitorio.



Cassazione civile    sez. lav. 03/09/2008 n 22164



Ai fini del tipo di tutela da riconoscere al lavoratore licenziato, conseguente ai limiti dimensionali dell’organizzazione facente capo al datore di lavoro, il computo dei dipendenti va effettuato tenendo conto della normale occupazione dell’impresa con riguardo al periodo di tempo antecedente al licenziamento e non anche a quello successivo di preavviso, senza dare rilevanza alle contingenti e occasionali contrazioni o anche espansioni del livello occupazionale aziendale; questo criterio deve essere riferito ai lavoratori dipendenti e non semplicemente agli addetti oppure agli occupati, considerando soltanto chi è legato all'azienda da un rapporto subordinato. Il riferimento al criterio del numero dei lavoratori occupati alla data dell’intimazione del licenziamento rileva solo nel caso in cui poco prima del provvedimento espulsivo vi sia stata una reale, ossia non episodica né simulata, riduzione di personale per ragioni organizzative, tale da mutare effettivamente le dimensioni dell’azienda.



Cassazione civile    sez. lav. 12/12/2007 n 26073


La revoca del licenziamento illegittimo avvenuta prima dell'impugnativa giudiziale, ove il lavoratore abbia ripreso il suo posto, non importa il diritto di quest'ultimo al risarcimento del danno ex art. 8 l. n. 604 del 1966, atteso che tale norma pone il risarcimento come alternativo al ripristino del rapporto; resta peraltro salvo il risarcimento di eventuali danni ex art. 1218 c.c., ad esempio per retribuzione ritardata o inferiore al dovuto o per il carattere ingiurioso del licenziamento o per il nocumento alla salute del lavoratore per il quale sia provata la derivazione causale dal recesso medesimo.


Cassazione civile    sez. lav. 14/06/2006 13732


Il licenziamento intimato nell’area della tutela obbligatoria dichiarato illegittimo nel determinare la cessazione del rapporto di lavoro, comporta per il lavoratore il diritto di percepire anche l’indennità sostitutiva del preavviso in aggiunta all’indennità risarcitoria di cui all’art. 8 l. 5 luglio 1966 n. 604, come mod. dall’art. 2 l. 11 maggio 1990 n. 108.



Cassazione civile    sez. un. 10/01/2006 n 141



In tema di riparto dell'onere probatorio in ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia accertata l'invalidità, fatti costitutivi del diritto soggettivo del lavoratore a riprendere l'attività e, sul piano processuale, dell'azione di impugnazione del licenziamento sono esclusivamente l'esistenza del rapporto di lavoro subordinato e l'illegittimità dell'atto espulsivo, mentre le dimensioni dell'impresa, inferiori ai limiti stabiliti dall'art. 18 della legge n. 300 del 1970, costituiscono, insieme al giustificato motivo del licenziamento, fatti impeditivi del suddetto diritto soggettivo del lavoratore e devono, perciò, essere provati dal datore di lavoro. Con l'assolvimento di quest'onere probatorio il datore dimostra - ai sensi della disposizione generale di cui all'art. 1218 c.c. - che l'inadempimento degli obblighi derivatigli dal contratto di lavoro non è a lui imputabile e che, comunque, il diritto del lavoratore a riprendere il suo posto non sussiste, con conseguente necessità di ridurre il rimedio esercitato dal lavoratore al risarcimento pecuniario. L'individuazione di siffatto onere probatorio a carico del datore di lavoro persegue, inoltre, la finalità di non rendere troppo difficile l'esercizio del diritto del lavoratore, il quale, a differenza del datore di lavoro, è privo della "disponibilità" dei fatti idonei a provare il numero dei lavoratori occupati nell'impresa.




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