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Cass. Civ. Sez. III n. 13377/2007 sui contratti del consumatore
Cassazione Civile  Sez. III del 08 giugno 2007 n. 13377
Non possono ritenersi vessatorie le clausole contrattuali, inserite nel contratto di leasing, stipulato tra una società per azioni finanziaria e una società in accomandita semplice ed avente ad oggetto i beni mobili strumentali all'attività commerciale di quest'ultima, che riguardino il tasso degli interessi e l'accollo del rischio assunto dal socio accomandante. In particolare, va esclusa l'applicabilità degli art. 1469 bis ss. c.c. - nella formulazione anteriore alle modifiche apportate dalla l. 21 dicembre 1999 n. 526 - relativamente al contratto fideiussorio prestato a favore del debitore esercente l'attività di impresa e riguardante un debito collegato a tale attività, nessuna norma vietando che un socio accomandante possa prestare una garanzia illimitata verso terzi per singoli atti negoziali compiuti dalla società.



LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. DURANTE   Bruno                             -  Presidente   - 
Dott. FEDERICO  Giovanni                          -  Consigliere  - 
Dott. CALABRESE Donato                       -  rel. Consigliere  - 
Dott. SPIRITO   Angelo                            -  Consigliere  - 
Dott. D'AMICO   Paolo                             -  Consigliere  - 
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GAMA  GIOCATTOLI s.a.s., in persona del legale rappresentante  sig.ra  M.F., M.F.,M.C., elettivamente  domiciliate in ROMA VIA MUZIO CLEMENTI 68,  presso  lo studio  dell'avvocato  PARDINI Luca, difese dall'avvocato  CALDARAZZO  Riccardo, giusta delega in atti; 

ricorrenti –

contro

FINANZIARIA ITALIANA s.p.a., in persona del suo Presidente  e  legale  rappresentante rag.              L.A., elettivamente domiciliata in ROMA  VIA  RENATO FUCINI 23 8, presso lo studio dell'avvocato  CUTILI  Guido,  che  la  difende  unitamente all'avvocato  CORTOPASSI  Mauro,
giusta delega in atti;

controricorrente –

avverso la  sentenza n. 310/03 della Corte d'Appello di FIRENZE, prima  sezione   civile,   emessa  il  4/02/03,  depositata   il   28/02/03, R.G.131/02;
udita la  relazione  della causa svolta nella pubblica  udienza  del  12/04/07 dal Consigliere Dott. CALABRESE Donato;
udito  il  P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale  Dott.  CENICCOLA Raffaele, che ha concluso per il rigetto del ricorso.     

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Su ricorso della FINANZIARIA ITALIANA s.p.a. (in sigla FINITAL s.p.a.), il Pretore di Viareggio con decreto in data 12.12.1998 ingiungeva alla GAMA GIOCATTOLI s.a.s. di MARCONCINI Francesca e MILIANI Carla il pagamento della somma di L. 14.005.106, oltre interessi convenzionali di mora, e la restituzione di mobili d'arredo per negozio di giocattoli, in dipendenza di contratto di leasing intercorso fra le parti.
Proposta opposizione, il Tribunale di Lucca Sez. dist. di Viareggio con sentenza del 5.9.2001 n. 196, revocato il decreto ingiuntivo, condannava la GAMA alla restituzione di nove scaffali, mentre respingeva le ulteriori domande della FINITAL. Quest'ultima proponeva appello, cui resistevano la GAMA s.a.s.
nonchè la M. e la M..
Con sentenza del 28.2.2003 la Corte d'appello di Firenze accoglieva il gravame e condannava le appellate al pagamento in favore della FINITAL anche della somma di Euro 7.233,03 (cioè di quella di L. 14.005.106), oltre agli interessi contrattuali di mora.
Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi M.F. quale legale rappresentate della GAMA GIOCATTOLI s.a.s. di MARCONCINI Francesca, M. F. in proprio e M.C.. La Finanziaria Italiana s.p.a. ha resistito con controricorso e presentato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso poggia su quattro motivi, con i quali, in relazione alle norme codicistiche a tutela del soggetto consumatore, le ricorrenti deducono: 1) la violazione dell'art. 1469 bis c.c., sull'assunto che la relativa disciplina è applicabile anche al contratto stipulato dalla GAMA con la FINITAL; 2) la violazione dell' art. 1469 ter c.c., in quanto, nella specie, è mancata la prova della negoziazione delle singole clausole vessatorie; 3) l'omessa o insufficiente motivazione riguardo alla leggibilità della clausola n. 4 del contratto di accollo del rischio; 4) la violazione dell'art. 1469 bis e ter c.c., essendo le clausole vessatorie medesime inefficaci nei confronti della socia accomandante M.C..
I motivi primo, secondo e quarto (che precede logicamente il terzo motivo) possono esaminarsi contestualmente perchè tra loro connessi e interdipendenti.
Essi vanno disattesi, poichè correttamente la Corte d'appello di Firenze ha ritenuto che il contratto di locazione finanziaria inter partes stipulato nel 1995 fosse da considerarsi concluso tra professionisti.
Nel caso di specie, infatti, è pacifico che i beni oggetto del contratto di leasing fossero gli arredi del negozio (scaffalature, ripiani ecc.) destinati all'esposizione delle merci e pertanto strumentali al normale esercizio dell'attività commerciale propria della GAMA GIOCATTOLI s.a.s., per cui la statuizione della Corte di merito si giustifica proprio nella considerazione che il contratto era stato stipulato da soggetto non consumatore, quale deve essere considerata una ditta che usi determinati beni per l'esercizio della sua attività professionale.
Le contrarie argomentazioni svolte da parte ricorrente non possono condividersi perchè esse, limitando il campo di applicazione della normativa ex artt. 1469 bis e ss. c.c., al contratto in sè considerato rispetto all'attività tipica del soggetto che il bene o servizio acquista, di fatto allargano illogicamente il concetto stesso di soggetto consumatore.
In realtà, in base all'indirizzo interpretativo seguito da questa Corte, quello che rileva ai fini della identificazione di chi possa avvalersi, come consumatore, della "tutela forte" di cui alla normativa sopra citata, in primo luogo consiste nel fatto che una tale qualifica spetta solo alle persone fisiche e quindi non alle società ed in secondo luogo nel fatto che la stessa persona fisica anche quando svolga attività imprenditoriale o professionale potrà essere considerata alla stregua del semplice "consumatore" solo allorchè concluda un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attività, mentre deve essere considerato "professionista" tanto la persona fisica, quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che, invece, utilizza il contratto nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale, e quindi perchè ricorra la figura del "professionista" non è necessario che il contratto sia posto in essere nell'esercizio dell'attività propria dell'impresa o della professione, essendo sufficiente - come si evince dalla parola "quadro" - che esso venga posto in essere per lino scopo connesso all'esercizio dell'attività imprenditoriale o professionale (v. Cass. n. 10127/2001); n. 11933/2006; n. 13643/2006; cui si aggiunge Cass. n. 15475/2004).
La ritenuta inapplicabilità della normativa di tutela forte del consumatore alla fattispecie in esame attrae, naturalmente, le censure relative alla mancata prova della negoziazione delle singole clausole vessatorie ex art. 1469 ter c.c., e all'inefficacia delle clausole medesime nei confronti dell'accomandante M., siccome legata, la coobbligazione assunta da quest'ultima, ad un contratto stipulato tra e da professionisti .
Afferendo tali clausole, come si desume dal ricorso, al tasso degli interessi ed all'accollo del rischio, rilevasi, peraltro, che è stato precisato da questa Corte che l'una (v. Cass. n. 9646/2006) e l'altra (V. Cass. n. 6369/2002) non si possono ritenere vessatorie.
Nonchè, con riguardo in questo caso alla clausola fideiussoria sottoscritta dalla stessa M., rilevasi che (pur affermandosene in astratto l'applicabilità ai contratti di fideiussione che accedono ai contratti bancari) è stata esclusa l'applicabilità degli artt. 1469 bis e ss. c.c., relativamente a un contratto fideiussorio prestato a favore di un debitore esercente l'attività di impresa e relativo a un debito collegato a tale attività (v. Cass. n. 13643/2006, cit.). Nessuna norma vieta, inoltre, che un accomandante possa prestare una garanzia illimitata verso terzi per singoli atti negoziali compiuti dalla società.
Anche il terzo motivo, poi, col quale le ricorrenti assumono, come si è detto, che la Corte d'appello non ha motivato in ordine alla ritenuta leggibilità della clausola di esonero da responsabilità a favore della FINITAL, è infondato.
Ed infatti, come si rileva da parte controricorrente, la Corte ha dato dimostrazione di questo dato obiettivo con l'unico mezzo possibile, e cioè riproducendo integralmente nella sentenza il testo della clausola n. 4 nella parte che qui interessa.
Conclusivamente il ricorso va rigettato. Con la condanna solidale delle ricorrenti alle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna le ricorrenti in solido alle spese del giudizio di Cassazione, liquidate in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00, per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 12 aprile 2007.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2007




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