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Cass. Civ. Sez. III n. 15798/2009 su vacanza rovinata
Non ha diritto al risarcimento del danno nei confronti del tour operator il cliente che lamenta di aver contratto una dermatite in seguito al contatto con un'alga urticante, favorito dalla bassa marea nello specchio d'acqua a disposizione dei turisti (nella specie, la Corte ha ritenuto che il tour operator avesse agito correttamente, fornendo al cliente tutte le informazioni di carattere generale che l'organizzatore del viaggio deve mettere a disposizione del consumatore, tra le quali, però, non rientrano quelle relative al pericolo della bassa marea che facilita l'azione nociva dei microrganismi).

In virtù della disciplina del contratto di viaggio turistico introdotta nell'ordinamento nazionale per effetto della convenzione di Bruxelles 23 aprile 1970, ratificata in Italia con la l. n. 1084 del 1997, l'organizzatore del viaggio deve adottare tutte le misure idonee ad evitare danni a coloro che vi partecipano, senza superare il livello medio di diligenza. Pertanto, una volta informato il viaggiatore delle prestazioni promesse (inerenti al trasporto, all'alloggio, alle attività sportive, alle escursioni e alle altre attività correlate) e messo a disposizione di questi il c.d. opuscolo informativo menzionato dall'art. 9 d.lg. 17 marzo 1995 n. 111, che prevede tra le informazioni generali le sole notizie, di carattere essenzialmente amministrativo, necessarie per recarsi all'estero, e l'indicazione nel documento di viaggio dei servizi forniti e delle condizioni idonee a giustificarne l'annullamento, egli si deve considerare adempiente con sufficiente diligenza alle sue obbligazioni. (Nella specie, rigettando il ricorso proposto, la S.C. ha ritenuto che non poteva essere riconducibile a mancanza di diligenza dell'organizzatore del viaggio l'omessa informazione circa la presenza nei luoghi da visitare della bassa marea, quale situazione favorevole all'azione nociva di eventuali microrganismi acquatici, non rientrando tale notizia tra le obbligatorie informazioni di carattere generale da mettere a disposizione del "consumatore").

L'organizzatore di viaggi turistici (cosiddetto tour operator) in base ai principi contenuti nella convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 relativa al contratto di viaggio (Ccv), ratificata dall'Italia con l. 27 dicembre 1977 n. 1084, deve adottare tutte le misure idonee a evitare danni a coloro che vi partecipano. A tal fine è sufficiente che egli tenga una condotta adeguata, la quale, tuttavia, non deve necessariamente superare il livello medio di diligenza. In particolare, per adempiere agli obblighi informativi, è sufficiente che l'organizzatore informi il viaggiatore delle prestazioni promesse (trasporto, alloggio, attività sportive, escursioni) e che metta a sua disposizione l'opuscolo informativo previsto dall'art. 9 d.lg. 17 marzo 1995 n. 111 (ora trasfuso nell'art. 88 d.lg. 6 settembre 2005 n. 206, recante il codice del consumo), il quale contempla le notizie (per lo più di carattere amministrativo) necessarie per recarsi all'estero, i servizi forniti e le condizioni atte a giustificare l'annullamento del pacchetto turistico. Nulla più incombe al detto organizzatore per dimostrare di aver adempiuto con la dovuta diligenza ai suoi obblighi. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte d'appello che aveva rigettato la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e non, avanzata da una cliente, ritenendo che non rientrasse tra gli obblighi del tour operator quello di informare la turista della presenza, nel tratto di mare antistante al villaggio turistico, di una particolare alga ustionante che, favorita dal fenomeno della bassa marea, le avrebbe impedito il normale godimento della vacanza causandole una patologia dermatologica).


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. FILADORO Camillo                            -  Presidente   - 
Dott. FEDERICO Giovanni                           -  Consigliere  - 
Dott. UCCELLA  Fulvio                        -  rel. Consigliere  - 
Dott. TALEVI   Alberto                            -  Consigliere  - 
Dott. FRASCA   Raffaele                           -  Consigliere  - 
ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:
Z.G. (OMISSIS), elettivamente  domiciliata  in  ROMA,  VIA  DEI  GRACCHI  191, presso lo studio  dell'avvocato  VOLPI  ROBERTO,  che  la  rappresenta e difende unitamente  all'avvocato  DE  CASTELLO VALENTINO giusta delega in calce al ricorso;

ricorrente –

contro
 
I  VIAGGI DEL VENTAGLIO SPA (OMISSIS), in persona del suo  legale  rapp.te  pro-tempore           B.C., elettivamente  domiciliata  in  ROMA,  VIA  CICERONE  49,  presso lo studio dell'avvocato  BERNARDINI  ANTONIO,  che  la rappresenta e difende giusta delega a  margine  del  controricorso;

controricorrente –

avverso la sentenza n. 3214/2004 della CORTE D'APPELLO di MILANO,  4^  Sezione  Civile,  emessa  il  23/11/2004, depositata  il  14/12/2004;
 R.G.N. 1668/02;
udita  la  relazione  della causa svolta nella pubblica  udienza  del  12/05/2009 dal Consigliere Dott. FULVIO UCCELLA; 
udito  l'Avvocato  Fabrizio  GIZZI  (per  delega  avv.  Valentino  DE  CASTELLO);
udito  il  P.M.  in persona del Sostituto Procuratore Generale  Dott.  RIELLO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. - Con sentenza del 29 novembre 2001 il Tribunale di Milano rigettava la domanda proposta da Z.G. tesa ad ottenere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non, ivi compresi quelli alla persona da parte della s.p.a. Viaggi del Ventaglio.
2. - In punto di fatto, con atto di citazione notificato il 23 giugno 1998 la Z. conveniva in giudizio la Ventaglio, nella qualità di organizzatrice di un soggiorno turistico in un villaggio sito nell'isola di (OMISSIS), assumendo che la società aveva violato l'obbligo di informare i viaggiatori dell'esistenza di fenomeni naturali (bassa marea, barriera corallina, presenza in mare di una particolare alga ustionante) che le avrebbero impedito il normale godimento della vacanza e le avevano cagionato una patologia dermatologica.
Si costituiva la Ventaglio, che contestava la domanda, chiedendone il rigetto.
All'esito della espletata istruttoria il Tribunale rigettava la domanda, ritenendo che l'attrice non avesse provato i fatti allegati, non essendo neppure possibile affermare con certezza che la patologia dermatologica lamentata fosse dipesa dal contatto con un microrganismo urticante presente nel tratto di mare antistante al villaggio.
Avverso tale pronuncia la Z., con atto notificato il 21 maggio 2002 proponeva appello, insistendo per l'accoglimento della domanda svolta in primo grado e nelle relative istanze istruttorie.
Si costituiva l'appellata che contestava la fondatezza del gravame e ne chiedeva il rigetto.
Con sentenza del 4 dicembre 2004 la Corte di appello di Milano rigettava l'appello.
Contro questa decisione insorge la Z. con il presente ricorso affidato a due motivi.
Resiste con controricorso la società il Ventaglio.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 2729 c.c., in relazione agli artt. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e art. 360 c.p.c., n. 5 "per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettata dalle parti") la Z. sostiene che il giudice dell'appello avrebbe erroneamente dichiarato inammissibile la prova da lei articolata.
Riconosce la ricorrente che la prova fu articolata in primo grado, ma non venne coltivata in sede di precisazione delle conclusioni, sebbene poi riproposta in appello (p. 8 ricorso).
Il motivo è inammissibile, perchè non censura la ratio decidendi del giudice dell'appello di cui riconosce i presupposti di fatto.
Ne consegue l'assorbimento del secondo motivo circa il nesso eziologico, disconosciuto dalla sentenza impugnata.
Peraltro, per suffragare il suo convincimento, il giudice del merito affronta anche "per esigenze di completezza argomentative" le doglianze dell'attuale ricorrente.
Argomenta il giudice che "la sorte del giudizio non sarebbe stata diversa se la Z. avesse dimostrato la rilevanza causale del microrganismo ustionante presente nelle acque antistanti al villaggio turistico, poichè ai fini dell'accertamento della responsabilità della compagnia di viaggio, la danneggiata avrebbe altresì dovuto provare non solo che la controparte fosse stata a conoscenza o avrebbe dovuto essere a conoscenza della presenza dell'alga marina in quel tratto di mare e nel periodo in cui ebbe luogo la vacanza e della probabilità di un contatto aggressivo facilitato dalla bassa marea, ma anche che ella, se informata di tale eventualità, si sarebbe astenuta dallo stipulare il contratto (di viaggio n.d.r.) o lo avrebbe concluso a condizioni diverse" (p. 5 sentenza impugnata).
Simile motivazione non risulta nè insufficiente nè contraddittoria non ravvisandosi nel ragionamento del giudice del merito nè il mancato esame di un punto decisivo della controversia, prospettato dalla parte (in quanto, come esposto, la Corte territoriale esamina proprio il punto sulla richiesta di apposita CTU per disattenderla) nè un insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate (Cass. n. 2399/04).
Nè può dedursi di aver in tal modo posto a carico del viaggiatore - consumatore la prova di conoscenza delle circostanze da parte della Ventaglio.
Infatti, il giudice dell'appello, investito della domanda risarcitoria, ha accertato che la Ventaglio ha agito secondo il criterio della diligenza professionale (art. 1176 c.c.) e della buona fede precontrattuale e contrattuale (artt. 1175, 1337, 1374 e 1375 c.c.), in quanto ha ritenuto che "il fenomeno della bassa marea, quale situazione favorevole all'azione nociva di eventuali microrganismi acquatici" non fosse riconducibile "al novero di quelle informazioni di carattere generale" che l'organizzatore del viaggio deve mettere a disposizione del "consumatore".
Al riguardo, va evidenziato che l'organizzatore di viaggi turistici, in base ai principi contenuti nella Convenzione di Bruxellese del 23 aprile 1970, concernente il contratto di viaggio deve adottare tutte le misure idonee ad evitare danni a coloro che vi partecipano (Cass. n. 4636/97); è tenuto ad una condotta che non superi il livello medio di diligenza (Cass. n. 20787/04).
Pertanto, una volta informato il viaggiatore, come è stato fatto nella specie, delle prestazioni promesse (trasporto, alloggio, attività sportive, escursioni e quant'altro), e messo a disposizione di questi il cd. opuscolo informativo menzionato dal D.Lgs. n. 111 del 1995, art. 9, che contempla tra le informazioni generali quelle sole notizie, di carattere per lo più amministrativo, necessarie per recarsi all'estero e indicato nel documento di viaggio i servizi forniti e le condizioni atte a giustificarne l'annullamento, nulla più incombe al detto organizzatore per dimostrare di aver adempiuto con la dovuta diligenza ai suoi obblighi.
Nella specie, il CTU e la relazione del CT di parte hanno solo indicato come causa probabile, ma non certa, che la fotodermatite sia stata causata da un microrganismo acquatico (p. 4 sentenza impugnata), per cui la probabilità della causa non si configura come causalità necessaria ed esclude di per sè ogni responsabilità precontrattuale, rinvenibile soltanto in una negligenza informativa, che allo stato, non è stata ritenuta, dovendosi ragionevolmente considerare che esula dalla esperienza dell'organizzatore del viaggio e dalla sua necessaria professionalità la cognizione della bassa marea in un posto e della esistenza di microrganismi infetti nello stesso.
Di vero, l'assunto dell'attuale ricorrente, secondo il quale vi sarebbe stata omessa informazione di un pericolo e di un danno alla sua pelle, dovuti alla interazione tra la bassa marea e la presenza dell'alga ustionante, che, invece, la compagnia era tenuta a rappresentarli, non comporta, come correttamente rilevato nella sentenza impugnata, alcun nesso di causalità tra l'asserita negligenza informativa e la fotodermatite, determinata, peraltro, da un raro, a dire della ricorrente, microrganismo.
Di qui l'assorbimento degli altri profili in esso contenuti circa il danno patrimoniale, danno morale, rimborso spese e da vacanza rovinata.
In conclusione il ricorso va respinto.
Sussistono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti integralmente le spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 maggio 2009.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2009






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