Ricerca

























avvocati_domiciliatari_diritto_civile.jpg
mod_vvisit_counterVisite Oggi518
mod_vvisit_counterDal 12/06/0911809797

domiciliazioniprevprof.jpg

 CERCA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Cons.Stato n.2680/2008 su responsabilitą pre.contrattuale P.A.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede  giurisdizionale  (Sezione  Quarta)  ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso  in  appello  n.  453/2007  proposto  da  C.  Impresa  di Costruzioni S.p.A., in persona del legale rappresentante  in  carica, in proprio  e  quale  mandataria  della  A.T.I.  con  la  L.  s.p.a., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Sergio Colombo, Elvira  Poscio  e Paolo Carbone ed elettivamente  domiciliate  presso  quest'ultimo  in Roma, Viale Regina Margherita n. 290;

CONTRO

A.N.A.S. - Ente  Nazionale  Strade  S.p.A.,  in  persona  del  legale rappresentante pro tempore, rappresentata  e  difesa  dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliata  ex  lege  in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
per l'annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sez. III, n. 6912/06 in data 3 agosto 2006;
Visto l'atto di appello con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'ANAS;
Viste le memorie difensive depositate dalle parti;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il  consigliere  Carlo  Deodato,  ed  uditi,  alla  pubblica udienza del 6 novembre 2007, l'avvocato  Poscio  e  l'avvocato  dello Stato Russo;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

Con la sentenza impugnata il tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha respinto il ricorso proposto dalla C. Impresa di Costruzioni S.p.A. (d'ora innanzi: C.) quanto alla domanda di annullamento della revoca dell'aggiudicazione ad essa dei lavori della SSV Licodia Eubea - A/19 "PA-CT" Tronco Regalsemi - Innesto S.S. n. 177 bis, lotto 4, 2° stralcio, e lo ha in parte accolto quanto alla richiesta risarcitoria, condannando l'A.N.A.S. - Ente Nazionale Strade S.p.A. (d'ora innanzi: ANAS) al pagamento, in favore della società ricorrente, della somma di Euro 52.724,04, pari agli esborsi sostenuti per le cauzioni, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
Avverso la predetta decisione proponeva appello la C., denunciando l'erroneità della quantificazione del pregiudizio risarcibile ivi operata, e domandando, quindi, la riforma del capo relativo alla condanna dell'ANAS al risarcimento dei danni.
Resisteva l'ANAS, contestando la fondatezza delle censure avversarie, difendendo la correttezza della statuizione appellata e domandandone la conferma.
Alla pubblica udienza del 6 novembre 2007 il ricorso veniva trattenuto in decisione.

DIRITTO

1.- Prima di procedere alla disamina del ricorso, occorre definire i confini dell'oggetto del presente giudizio, al fine di circoscrivere l'esame alle sole questioni effettivamente devolute al grado d'appello.
Premesso che la sentenza appellata si compone di diversi capi, tra loro distinti e recanti statuizioni sfavorevoli per entrambe le parti, rileva il Collegio che l'omessa proposizione di appello da parte dell'ANAS e l'esplicita limitazione dell'impugnazione della C. al capo di condanna al risarcimento dei danni implicano il passaggio in giudicato, anche per acquiescenza parziale (ai sensi dell'art. 329, secondo comma, c.p.c.), delle statuizioni aventi ad oggetto la legittimità della revoca dell'aggiudicazione e la responsabilità dell'ANAS in ordine al pregiudizio subito dall'impresa ricorrente per effetto del ritiro dell'assegnazione dell'appalto.
Nel caso, infatti, in cui la sentenza si componga di più capi che, ancorché connessi, presentino una portata dispositiva autonoma, il principio del limitato effetto devolutivo dell'appello comporta che, per investire il giudice di secondo grado di tutte le questioni dedotte e decise in prima istanza, vengano specificamente criticate tutte le statuizioni contenute nella decisione gravata. Dal ricordato principio deriva altresì che l'omessa esplicita contestazione con l'appello di uno o più capi determina l'acquiescenza alle parti non impugnate (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 10 settembre 1999, n. 1434).
Posto, pertanto, che, nel caso di specie, le questioni della legittimità del provvedimento di revoca dell'aggiudicazione e della sussistenza, in capo all'ANAS, della responsabilità per i danni subiti dall'impresa destinataria in conseguenza dell'atto di ritiro necessitavano di un'esplicita contestazione ad opera delle parti rispettivamente soccombenti, e che tale impugnazione è mancata in ordine ad entrambe le statuizioni, i relativi capi di decisione devono intendersi passati in giudicato o, comunque, estranei al thema decidendum dell'appello, siccome circoscritto, si ripete, alla cognizione delle questioni dedotte dall'appellante mediante l'enunciazione di specifici motivi (Cons. Stato, sez. IV, 25 luglio 2001, n. 4077).
2.- Così definito l'ambito di cognizione del presente giudizio, da intendersi, quindi, limitato all'accertamento della misura del pregiudizio risarcibile, deve rilevarsi che le questioni, identiche a quelle qui dibattute, della qualificazione della responsabilità dell'ANAS e dei contenuti del pregiudizio risarcibile, in fattispecie del tutto analoghe a quelle qui controverse, sono state recentemente esaminate e risolte dalla Sezione (Cons. St., sez. IV, 4 ottobre 2007, nn. 5174, 5176, 5177 e 5179) nel senso della natura precontrattuale della responsabilità dell'ANAS e della risarcibilità del solo interesse negativo, nei limiti di seguito precisati. E l'identità, con quelle qui discusse, delle questioni risolte con le citate decisioni, unitamente alla prossimità temporale di queste ultime, inducono, a ribadire il convincimento già espresso dalla Sezione, e consentono di richiamare, in sintesi, i medesimi argomenti.
3.- Si deve, allora, ribadire che, al contrario di quanto sostenuto dall'appellante, non possono essere risarciti tutti i danni comunque ricollegabili alla revoca dell'aggiudicazione, integrando quest'ultima, anche se legittima, la fattispecie della responsabilità precontrattuale dell'amministrazione nell'ambito delle procedure ad evidenza pubblica.
In merito ai limiti della responsabilità dell'amministrazione (per come appena qualificata), con specifico riguardo alla entità del danno risarcibile, possono trarsi, in particolare, argomenti decisivi dall'esame della disciplina di settore, contenuta nel regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici (d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554) e nel capitolato generale d'appalto dei lavori pubblici (d.m. 19 aprile 2000, n. 145), riguardante i casi di violazione dei canoni di correttezza e di buona fede, integrati da fatti imputabili all'amministrazione, quali carenze progettuali o mancata consegna dei lavori, e riferiti a momenti successivi alla conclusione del contratto d'appalto, che, come nel caso in esame, hanno impedito l'esecuzione dell'opera appaltata, ma che, a differenza della fattispecie controversa, non hanno impedito la stipulazione del contratto.
In tali ipotesi, contemplate, in particolare, dagli artt. 15 e ss. del d.P.R. n. 554/99 e 132, commi 4 e 5, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, l'impresa ha diritto, non al risarcimento dei danni subiti (come accadrebbe qualora si fosse verificato un inadempimento della stazione appaltante), ma solo ad un indennizzo (che non viene compiutamente parametrato alla perdita di guadagno derivante dalla mancata esecuzione del contratto).
Ad ulteriore conferma della spettanza al destinatario della revoca dell'aggiudicazione di un appalto del solo interesse negativo va richiamato l'art. 21-quinquies, comma 1-bis, legge 7 agosto 1990, n. 241, che, là dove limita al danno emergente la misura dell'indennizzo spettante all'interessato nel caso di revoca di atti incidenti su rapporti negoziali, impone, a fortori, per i casi in cui l'atto di ritiro impedisca proprio la consacrazione di accordi (come nella fattispecie in esame), di riconoscere un ristoro che comprenda anche la perdita del guadagno che il soggetto pregiudicato dalla revoca avrebbe conseguito dall'esecuzione del contratto (anche se consente, in considerazione della natura illecita della condotta nella specie considerata, di computare nel risarcimento anche l'utile connesso ad occasioni contrattuali alternative perdute).
Dalla disciplina esaminata, riferibile a situazioni nelle quali l'appaltatore (o comunque, il contraente dell'amministrazione) risulta titolare di una posizione ben più consolidata di quella qui controversa, resta, quindi, confermato che la responsabilità precontrattuale dell'amministrazione, per non essere addivenuta, per fatti imputabili alla stessa, alla stipulazione del contratto d'appalto dopo l'aggiudicazione, deve ritenersi limitata al ristoro del solo interesse negativo, e non può estendersi fino a comprendere il pregiudizio sofferto dall'impresa per effetto dell'omessa attuazione del contratto.
In merito, poi, alla identificazione dei parametri concreti alla cui stregua quantificare il danno, basti ricordare che, secondo un costante ed univoco insegnamento giurisprudenziale, dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi, il pregiudizio risarcibile a titolo di responsabilità precontrattuale, integrato dalle conseguenze dannose della mancata stipula del contratto, deve intendersi limitato al rimborso dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative svolte in vista della conclusione del contratto (danno emergente), ed al ristoro della perdita, se adeguatamente provata, di ulteriori occasioni di stipulazione con altri di contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi, impedite proprio dalle trattative indebitamente interrotte (lucro cessante), con esclusione (si ripete) del mancato guadagno che sarebbe stato realizzato con la stipulazione e l'esecuzione del contratto (cfr. ex multis Cass. Civ., sez. III, 14 febbraio 2000, n. 1632).
4.- In conformità ai parametri appena descritti, deve, quindi, ritenersi senz'altro risarcibile il danno relativo agli esborsi direttamente sostenuti per la partecipazione alla procedura di gara (da equipararsi, per quanto qui rileva, alla fase delle trattative) e per la preparazione dell'esecuzione del contratto (in quanto immediatamente strumentali, secondo quanto chiarito infra, alla predisposizione organizzativa dell'impresa ai fini della realizzazione dei lavori appaltati).
In coerenza con tale canone valutativo, non può essere, pertanto, riconosciuto il rimborso di spese ulteriori, rispetto a quelle strettamente pertinenti alla partecipazione alla gara ed all'organizzazione dell'impresa in vista dell'esecuzione dei lavori aggiudicati, quali le spese generali di sede, non risultando strettamente pertinenti (proprio per il loro carattere generale e per la loro afferenza indistinta alla vita dell'impresa) alla fase delle trattative o, comunque, alla concreta predisposizione delle risorse umane e strumentali per la realizzazione dei lavori in questione (Cons. St., sez. IV, nn. 5174, 5176, 5177 e 5179 del 2007 cit.).
5.- Quanto alle voci di danno catalogabili come afferenti al lucro cessante, occorre, innanzitutto, escludere quelle ascrivibili al mancato conseguimento dell'utile d'impresa, in quanto riferite al c.d. interesse positivo che, come tale, non può essere risarcito in una fattispecie di responsabilità precontrattuale.
In ordine alla richiesta di risarcimento del danno da perdita di chances (integrata dal fallimento di favorevoli ed alternative occasioni contrattuali), appare necessario operare una preliminare ricognizione delle condizioni costitutive del relativo diritto.
La perdita di chances, diversamente dal danno futuro, che riguarda un pregiudizio non attuale, ma soggetto a ristoro purché certo e altamente probabile, nonché ascrivibile ad una causa efficiente già in atto, costituisce un danno attuale, che non si identifica con la perdita di un risultato utile, ma con quella della possibilità di conseguirlo, e postula, a tal fine, la sussistenza di una situazione presupposta, concreta ed idonea a consentire la realizzazione del vantaggio sperato, da valutarsi sulla base di un giudizio prognostico e statistico, fondato sugli elementi di fatto allegati dal danneggiato (Cons. St., sez. VI, 7 febbraio 2002, n. 686).
Al fine di ottenere il risarcimento per perdita di una chance, è quindi, necessario che il danneggiato dimostri, anche in via presuntiva, ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegate, la sussistenza di un valido nesso causale tra la condotta lesiva (nella specie: revoca dell'aggiudicazione) e la ragionevole probabilità del conseguimento del vantaggio alternativo perduto (nella specie: aggiudicazione di altri appalti) e provi, conseguentemente, la sussistenza, in concreto, dei presupposti e delle condizioni del raggiungimento del risultato sperato ed impedito dalla condotta illecita (della quale il danno risarcibile deve configurarsi come conseguenza immediata e diretta).
Tanto precisato, rileva la Sezione, con riferimento al caso in esame, che la società appellante, ancorché oneratavi, non ha documentato l'esistenza di proprie dichiarazioni di rinuncia alla prosecuzione della partecipazione a gare nelle quali aveva presentato domanda (nel ché sarebbe consistita la perdita di alternative occasioni di guadagno), ma solo l'indizione di procedure selettive o, al più, dichiarazioni di rinuncia alla partecipazione ad esse "per impegni in precedenza assunti", in un periodo contestuale a quello in cui si è consumato l'illecito in questione.
Sennonché, tale ultima prova si rivela del tutto insufficiente ad attestare, con il dovuto rigore, la perdita di occasioni alternative favorevoli, difettando, in essa, la dimostrazione della concretezza (integrata solo dalla partecipazione ad altre procedure e dal ritiro da esse per l'impegno in questione) delle opportunità contrattuali asseritamente perdute, anche tenuto conto della portata equivoca dell'allegazione di precedenti impegni che avrebbero impedito la partecipazione ad altre gare (a fronte della documentata, contestuale esecuzione, da parte della C., di altri lavori, nel periodo di riferimento).
Non può, in definitiva, riconoscersi alcunché a titolo di lucro cessante.
6.- Alla stregua delle considerazioni che precedono, si deve, allora, accogliere, in parte, l'appello e riconoscere alla ricorrente i danni riferiti alle spese sostenute direttamente per la partecipazione alla procedura (ivi comprese quelle relative alla conservazione delle polizze fideiussorie per tutto il periodo nel quale doveva essere prestata la cauzione), agli esborsi relativi alla preparazione ed all'organizzazione del cantiere al fine dell'esecuzione dei lavori affidati ed agli oneri sopportati per l'attività progettuale integrativa richiesta dalla stessa stazione appaltante: eventi che, nel caso di specie, risultano sufficientemente provati, contrariamente a quanto ritenuto dalla sentenza appellata.
Al fine della quantificazione del danno, il Collegio intende, peraltro, utilizzare lo strumento apprestato dall'art. 35, comma 2, decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (che, per la sua struttura duttile e negoziale, appare il più idoneo, nella situazione controversa, alla definizione della misura del pregiudizio risarcibile) e stabilisce, a tal fine, i criteri, di seguito precisati, sulla cui base l'ANAS dovrà proporre all'impresa appellante, entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della presente decisione, l'importo che intende corrispondere a titolo risarcitorio: a) le spese sostenute per la partecipazione alla procedura devono riguardare esborsi di denaro direttamente riferibili all'adempimento di prescrizioni contenute negli atti di gara o, comunque, necessarie alla presentazione dell'offerta e della documentazione richiesta; b) le spese di organizzazione dell'impresa devono essere state sostenute dopo l'aggiudicazione dell'appalto e devono riferirsi ad attività direttamente ed immediatamente funzionali all'esecuzione dei lavori affidati; c) le spese di progettazione devono riguardare l'attività di integrazione degli elaborati progettuali espressamente richiesta all'impresa dalla stazione appaltante.
7.- L'appello dev'essere, in definitiva, accolto in parte, con conseguente condanna dell'ANAS al risarcimento, in favore dell'impresa appellante, dell'importo determinato, ai sensi dell'art. 35 d.lgs. n. 80/98, in attuazione della presente decisione.
8.- La soccombenza parziale giustifica la compensazione integrale delle spese di entrambi i gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, accoglie, in parte, il ricorso indicato in epigrafe e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, condanna l'ANAS al risarcimento dei danni, in favore della C. Impresa di Costrizioni S.p.A., nella misura determinata secondo i criteri precisati in motivazione; dichiara compensate le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 6 novembre 2007, con l'intervento dei Signori:
Luigi Cossu - Presidente
Antonino Anastasi - Consigliere
Vito Poli - Consigliere
Bruno Mollica - Consigliere
Carlo Deodato - Consigliere Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 06 GIU. 2008.





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 

 CERCA ANCORA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Previdenza Professionisti | Diritto Penale | Diritto Amministrativo | Diritto di Famiglia