Ricerca

























avvocati_domiciliatari_diritto_civile.jpg
mod_vvisit_counterVisite Oggi1283
mod_vvisit_counterDal 12/06/0911589139

domiciliazioniprevprof.jpg

 CERCA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
art 4 l n 604 del 1966
L'art. 4 della l. n. 604 del 1966 annotato con la giurisprudenza di legittimità: il licenziamento discriminatorio e per rappresaglia 
 
 
Argomenti correlati










Art. 4. l. n. 604/1966

Il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dell'appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacabili è nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata (1).
(1) Vedi l'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108.



Cassazione civile    sez. lav. 14/03/2013 6501


L'allegazione, da parte del lavoratore, del carattere ritorsivo del licenziamento intimatogli non esonera il datore di lavoro dall'onere di provare, ai sensi dell'art. 5 della legge 15 luglio 1966, n. 604, l'esistenza della giusta causa o del giustificato motivo del recesso; solo ove tale prova sia stata almeno apparentemente fornita, incombe sul lavoratore l'onere di dimostrare l'intento ritorsivo e, dunque, l'illiceità del motivo unico e determinante del recesso.


Cassazione civile    sez. lav. 08/08/2011 n 17087


Il licenziamento per ritorsione, diretta o indiretta — assimilabile a quello discriminatorio, vietato dagli art. 4 della legge n. 604 del 1966, 15 della legge n. 300 del 1970 e 3 della legge n. 108 del 1990 — costituisce l'ingiusta e arbitraria reazione ad un comportamento legittimo del lavoratore colpito o di altra persona ad esso legata e pertanto accomunata nella reazione, con conseguente nullità del licenziamento, quando il motivo ritorsivo sia stato l'unico determinante e sempre che il lavoratore ne abbia fornito prova, anche con presunzioni. (Nella specie, la sentenza impugnata è stata cassata dalla S.C. la quale ha valutato come ritorsivo il licenziamento disciplinare della figlia rispetto alle rivendicazioni del padre, dipendente della medesima impresa, e al successivo contenzioso insorto).


Cassazione civile    sez. lav. 03/08/2011 n 16925

Il concetto di licenziamento discriminatorio, sancito dall'art. 4 l. n. 604 del 1966, dall'art. 15 l. n. 300 del 1970 e dall'art. 3 l. n. 108 del 1990, è suscettibile di interpretazione estensiva: l'area dei singoli motivi vietati comprende anche il licenziamento per ritorsione o rappresaglia, che costituisce l'ingiusta ed arbitraria reazione a comportamenti sgraditi all'imprenditore, quando quest'ultima rappresenti l'unica ragione del provvedimento espulsivo.


Cassazione civile    sez. lav. 28/03/2011 n 7046


Il divieto del licenziamento discriminatorio, sancito dall'art. 4 l. 604/1966, dall'art. 15 l. 300/1970 e dall'art. 3 l. 108/1990, deve essere interpretato in senso estensivo, di modo che l'area dei motivi vietati (il cui onere probatorio grava sul lavoratore) comprende anche il licenziamento per ritorsione, ossia intimato a seguito di comportarrienti risultati sgraditi al datore di lavoro.



Cassazione civile    sez. lav. 01/12/2010 n 24347


In tema di licenziamento, l'art. 3 della legge n. 108 del 1990, che estende ai licenziamenti nulli — in quanto discriminatori, ai sensi degli art. 4 della legge n. 604 del 1966 e 15 della legge n. 300 del 1970 — le conseguenze sanzionatorie previste dall'art. 18 della medesima legge n. 300 del 1970, qualunque sia il numero dei dipendenti ed anche a favore dei dirigenti, deve intendersi applicabile in genere ai licenziamenti nulli per illiceità del motivo determinante ed, in particolare, a quelli che siano determinati in maniera esclusiva da motivo di ritorsione o di rappresaglia.



Cassazione civile    sez. lav. 09/07/2009 n 16155



Il licenziamento intimato in ragione esclusiva della mancata adesione alla proposta di proseguire il rapporto di lavoro come socio lavoratore non rientra nell'area di tutela del licenziamento discriminatorio, dovendo escludersi la contrarietà del motivo, di carattere determinante, a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume ovvero ad altri scopi espressamente proibiti dalla legge.



Cassazione civile    sez. lav. 18/06/2008 n 16517


Il licenziamento determinato da motivi sindacali è viziato da nullità ai sensi dell’art. 4 l. n. 604/66, la cui previsione è applicabile, a norma dell’art. 11 della medesima legge, a tutti i rapporti di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, ed è idoneo a ledere l’interesse collettivo alla libertà ed all’attività sindacale, risultando perciò perseguibile dal sindacato con il procedimento previsto dall’art. 28 l. n.300/70, pur nell’inerzia dei dipendenti colpiti dal licenziamento.



Cassazione civile    sez. lav. 15/03/2006 n 5635

La norma dell'art. 3 l. 108/1990 sull'estensione ai licenziamenti nulli in quanto discriminatori di cui agli art. 4 l. 604/1966 e 15 l. 300/1970, delle conseguenze previste dall'art. 18 della medesima l. 300/1970, a prescindere dal numero dei dipendenti e anche a favore dei dirigenti, deve intendersi applicabile in genere ai licenziamenti nulli per illiceità del motivo e, in particolare, a quelli che siano determinati in maniera esclusiva da motivo di ritorsione o rappresaglia.
 
 
Argomenti correlati
 













Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 

 CERCA ANCORA IN QUESTO SITO

Ricerca personalizzata
Previdenza Professionisti | Diritto Penale | Diritto Amministrativo | Diritto di Famiglia