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Art 1177 cc
 
 Articolo 1177 del codice civile e la giurisprudenza di legittimità correlata, l'obbligazione di custodire effetto automatico dell'obbligazione di consegnare una caosa certa e determinata
 
 Art 1177 cc
Obbligazione di custodire.
[I]. L'obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna [1477, 1718, 1768, 1770, 1804].
 
Cassazione civile  sez. II 08 gennaio 2013 n. 267


In materia di vendita, il compratore il quale, lamentando vizi della merce acquistata, la restituisca al venditore e non ne accetti poi la riconsegna, può comunque agire, ove sia esclusa la sussistenza dei vizi e perciò la risoluzione del contratto, per la ripetizione dell'indebito, a norma dell'art. 2037 c.c., rinvenendosi il presupposto della traditio nel ricevimento da parte del venditore di cose ormai di proprietà dell'acquirente. Sulla parte venditrice, che riceva in restituzione la merce e non si liberi dall'obbligo di consegna mediante il deposito di cui all'art. 1210 c.c. o attraverso la procedura di vendita di cui all'art. 1211 c.c., grava un obbligo di ripetizione e/o custodia delle cose, ancorché essa si sia adoperata per il ritrasferimento alla parte acquirente e questa l'abbia rifiutato.


Cassazione civile  sez. III 03 febbraio 2012 n. 1619



L'affidamento ad un soggetto qualificato di capi d'abbigliamento per il loro lavaggio integra un contratto d'opera, che include ai sensi dell'art. 1177 c.c. l'obbligazione di custodire la merce fino alla riconsegna nei modi dovuti, per cui risponde di inadempimento all'accessoria obbligazione di custodia colui che si è obbligato alla relativa prestazione tipica del contratto concluso,qualora la merce consegnata va perduta o distrutta. In tal caso, il depositario è tenuto a provare, se la cosa va perduta o distrutta, di avere osservato la diligenza del buon padre di famiglia, ossia che la perdita o la distruzione è avvenuta per causa a lui non imputabile.


Cassazione civile  sez. III 11 novembre 2011 n. 23698


Va riconosciuta la responsabilità del gestore di una stazione di servizio per il furto di un veicolo, affidatogli da proprietario per il lavaggio, allorché il custode abbia lasciato l'automobile aperta e accessibile da chiunque con le chiavi inserite nel cruscotto.


Cassazione civile  sez. un. 28 giugno 2011 n. 14319




L'istituzione da parte dei comuni di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. f), d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l'assunzione da parte del gestore dell'obbligo di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, qualora l'avviso "parcheggio incustodito" sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice del merito, che, escludendo la configurabilità di una responsabilità "ex recepto" del gestore del parcheggio sorvegliato senza custodia sito in prossimità di una stazione della metropolitana milanese, aveva respinto la domanda posta nei suoi confronti dall'assicuratore dell'utente, ai sensi dell'art. 1916 c.c., per il recupero della somma versata al proprio assicurato a titolo di indennizzo).


Cassazione civile  sez. II 30 settembre 2009 n. 20995



In tema di appalto, l'esaurimento o lo scioglimento, per qualsiasi causa, del rapporto dà luogo, a carico dell'appaltatore, non solo all'obbligo di lasciare liberi gli immobili del committente sui quali avrebbero dovuto compiersi le opere, ma anche quello di restituire le cose mobili eventualmente ed a tal fine ricevute in consegna. Tale obbligazione, proprio perché derivante dal venir meno delle esigenze, in funzione delle quali si giustificava la detenzione di tali beni, non può che sorgere nel momento in cui tale cessazione si sia verificata; ne consegue, pertanto, che, fino a quando la stessa non sia stata comunque adempiuta, mediante la consegna all'avente diritto, l'appaltatore continua, nonostante la cessazione del rapporto principale di appalto, ad essere detentore dei beni in questione e, pertanto, tenuto alla relativa custodia (in applicazione del suesposto principio la Corte ha escluso che il fallimento dell'appaltatore liberasse lo stesso dall'obbligo di custodire i beni ricevuti in consegna, permanendo il solo obbligo di liberare l'area occupata dal cantiere).


Poiché l'obbligazione di consegnare una cosa determinata include, ai sensi dell'art. 1177 c.c., quella di custodirla fino alla consegna, risponde di inadempimento all'obbligazione accessoria di adeguata custodia - in relazione al furto avvenuto in un cantiere edilizio - l'appaltatore che non dimostri di avere adottato tutte le precauzioni suggerite dall'ordinaria diligenza, senza che possa rilevare l'avvenuta cessazione del rapporto principale di appalto (nella specie, per la risoluzione di diritto, ex art. 81 del r.d. n. 267 del 1942, a seguito della sottoposizione della committente a liquidazione coatta amministrativa), atteso che l'obbligo di custodia è correlato alla detenzione dei beni affidati all'appaltatore e non all'attualità del rapporto di appalto, al quale esso sopravvive.

Cassazione civile  sez. I 08 maggio 2009  n. 10599


Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 l. fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex art. 42 l. fall. e 559 c.p.c. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111, n. 1, l. fall.


Cassazione civile  sez. III 18 settembre 2008  n. 23845





Il prestatore d'opera, se conviene con il committente di prendere in consegna il bene per l'esecuzione della prestazione principale su di esso, assume, ai sensi degli art. 2222 e 1177 c.c., anche l'obbligo accessorio di custodirlo fino alla riconsegna, pure in caso di deposito a titolo gratuito o di cortesia. (Principio enunciato in fattispecie in cui un'auto, consegnata, per il lavaggio, dal suo proprietario al gestore di una stazione di servizio, era stata rubata mentre era parcheggiata sul piazzale del distributore, chiusa a chiave dal gestore che aveva riposto la chiave in una bacheca non chiusa ubicata nel locale della cassa, accessibile a chiunque, senza, perciò, che il depositario avesse adottato tutte le cautele idonee a superare la presunzione di colpa a suo carico).



Cassazione civile  sez. III 24 maggio 2007 n. 12089




Il mandato (o la commissione) a vendere, con deposito della cosa presso il mandatario (o il commissionario), comporta per quest'ultimo l'obbligo della custodia ai sensi dell'art. 1177 c.c., concorrendo in tal caso la causa del mandato (o della commissione) con quella del depositario, ancorché gli elementi di quest'ultimo contratto siano prevalenti, dovendo la disciplina della responsabilità del depositario in caso di perdita non imputabile della detenzione della cosa ex art. 1780 c.c. contemperarsi con quella del mandato. Ne consegue che la diligenza è quella del buon padre di famiglia e, in esplicazione del c.d. dovere di protezione, il custode è tenuto a predisporre tutto quanto necessario anche per prevenire fatti "esterni", quali il furto, che possano determinare la perdita della cosa.



Cassazione civile  sez. III 24 gennaio 2007 n. 1510




Poiché l'obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna, risponde di inadempimento all'obbligazione di adeguata custodia - in relazione alla responsabilità per furti e rapine - il custode che non offra la prova liberatoria, che non dimostri, cioè, di avere adottato tutte le precauzioni che le circostanze suggerivano secondo un criterio di ordinaria diligenza. (Fattispecie relativa alla mancata restituzione di gettoni e di monete, oggetto di rapina nei locali del gestore del servizio della manutenzione e della pulizia di cabine e di cupole telefoniche stradali).


Cassazione civile  sez. I 12 maggio 2006 n. 11005




La prova della mancanza di colpa per la perdita o il deterioramento della cosa locata, della quale l'art. 1588 c.c. (applicabile anche all'affitto di azienda, in quanto norma generale delle locazioni non incompatibile con la disciplina specifica dell'affitto, che della locazione è una species) onera il conduttore, deve essere piena e completa; con la conseguenza che, in caso di perdita o deterioramento dei beni derivante da un disastro naturale, non è sufficiente la prova di ciò, ma è necessario provare, più ampiamente, che il conduttore ha adempiuto diligentemente il suo obbligo di custodia (art. 1177, 1587, n. 1, e 1590, comma 1, c.c.), il quale non è assorbito dall'evento naturale, in considerazione della eventuale possibilità che il danno conseguente a quell'evento sia comunque prevenuto o impedito dalla diligente condotta dell'obbligato.




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