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Articolo 2 legge n 604 del 1966
L'articolo 2 della legge n 604 del 1966, modificato dalla legge n. 92 del 2012, in materia di comunicazione del licenziamento. La giurisprudenza di legittimità in merito alle conseguenze risarcitorie derivanti dal difetto di forma del licenziamento nel regime anteriore alla riforma dell'art. 18 ad opera della legge n. 92 del 2012
 
 
Art. 2 legge n 604 del 1966

1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.
2. La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato (1).
3. Il licenziamento intimato senza l'osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.
4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all'articolo 9 si applicano anche ai dirigenti (2).
(1) Comma sostituito dall'articolo 1, comma 37, della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(2) Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 2, della legge 11 maggio 1990, n. 108.
 
  
 

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GIURISPRUDENZA SULL'ART. 2 DELLA LEGGE N 604 DEL 1966

 
Cassazione civile  sez. lav. 10 luglio 2013  n. 17122


Nei rapporti sottratti al regime della tutela reale il licenziamento affetto da uno dei vizi formali di cui all'art. 2 della legge n. 604 del 1966, come modificato dall'art. 2 della legge n.108 del 1990, non produce effetti sulla continuità del rapporto, senza che possa distinguersi tra i diversi vizi formali e, in particolare, tra mancanza di forma scritta e mancata comunicazione dei motivi di recesso, richiesta dal lavoratore. Pertanto, in ipotesi di licenziamento viziato per la mancata comunicazione dei motivi del recesso richiesti dal lavoratore - non applicandosi la disciplina sanzionatoria dettata dall'art. 8 legge n. 604 del 1966 (propria della diversa ipotesi di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo), ma, comunque, vertendosi in tema di contratto a prestazioni corrispettive - l'inidoneità del licenziamento ad incidere sulla continuità del rapporto di lavoro non comporta il diritto del lavoratore alla corresponsione delle retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento inefficace, bensì solo il risarcimento del danno da determinare secondo le regole in materia di inadempimento delle obbligazioni, eventualmente facendosi riferimento anche alle mancate retribuzioni, ma nella suddetta ottica. Inoltre, nella ipotesi considerata, da un lato, non è necessaria - per dare rilievo, ai fini risarcitori, alla perdita delle retribuzioni conseguente al licenziamento - la costituzione in mora del datore di lavoro (mediante l'offerta formale delle prestazioni, pur occorrendo che il lavoratore non abbia tenuto una condotta incompatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione del datore le proprie prestazioni lavorative) e d'altra parte, nella valutazione dell'imputabilità dell'inadempimento al datore di lavoro deve tenersi conto dalla intervenuta intimazione al lavoratore di un nuovo licenziamento, successivo alla sentenza di primo grado favorevole al lavoratore, effettuata, ancora una volta, in totale violazione dell'art. 2 della legge n. 604 del 1966

Cassazione civile  sez. lav. 04 gennaio 2013  n. 106


In tema di licenziamento in regime di tutela reale, ove il datore di lavoro abbia intimato al lavoratore un licenziamento individuale, è ammissibile una successiva comunicazione di recesso dal rapporto da parte del datore medesimo, purché il nuovo licenziamento si fondi su una ragione o motivo diverso e sopravvenuto (nel senso di non noto in precedenza al datore di lavoro) e la sua efficacia resti condizionata all'eventuale declaratoria di illegittimità del primo. Ne consegue che il secondo licenziamento non può mai essere collettivo atteso che quest'ultimo è ex lege procedimentalizzato in termini tali da non consentire che il licenziamento del lavoratore avvenga sub condicione, dovendosi procedere alla necessaria comparazione tra tutti i lavoratori coinvolti.


Cassazione civile  sez. lav. 10 dicembre 2012 n. 22392


Con riferimento al licenziamento che trovi giustificazione nelle assenze per malattia del lavoratore, si applicano le regole dettate dall'art. 2 della legge n. 604/1966 sulla forma dell'atto e la comunicazione dei motivi del recesso, poiché nessuna norma speciale è al riguardo dettata dall'art. 2110 c.c.. Pertanto, qualora l'atto di intimazione del licenziamento non precisi le assenze in base alle quali sia ritenuto superato il periodo di conservazione del posto di lavoro, il lavoratore - il quale, particolarmente nel caso di comporto per sommatoria, ha l'esigenza di poter opporre propri specifici rilievi - ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro di specificare tale aspetto fattuale delle ragioni del licenziamento, e, nel caso di non ottemperanza con le modalità di legge a tale richiesta, di dette assenze non può tenersi conto ai fini della verifica del superamento del periodo di comporto; ove, invece, il lavoratore abbia direttamente impugnato il licenziamento, il datore di lavoro può precisare in giudizio i motivi di esso ed i fatti che hanno determinato il superamento del periodo di comporto, non essendo ravvisarle in ciò una integrazione o modificazione della motivazione del recesso.

Cassazione civile  sez. lav. 25 settembre 2012  n. 16250

Il licenziamento orale non è un licenziamento nullo ma inefficace e quindi è improduttivo di effetti e inidoneo a interrompere l'obbligo retributivo.


Cassazione civile  sez. lav. 10 settembre 2012 n. 15106


Il licenziamento intimato oralmente è radicalmente inefficace per inosservanza dell'onere della forma scritta imposto dall'art. 2 l. n. 604 del 1966, novellato dall'art. 2 l. n. 108 del 1990, e, come tale, è inidoneo a risolvere il rapporto di lavoro, non rilevando, ai fini di escludere la continuità del rapporto stesso, né la qualità di imprenditore del datore di lavoro, né il tipo di regime causale applicabile (reale od obbligatorio), giacché la sanzione prevista dal citato art. 2 non opera soltanto nei confronti dei lavoratori domestici (ai sensi della l. 339 del 1958) e di quelli ultrasessantenni (salvo che non abbiano optato per la prosecuzione del rapporto). Ne consegue l'applicazione dell'ordinario regime risarcitorio, segnatamente consistente, trattandosi di rapporto di lavoro in essere, nel pagamento delle retribuzioni non percepite a causa dell'inadempimento datoriale.

Cassazione civile  sez. lav. 10 luglio 2012 n. 11549


Nel licenziamento per superamento del periodo di comporto il datore di lavoro non è tenuto ad indicare nel provvedimento di licenziamento i singoli periodi di assenza con indicazione della data iniziale e finale di ogni assenza, essendo sufficiente l'indicazione del numero totale delle assenze in un determinato periodo temporale. Fermo restando l'onere di provare i singoli periodi di assenza nell'eventuale giudizio

Cassazione civile  sez. lav. 03 gennaio 2011 n. 77

Il lavoratore licenziato senza l'osservanza dell'onere della forma scritta non fruisce della tutela dell'art. 18 l. n. 300/70, ma può far valere la nullità del licenziamento, che non interrompe la continuità del rapporto di lavoro. La mancata esecuzione della prestazione lavorativa, imputabile al datore di lavoro, genera il diritto al risarcimento del danno, normalmente pari alle retribuzioni perse. 
 
 




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