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Servitù di passaggio
La Suprema Corte, con la sentenza n 14936 del 5 giugno 2008 si occupa di una questione sulla quale sussiste un certo contrasto giurisprudenziale e, cioè, se sia ammissibile sul piano giuridico l'usucapione di una servitù di passaggio ove tra il fondo dominante ed il fondo servente sussista un fondo intermedio. Per Cass Civ n 3273/2005 l'usucapione della servitù di passaggio è giuridicamente ammissibile, secondo Cass Civ n 8949 del 5 luglio 2000, invece, la presenza del fondo intermedio esclude la possibilità dell'usucapione. Con la sentenza n 14936 del 2008, la Suprema Corte sostiene che, ai fini dell'usucapione di una servitù di passaggio, non è richiesta la prova della speculare titolarità di servitù anche sul fondo intermedio.

Cassazione civile  sez. II del 05 giugno 2008  n. 14936
Ai fini dell'usucapione di una servitù di passaggio, nel caso dell'esistenza di un fondo intermedio, per l'accertamento del diritto sul fondo servente, non occorre alcuna specifica prova della titolarità sul fondo intermedio, una volta che ne sia dimostrata la necessaria utilizzazione, in concreto, essendo sufficiente l'astratta configurabilità del requisito dell'utilitas eventuale, richiesta dall'art. 1029, comma 1, c.c., salvo la prova da parte di chi la contesti di un'impossibilità in tal senso.

                   

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ELEFANTE   Antonino                         -  Presidente   - 
Dott. MENSITIERI Alfredo                          -  Consigliere  - 
Dott. ODDO       Massimo                          -  Consigliere  - 
Dott. PICCIALLI  Luigi                            -  Consigliere  - 
Dott. ATRIPALDI  Umberto                     -  rel. Consigliere  - 
ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:
COMUNE  GUARDABOSONE, in persona del Sindaco pro tempore sig. C. S., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE MAZZINI 11,  difeso  dagli  avvocati  NIZZOLA Luciano, ENRICO ISNARDI,  GIANFRANCO  TOBIA, giusta delega in atti;

ricorrente –

contro

G.G.G., elettivamente domiciliato  in  ROMA  VIA  EMILIA  88,  presso  lo studio dell'avvocato VINTI  Stefano,  che  lo  difende  unitamente all'avvocato ANGELETTI CARLO,  giusta  delega  in
atti;

controricorrente –

e contro 
Z.L.;

intimata –
avverso  la  sentenza  n. 1332/03 della Corte  d'Appello  di  TORINO,  depositata il 27/10/03;
udita  la  relazione  della causa svolta nella Pubblica  udienza  del  05/03/08 dal Consigliere Dott. Umberto ATRIPALDI;
udito  l'Avvocato TOBIA Gianfranco, difensore del ricorrente  che  ha  chiesto accoglimento del ricorso;
udito l'Avvocato Fabrizio POLLARI MAGLIETTA, con delega depositata in udienza dell'Avvocato VINTI Stefano, difensore del resistente che  ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito  il  P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale  Dott.  FEDELI Massimo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Comune di GUARDABOSONE ha impugnato, nei confronti di G. G.G. e Z.L., con ricorso notificato il 23.1.04, la sentenza della Corte di Appello di Torino, notificategli 23.11.03, che, in riforma di quella di 1 grado, in accoglimento della domanda di "negatoria servitutis" avanzata dagli intimati, aveva dichiarato "l'inesistenza di alcuna servitù di passaggio gravante," sulle loro ragioni a favore delle proprie, disattendendo la sua domanda riconvenzionale di costituzione per usucapione di servitù di transito.
Lamenta: 1) la violazione dell'art. 1022 c.c., nonchè omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione, dato che erroneamente la Corte di Appello aveva ritenuto l'insussistenza del requisito dell'"utilitas" per l'asserito difetto di prova del diritto di transito sul fondo intermedio (mapp. (OMISSIS)) di proprietà di terzo, sebbene tale prova fosse richiesta da detta norma, senza peraltro motivarne la necessità; dovendosi ritenere più corretto il diverso indirizzo giurisprudenziale che, nell'ipotesi, ravvisa una pluralità di distinti rapporti di servitù, si che non si rende necessaria la prova del diritto di transito sul fondo intermedio; 2) la violazione dell'art. 1027 c.c., artt. 102 e 354 c.p.c., atteso che la Corte di Appello erroneamente, in relazione alla riscontrata carenza di "utilitas", non aveva ravvisato il difetto d'integrità del contraddittorio e rimessa la causa al 1^ giudice; 3) la violazione dell'art. 1027 c.c. e art. 112 c.p.c., dato che la Corte di Appello aveva ravvisato la carenza del requisito dell'"utilitas", "pur in assenza di un'espressa eccezione di parte in tale senso", avendo gli intimati "formulato le loro contestazioni in punto per la prima volta nella comparsa conclusionale di 1^ grado"; 4) la violazione dell'art. 1027 c.c., art. 180 c.p.c. e art. 183 c.p.c., comma 3, per avere la Corte di merito "statuito la carenza del requisito dell'utilitas"...
in accoglimento dell'eccezione formulata dagli appellanti per la 1^ volta nella comparsa conclusionale di primo grado"; 5) la violazione degli artt. 1027, 1061 e 1062 c.c.; nonchè omessa, insufficiente contraddittoria motivazione, dato che la Corte di Appello aveva escluso la costituzione per destinazione della servitù sul fondo intermedio ritenendo erroneamente che non ricorresse il requisito dell'apparenza, sebbene gli stessi intimati riconoscessero che detto fondo (mapp. (OMISSIS)) fosse una "strada" di cui si servivano le sig.re V. per accedere, dal mapp. (OMISSIS) sub. (OMISSIS) cedutogli, al fondo G.- Z.; 5) la violazione dell'art. 1027 c.c. e art. 2725 c.c., comma 2, "per avere affermato l'inidoneità del teste L.", dato che la continuità dei fondi non deve intendersi in senso assoluto e l'esistenza di una striscia di terreno intermedia fra i fondi dominante e servente non esclude l'esercizio di una servitù, quando si accerti che non è mai stata di ostacolo all'esercizio del passaggio; ma sul punto non era stata considerata la deposizione "molto significativa" di detto teste, di cui era stata statuita l'"inidoneità soggettiva", non contemplata dall'art. 246 c.p.c., per escludere l'ammissibilità dei testi.
Gli intimati resistono.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In relazione al 1 motivo, assorbente rispetto agli altri, si osserva che la Corte di Appello, esclusa, in base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, la ricorrenza, nella "confessoria servitutis" di passaggio, di litisconsorzio necessario fra i titolari dei diversi fondi serventi, non sussistendo un unico rapporto inscindibile fra gli stessi, bensì distinti rapporti interdipendenti facenti capo a ciascuno di essi, e ritenuto, in ciò uniformandosi alla decisione S.C. n. 8949/00, che il riconoscimento della servitù di passaggio a carico del fondo non contiguo al dominante presupponga tuttavia l'esistenza anche di quella sul fondo ad esso contiguo (intermedio), che ne costituisce il presupposto logico per l'esercizio, "utilitas", ha poi affermato essere onere, nella specie non assolto, dell'attore in confessoria, cui è contestata la titolarietà del passaggio sul fondo intermedio, provarne l'esistenza.
Tale orientamento, non sembra però condivisibile nella verificatasi ipotesi in cui al ricorrente, riconosciuto titolare per usucapione della servitù di passaggio dal Tribunale, è stato eccepito in appello che in realtà il suo fondo, preteso dominante, non comprendeva una striscia di terreno, apparentemente a terzi, che si poneva come fondo intermedio fra le rispettive ragioni.
Infatti, proprio in applicazione del principio, costantemente ribadito da questa Corte, della pluralità dei rapporti intercorrenti con i diversi proprietari dei fondi serventi gravati dalla costituita o costituenda servitù di transito, come è da ritenersi consentito il separato, autonomo negoziale acquisto del diritto di passaggio su ciascuno degli stessi da parte del proprietario del fondo dominante per l'utilità anche futura (art. 1029 c.c., comma 1) del medesimo, che può dipendere, come nella specie, dall'assoggettamento di un fondo intermedio apparentemente ad un terzo; così non sembra sussistere idonea ragione per non estendere all'acquisto per usucapione detto principio e ritenere di conseguenza che per l'accertamento di tale originario diritto di passaggio su uno dei fondi serventi, non occorra fornire alcuna specifica prova della titolarità anche sugli altri (necessariamente già utilizzati per il passaggio e non costituenti, quindi, perlomeno di fatto, ostacolo dall'immediata "utilitas" della servitù) essendo sufficiente l'astratta possibilità di acquisirla perchè ricorra quantomeno il requisito dell'"utilitas" eventuale richiesta dalla menzionata norma;
salvo la prova da parte di chi la contesti di un'impossibilità in tal senso.
All'accoglimento dell'esaminato motivo, segue l'inerente cassazione dell'impugnata sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Torino affinchè applichi il menzionato principio e decida, anche per le spese della presente fase, fornendo adeguata motivazione.

P.Q.M.
 
Accoglie il 1^ motivo, assorbiti gli altri, cassa in relazione e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte di Appello di Torino.
Così deciso in Roma, il 5 marzo 2008.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2008






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