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Art 1180 cc adempimento del terzo
Articolo 1180 del codice civile, l'adempimento del terzo, annotato con la giurisprudenza di legittimità più rilevante e più recente
 
Articolo 1180 c.c.
Adempimento del terzo.

[I]. L'obbligazione può essere adempiuta da un terzo, anche contro la volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione [1674, 1717, 2232].

[II]. Tuttavia il creditore può rifiutare l'adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato la sua opposizione [1236].


Cassazione civile  sez. II 30 gennaio 2013  n. 2207



Ai sensi dell'art. 1180, comma 2, c.c., il rifiuto del creditore all'adempimento da parte del terzo, in presenza di opposizione del debitore (la quale deve essere, a sua volta, dettata da situazioni giuridiche legittimamente tutelabili e deve ispirarsi all'osservanza del principio generale di cui all'art. 1175 c.c.), non deve essere contrario a buona fede e correttezza; ne deriva che il giudice è abilitato a sindacare detta contrarietà ogni qualvolta il terzo alleghi e deduca in giudizio l'esercizio abusivo del rifiuto da parte del creditore (anche in relazione alla legittimità delle ragioni dedotte dal debitore a fondamento della manifestata opposizione), che abbia così impedito allo stesso terzo - legittimato ed interessato a soddisfare il credito per i rapporti intercorrenti con il debitore, di cui il creditore sia stato reso edotto - di pagare in sostituzione del debitore estinguendo l'obbligazione, in funzione della legittima tutela di propri eventuali diritti.


Cassazione civile  sez. VI 22 febbraio 2012 n. 2674



In tema di omologazione del concordato fallimentare, secondo la nuova disciplina di cui al d.lg. 9 gennaio 2006 n. 5, è ammissibile la proposta proveniente da un terzo e che contempli a suo favore, in sede di esecuzione, un'eventuale eccedenza contenuta nei limiti della ragionevolezza del valore dei beni trasferiti rispetto all'ammontare di quanto necessario per il pagamento dei crediti concorsuali, poiché essa realizza il giusto guadagno dell'intervento del terzo, che si accolla l'onere ed il rischio dell'operazione e non può dirsi agisca a scopo di liberalità; tale eccedenza è invero equiparabile alle spese necessarie all'esecuzione, da ritenersi giustificate, in analogia all'art. 504 c.p.c., ove così sia consentita la trasformazione del patrimonio del debitore negli strumenti volti al soddisfacimento dei creditori.

Cassazione civile  sez. III 05 dicembre 2011 n. 26019


In tema di assicurazione per la responsabilità civile, il danneggiato, che è soggetto estraneo al rapporto assicurativo ed è parte di un ben diverso rapporto con il danneggiante, è obbligato ad accettare il pagamento diretto dall'assicuratore (art. 1917 c.c.), invece che dal danneggiato, in forza della norma di cui all'art. 1180 c.c.


Cassazione civile  sez. lav. 15 novembre 2011 n. 23844



In ipotesi di interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro apparente con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali, rimanendo tuttavia salva l'incidenza satisfattiva di pagamenti eventualmente eseguiti da terzi, ai sensi del comma 1 dell'art. 1180 c.c., nonché dallo stesso datore di lavoro fittizio, senza che abbia rilevanza la consapevolezza dell'altrui debito, atteso che, nell'ipotesi di pagamento di indebito dal punto di vista soggettivo, il coordinamento tra gli art. 1180 e 2036 c.c. porta a ritenere che sia qualificabile come pagamento di debito altrui, ai fini della relativa efficacia estintiva dell'obbligazione (con le condizioni di cui al comma 3 dell'art. 2036 c.c.), anche il pagamento effettuato per errore.


Cassazione civile  sez. II 09 novembre 2011 n. 23354



L'adempimento del terzo, ai sensi dell'art. 1180 c.c., si realizza allorquando un soggetto diverso dal debitore effettua concretamente, in modo libero, spontaneo ed unilateralmente, il pagamento di quanto dovuto al creditore ovvero quella diversa prestazione dedotta in obbligazione. Ne consegue che l'adempimento del terzo deve avere carattere specifico e conforme all'obbligazione del debitore e non può, dunque, consistere in una generica disponibilità ad adempiere, tanto più se riguardi una non meglio specificata prestazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, nell'ambito di una controversia avente ad oggetto la cessione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare, aveva escluso che si potesse configurare un adempimento del terzo nella dichiarazione stragiudiziale di disponibilità al pagamento delle prestazioni del debitore cedente nei confronti del creditore ceduto effettuata dai cessionari del contratto anzidetto).

Cassazione civile  sez. I 17 febbraio 2011 n. 3916


In materia di mantenimento del figlio minore, i pagamenti spontaneamente eseguiti in favore del nipote dal nonno paterno producono l'effetto, di cui all'art. 1180 c.c., di estinguere anche contro la volontà della creditrice l'obbligazione del padre, e, quindi, di paralizzare la domanda proposta dalla madre, ai sensi dell'art. 2033 c.c., di ripetizione delle somme corrisposte per il mantenimento in epoca precedente all'introduzione della causa.


Cassazione civile  sez. lav. 23 settembre 2010 n. 20143


Nelle prestazioni di lavoro cui si riferiscono - prima dell’intervenuta abrogazione ad opera dell’art. 85, comma 1, lett. c) d.lg. 276/2003 - i primi tre commi dell’art. 1 l. 1369/1960 (divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro e nuova disciplina dell’impiego della manodopera negli appalti di opere e di servizi), la nullità del contratto fra committente ed appaltatore (o intermediario) e la previsione dell’ultimo comma dello stesso articolo - secondo cui gli stessi lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’imprenditore che ne abbia utilizzato effettivamente le prestazioni - comportano che solo sull’appaltante (o interponente) gravano gli obblighi in materia di trattamento economico e normativo scaturenti dal rapporto di lavoro, nonché gli obblighi in materia di assicurazioni sociali, non potendosi configurare una (concorrente) responsabilità dell’appaltatore (o interposto) in virtù dell’apparenza del diritto e dell’apparente titolarità del rapporto di lavoro, stante la specificità del suddetto rapporto e la rilevanza sociale degli interessi ad esso sottesi. Tale principio esclude una responsabilità concorrente dell’interposto, ma viene ad escludere altresì, con riguardo al disposto di cui all’art. 1180, comma 1, c.c., anche l’effetto liberatorio del pagamento del terzo quale deve ritenersi l’interposto.


Cassazione civile  sez. lav. 22 luglio 2010 n. 17223



Qualora i contributi previdenziali siano stati versati all'Inps da soci di una cooperativa e successivamente il giudice accerti l'interposizione fittizia della società nel rapporto di lavoro subordinato, in realtà svolto alle dipendenze di un altro soggetto, il suddetto versamento non estingue l'obbligo contributivo gravante su quest'ultimo; infatti, questo rapporto obbligatorio è diverso, per i soggetti e per la causa, da quello erroneamente ritenuto dai lavoratori, i quali hanno diritto alla ripetizione dell'indebito. Non è perciò invocabile dal vero datore di lavoro l'art. 1180 c.c., che, disciplinando l'adempimento del terzo, si riferisce a un unico rapporto di lavoro, estinto da persona diversa dal debitore.


Cassazione civile  sez. lav. 14 luglio 2010 n. 16547




Alla luce del disposto di cui all’art. 1180 c.c. deve ritenersi che l’obbligazione può essere adempiuta con effetti satisfattivi anche da un terzo; con riferimento ai pagamenti di contributi effettuati dal datore di lavoro fittizio (appaltatore o interposto), l’irripetibilità da parte dello stesso dei contributi già versati, non essendo possibile ritenere (ai sensi dell’art. 2036 c.c.) la scusabilità dell’errore sulla identità dell’effettivo debitore, e non potendosi consentire, nell’ottica di assicurare al lavoratore una maggiore protezione, che sia annullata la posizione contributiva costituita a suo favore da parte del datore di lavoro apparente. In ipotesi di interposizione nelle prestazioni di lavoro, non è configurabile una concorrente obbligazione del datore di lavoro apparente con riferimento ai contributi dovuti agli enti previdenziali; rimane, tuttavia, salva l’incidenza satisfattiva di pagamenti eventualmente eseguiti da terzi, ai sensi dell’art. 1180 c.c., comma 1, ivi compreso lo stesso datore di lavoro fittizio.

Cassazione civile  sez. lav. 09 aprile 2010 n. 8451



In tema di interposizione nelle prestazioni di lavoro, i pagamenti dei contributi da parte dell'intermediario (cosiddetto datore di lavoro apparente) hanno effetto estintivo del debito contributivo del datore di lavoro effettivo, totale o parziale, a seconda della loro entità e del regime contributivo del rapporto di lavoro effettivo e di quello apparente. I contributi versati sono irripetibili, sia perché non è possibile ritenere scusabile l'errore sull'identità dell'effettivo debitore, sia perché non si può consentire che sia annullata la posizione contributiva costituita in favore del lavoratore.


Cassazione civile  sez. I 11 settembre 2009 n. 19703



L'estinzione di debito di cui ad una ricevuta bancaria, effettuato da una banca per conto di un cliente, sull'erroneo presupposto che quest'ultimo le abbia conferito mandato, configurandosi come un pagamento non dovuto, in quanto il terzo che lo riceve non è creditore di chi lo effettua, è qualificabile come indebito soggettivo ex latere accipientis, al quale si applica la disciplina dell'indebito oggettivo, non assumendo alcun rilievo la circostanza che l'accipiens fosse effettivamente creditore della somma incassata, in quanto la fattispecie, dovendo essere riguardata dal punto di vista del "solvens", che non è debitore a nessun titolo né nei confronti dell'accipiens né nei confronti di altri, non si differenzia dal caso di nullità o inesistenza del titolo dell'obbligazione.




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