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Art 6 l n 604 del 1966
Art. 6 della legge n 604/1966, l'impugnazione del licenziamento con la giurisprudenza di legittimità e merito più recente 
 
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legge n 604 del 1966
ARTICOLO N.6


Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso (1).
L’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo (2).
A conoscere delle controversie derivanti dall'applicazione della presente legge è competente il pretore (3).
(1) Comma sostituito dall'articolo 32, comma 1, della Legge 4 novembre 2010, n. 183.
(2) Comma sostituito dall'articolo 32, comma 1, della Legge 4 novembre 2010, n. 183 e successivamente modificato dall'articolo 1, comma 38, della Legge 28 giugno 2012, n. 92. A norma del comma 39 del medesimo articolo 1, il termine di centottanta giorni si applica in relazione ai licenziamenti intimati dopo la data di entrata in vigore della suddetta Legge n. 92 del 2012 (18 luglio 2012). Per i licenziamenti intimati in data anteriore all'entrata in vigore di detta legge, il termine è di duecentosettanta giorni.
(3) Vedi l'articolo 5, comma 5, della legge 11 maggio 1990, n. 108.


Cassazione civile    sez. VI 26/09/2013 n 22057


Nel caso di scadenza di un contratto di lavoro a termine illegittimamente stipulato, la disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunica al dipendente la scadenza del termine illegittimamente apposto, configura un atto meramente ricognitivo, non una fattispecie di recesso, e la prestazione lavorativa cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Ne consegue l'inapplicabilità degli artt. 6 della legge n. 604 del 1966 e 18 della legge n. 300 del 1970, benché la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dia al dipendente il diritto al ripristino del rapporto di lavoro e, ove negato, il diritto alla tutela risarcitoria. Il lavoratore cessato dal servizio, non ha quindi l'onere di attivarsi entro il termine di decadenza dettato con esclusivo riferimento alle ipotesi di impugnativa del licenziamento, ma può far valere, con azione di mero accertamento, i diritti conseguenziali alla perdurante sussistenza del rapporto - di eseguire la prestazione lavorativa, riprendendo il servizio, e di ricevere le prestazioni patrimoniali - e richiedere, in caso di impossibilità della prestazione per ingiustificato rifiuto del datore di lavoro, il risarcimento del danno per inadempimento contrattuale ex art. 1223 c.c., costituendo in mora il datore di lavoro, nelle forme di cui all'art. 1217 c.c., con la messa a disposizione delle energie lavorative ovvero mediante intimazione di ricevere la prestazione.



Corte appello  Perugia  sez. lav. 01/07/2013 198


L’art. 32 comma 1 bis l. n. 183/10 non ha fatto temporaneamente venir meno – per i licenziamenti ai quali, anteriormente alla l. n. 183/10, si applicava l’art. 6 della l. n. 604/66 – l’onere di impugnazione stragiudiziale del licenziamento nei 60 giorni né quello, introdotto dalla medesima l. n. 183, di impugnazione giudiziale nei successivi 270 giorni.



Cassazione civile    sez. lav. 20/09/2012 n 15888



All'impugnativa del licenziamento (ex art. 6 legge n. 604 del 1966), che costituisce un atto giuridico (non negoziale) unilaterale tra vivi a carattere patrimoniale, si applicano le norme sui contratti in quanto compatibili. E quindi ammissibile l'impugnativa mediante un rappresentante investito del relativo potere con procura rilasciata in forma scritta, mentre deve escludersi la retroattività della ratifica dell'impugnativa fatta dal rappresentante senza poteri. Ne consegue che, anche la preventiva specifica procura o la successiva ratifica, cui è equiparata la proposizione del ricorso giudiziario con cui è impugnato il recesso datoriale, devono essere portate a conoscenza del datore di lavoro entro il termine di decadenza applicabile all'impugnativa del licenziamento.



Corte appello  Brescia  06/06/2012

La disposizione introdotta con il comma 1 bis dell'art. 32 l. 4 novembre 2010 n. 183 comporta la proroga non solo dei termini di decadenza relativi all'impugnativa dei licenziamenti, ma di tutti quelli previsti dal novellato art. 6 comma 1 l. 15 luglio 1966 n. 604, e deve ritenersi applicabile con effetto retroattivo.


Cassazione civile    sez. lav. 18/05/2012 n 7866


L'impugnativa stragiudiziale ex art. 6 legge n. 604 del 1966 può efficacemente essere eseguita in nome e per conto del lavoratore licenziato dal suo difensore previamente munito di apposita procura, senza che il suddetto rappresentante abbia l'onere di comunicarla o documentarla, nel termine di cui al citato art. 6, al datore di lavoro, salvo che questi non gliene faccia richiesta ai sensi dell'art. 1393 c.c., applicabile ex art. 1324 c.c. anche agli atti unilaterali. A sua volta, l'anteriorità della procura rispetto all'impugnativa manifestata dal rappresentante può dimostrarsi in giudizio con ogni mezzo


Cassazione civile    sez. lav. 11/11/2011 n 23665


Qualora il lavoratore abbia provveduto a impugnare il licenziamento oltre il termine di 60 giorni previsto dall'art. 6, l. 15 luglio 1966 n. 604, la relativa eccezione di decadenza deve essere proposta nella memoria difensiva ritualmente depositata e, avendo natura di eccezione in senso stretto, non è rilevabile d'ufficio, né può essere presa in considerazione se sollevata tardivamente.

Tribunale  Trieste  sez. lav. 01/03/2011 n 69

Il licenziamento orale è inefficace, secondo quanto previsto dall'art. 2 l. 604/1966, e tale inefficacia, in relazione alla mancata osservanza del requisito della forma scritta, costituisce una nullità dell'atto, rispetto alla quale, in mancanza di previsioni specifiche, trovano applicazione i principi generali. In caso di nullità del licenziamento orale non è richiesta al lavoratore l'impugnazione entro il termine di sessanta giorni, prevista dall'art. 6 l. 604/1966; tuttavia, l'eventuale impugnazione scritta del lavoratore, ritualmente ricevuta dal datore di lavoro, è valorizzabile quale atto di costituzione in "mora accipiendi".


Cassazione civile    sez. lav. 02/12/2010 n 24434


Secondo un'interpretazione delle norme sulla decadenza in senso adeguato alla Costituzione, non è necessario che l'atto di impugnazione del licenziamento giunga a conoscenza del destinatario nel termine di cui all'art. 6 l. 604/1966, in quanto, ai sensi del comma 2 dell'art. 410 c.p.c., il predetto termine si sospende a partire dal deposito dell'istanza di espletamento della procedura obbligatoria di conciliazione, contenente l'impugnativa scritta del licenziamento, presso la commissione di conciliazione e così diviene irrilevante, in quanto estraneo alla sfera di controllo del lavoratore, il momento in cui l'ufficio provinciale del lavoro provvede a comunicare al datore di lavoro la convocazione per il tentativo di conciliazione.


Cassazione civile    sez. un. 14/04/2010 n 8830


L'impugnazione del licenziamento ai sensi dell'art. 6 l. n. 604 del 1996, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché va spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato, atteso che l'effetto d'impedimento della decadenza si collega, di regola, al compimento, da parte del soggetto onerato, dell'attività necessaria ad avviare il procedimento di comunicazione demandato ad un servizio sottratto alla sua ingerenza.
 
 
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